Il lusso made in Friuli salpa sull’Orient Express del mare. Interna verso i 50 milioni
Il gruppo dell’arredamento ha lavorato per il maxi yacht di Accor-Lvmh
Oggi conta su sei società all’estero, la prima aperta nel 2010 a Shanghai
È la più grande azienda del mobile della provincia a controllo 100% familiare

Una scala elicoidale in vetro curvo e acciaio, un pavimento che sembra di legno ma è costruito accostando due marmi diversi e arredi in pelle realizzati da sapienti mani artigiane scandiscono alcuni degli spazi a bordo dell’Orient Express Corinthian, il veliero più grande e lussuoso mai costruito al mondo. Commissionata da Chantiers de l’Atlantique per il gruppo Accor e gestita da Orient Express in partnership con Lvmh, la nave è lunga 220 metri: ospita spazi comuni affiancati da 54 suite che possono accogliere 110 passeggeri, affidati alle cure di 170 membri dell’equipaggio.
Alla costruzione dell’esclusiva imbarcazione, che si distingue per le sue grandi vele rigide in titanio, ha lavorato il meglio dell’architettura, dell’ingegneria e della manifattura globale. Una rete di competenze che ha fatto tappa a Tavagnacco, in Friuli, al quartier generale del gruppo Interna, artefice di quattro spazi a bordo: La Terrasse, Main Stair, Pool Lounge e Marina Bar.
«Per questa commessa Chantiers de l’Atlantique ha svolto una selezione rigorosissima degli arredatori. Ci hanno chiesto referenze, lavori realizzati, competenze specifiche. Alla fine l’abbiamo spuntata per alcune delle aree più prestigiose della nave» racconta, seduto nel suo ufficio, il fondatore e presidente di Interna, Diego Travan, che guida l’azienda insieme alla moglie Derna Del Stabile, lei collegata dalla Francia, impegnata a seguire uno dei tanti cantieri – 30 quelli attualmente in portafoglio – in giro per il mondo. Dall’hotellerie ai grandi alberghi, dalle navi alle residenze di lusso, passando per le boutique dell’haute couture. Interna opera in diversi settori che coprono svariate geografie, «una strategia», raccontano i coniugi Travan, «che ci consente di crescere assicurandoci da eventuali scossoni».
Dal 2021 a oggi, Interna è passata da 20 milioni di ricavi ai 50 previsti per il 2026, con un Ebitda margin che storicamente si attesta tra il 3 e il 5%, destinato a crescere, nelle intenzioni della proprietà – 100% ancora in mano ai Travan, condizione che ne fa la più grande realtà del mobile in provincia di Udine controllata interamente dalla famiglia fondatrice –, grazie al livello sempre più alto delle commesse, che porta con sé una maggiore redditività.
Decisivo anche il presidio diretto dei mercati, con sei società operative all’estero. Alla prima, aperta nel 2010 in Cina, a Shanghai, sono seguite Francia, Regno Unito, Singapore, Germania e Stati Uniti. «L’obiettivo successivo sarebbe stata Dubai», fa sapere l’imprenditore, «ma visto il momento preferiamo aspettare e consolidare le filiali esistenti». Non uffici commerciali, ma vere e proprie società operative, controllate al 100% da Interna. «Quella di essere presenti direttamente all’estero è una scelta strategica che sta pagando. Puntiamo a un modello di business replicabile e scalabile. Il cuore dell'azienda resta a Tavagnacco, dove abbiamo il brand, il know-how, il management, la supply chain, il sistema informativo e le modalità di gestione, ma quando si opera in progetti complessi all’estero bisogna essere presenti sul posto», puntualizza Travan, cui fa eco Del Stabile: «Noi non spediamo semplicemente sedie e tavoli. Realizziamo progetti molto complessi, dove bisogna coordinarsi con altre imprese, risolvere problemi in cantiere, intervenire rapidamente se qualcosa non funziona. È impossibile gestire lavori di questo tipo a diecimila chilometri di distanza». Come in Cina, dove Interna sta lavorando alle prime due navi da crociera mai realizzate nel Paese.
Travan usa una metafora, pescando dal suo passato nel calcio, di cui è ancora grande appassionato – «il mio primo mestiere, 52 anni fa, è stato fare l'allenatore nel mio paesino (Gradisca d’Isonzo)» – per spiegare la strategia di internazionalizzazione del gruppo.
Olanda, 1974. «Una squadra indimenticabile: giocava il calcio totale. I difensori attaccavano, gli attaccanti difendevano. Un calcio bellissimo, a viso aperto. Lo “predicavo” ai miei ragazzi in campo allora, lo ripeto in azienda oggi. In Cina siamo andati a viso aperto: anziché chiuderci in difesa, di fronte all’inizio dell’invasione dei prodotti cinesi, siamo andati nel loro Paese a fare il lusso che non sanno fare. Senza quell’azzardo», continua Travan, «forse oggi non saremmo qui a parlarne».
Momenti, scelte e un pizzico di fortuna, determinanti anche per la nascita di Interna, “figlia”, si può dire, della scuola Snaidero. A 28 anni Travan era infatti il direttore del segmento contract: valeva circa il 10% dei ricavi del gruppo friulano produttore di cucine che decise però di chiuderlo per una scelta strategica. Travan ne raccolse l’eredità, sollecitato da alcuni ex clienti: «Mi dissero: vai avanti, il lavoro te lo diamo noi».
Supportato dalla moglie, che all’epoca faceva l’insegnante, il giovane manager fece due conti: «Con il Tfr potevamo sopravvivere un anno». Il primo ufficio lo aprì a Manzano, nell’area dell’ex triangolo della sedia. «Era il 2 maggio 1989. Entrai e mi chiesi: ora che faccio?». Una domanda rimasta sospesa per poche ore. «La sera mi chiamò un ex cliente Snaidero e mi propose il primo lavoro. È iniziata così».
Oggi il portafoglio di Interna è riassunto in diversi, massicci volumi in pelle, che raccontano per immagini l’evoluzione della società friulana e le sue più belle commesse. Due per tutte: Villa Feltrinelli sul lago di Garda e il Bmw Welt di Monaco di Baviera. Progetti ingegnerizzati a Tavagnacco e poi realizzati in ogni fase, fino all’allestimento in cantiere, possibili grazie alle competenze tecniche e artigianali che Interna tiene insieme con 100 dipendenti diretti e centinaia di maestranze esterne, sempre più difficili da trovare. Non a caso, nel piano industriale che traguarda i prossimi cinque anni, il gruppo punta a crescere in modo considerevole, anche attraverso operazioni di M&A con cui portare in casa quel saper fare che qui è il sale del business.
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