Industria veneta divisa tra rallentamento e ripresa

I dati del primo trimestre confermano un manifatturiero a velocità variabile Verona cresce trainata da export e occupazione, Vicenza ancora in negativo Padova, Treviso, Venezia e Rovigo segno più, ma pesa l’incertezza geopolitica

Eva Franceschini

Un timido risveglio dell'industria italiana, ma con velocità molto diverse, tra i territori del Veneto. Ad aprile, la produzione industriale nazionale torna, infatti, a mostrare segnali di vitalità: secondo l'Istat, l'indice destagionalizzato è aumentato dello 0,5% rispetto a marzo, mentre su base annua la crescita si attesta all'1,3%.

È il terzo incremento congiunturale consecutivo, sostenuto soprattutto dai beni strumentali (+6,4%) e dai beni intermedi (+1,8%), mentre continuano a soffrire l'energia (-2,7%) e i beni di consumo (-4,1%). Un dato che offre una boccata d'ossigeno a un sistema manifatturiero reduce da mesi difficili ma che, nel Veneto, continua a presentare profonde differenze territoriali. La fotografia più positiva arriva da Verona.

Nel primo trimestre del 2026, l'industria scaligera registra una crescita della produzione del 2,29%, con ordini in aumento dell’1,23% e occupazione in progresso del 2,63%. Tornano positive anche le vendite sia sul mercato italiano (+2,49%) sia su quello europeo, che segna l'incremento più significativo (+6,74%).

«Questi dati confermano la capacità delle imprese di continuare a produrre e competere anche in un contesto che resta complesso», osserva il presidente di Confindustria Verona, Giuseppe Riello. «È un risultato che va letto con realismo: la crescita c'è, ma convive con costi dell'energia elevati, pressione fiscale alta e una concorrenza internazionale che produce spesso in condizioni più favorevoli».

Riello rilancia, quindi, il tema della competitività europea: «Continuiamo a chiedere un'Europa che sia al fianco del mondo produttivo e un sistema Paese capace di intervenire in modo strutturale su energia e fisco. I numeri di questa indagine dicono con chiarezza che il basso tasso di crescita dell'Italia non dipende dalle imprese, che stanno facendo la loro parte. Ora ci aspettiamo che anche le istituzioni facciano la loro».

Di segno opposto, il quadro che emerge da Vicenza, dove la manifattura continua a navigare controcorrente. La 171ª indagine congiunturale di Confindustria Vicenza segnala infatti una contrazione della produzione dell'1,7%, peggiorando sia il dato del trimestre precedente (-0,2%) sia quello registrato un anno fa (-0,7%). È il terzo anno consecutivo in cui la produzione industriale vicentina resta in territorio negativo.

Calano anche le vendite interne (-3%) e quelle verso i mercati extra-Ue (-3,5%), mentre il mercato europeo rimane sostanzialmente fermo (-0,2%). «Alcuni fattori sono evidentemente fuori dal controllo delle imprese e della politica nazionale, a partire dalle guerre, dalle tensioni geopolitiche e dai rischi sulle rotte commerciali internazionali», sottolinea Barbara Beltrame Giacomello, presidente di Confindustria Vicenza.

«Ma proprio perché una parte dello scenario non dipende da noi, su tutto ciò che invece possiamo governare non ci sono più alibi. Il tempo delle attese, delle promesse e delle parole è finito». Per l'industria berica, il nodo principale resta quello energetico. «Serve un programma di medio e lungo periodo, tradotto in misure operative e verificabili. Le imprese hanno bisogno di sapere quale sarà il quadro energetico dei prossimi anni: costi, approvvigionamenti, autorizzazioni, infrastrutture», avverte Beltrame Giacomello.

Nel mezzo, si colloca il Veneto orientale, dove l'attività manifatturiera continua a crescere, ma con un ritmo decisamente più contenuto. Secondo l'indagine realizzata da Confindustria Veneto Est (che fonde Padova, Treviso, Venezia e Rovigo) e Fondazione Nord Est e pubblicata la settimana scorsa, nel primo trimestre la produzione aumenta dello 0,8% su base annua, dopo il +2,6% registrato alla fine del 2025. Migliorano fatturato (+1,1%), export (+0,2%) e ordini (+2,4%), mentre l'occupazione appare sostanzialmente stagnante (-0,1%). «Il dato sulla produzione nel primo trimestre, seppur ancora positivo, evidenzia come la frenata sia in corso. Il conflitto in Medio Oriente sta impattando sulle prospettive di crescita del territorio, alimentando una fase di estrema incertezza che è la reale situazione vissuta dalle nostre aziende - aveva spiegato Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est.

È proprio qui che si concentra, oggi, la maggiore incognita per la manifattura italiana. I dati Istat mostrano che la fase recessiva sembra essersi arrestata e che alcuni comparti stanno tornando a crescere. Ma tra tensioni geopolitiche, energia costosa e domanda internazionale ancora fragile, il rischio è che la ripresa resti troppo debole per trasformarsi in un vero ciclo espansivo.

 

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