De Angeli Prodotti: «La nostra corsa continua ma è dura trovare lavoratori»

In tre anni l’azienda è salita da 225 a 307 milioni di ricavi. Luca Mora: «L’innovazione ci spinge»

Luca Piana

 

Non è facile trovare, in Italia, un’azienda capace di crescere con la velocità della De Angeli Prodotti di Bagnoli di Sopra, nella Bassa Padovana. Nel 2022 era a 225 milioni di euro di fatturato, l’anno successivo era salita a 239, poi a 268, per arrivare nel 2025 a 307 milioni di euro. Anche per questo 2026, la previsione è di crescere ancora a doppia cifra. «In questo momento nel mondo è in corso un processo di elettrificazione, un trend caratterizzato da grandi investimenti infrastrutturali, che tende ad essere indipendente da come vanno i cicli dell’economia e nel quale noi cerchiamo di ritagliarci un ruolo crescente grazie alle nostre tecnologie», racconta Luca Mora, il proprietario e amministratore dell’azienda.

«La domanda è enorme»

Davanti a lui, nel quartier generale di Bagnoli accanto allo stabilimento, c’è un espositore con alcuni di questi: i cavi conduttori per le linee dell’alta tensione, talvolta combinati con la fibra ottica oppure con la portante in fibra di carbonio, oppure bimetallici con al centro un filo d’acciaio, non separabili e dunque non interessanti per i ladri, visto che non possono essere fusi. Ma non basta, perché i conduttori costruiti dalla De Angeli sono utilizzati anche nei trasformatori e nei motori elettrici: in rame o in alluminio smaltati, oppure avvolti in nastri isolanti, o ancora “trasposti”, come vengono chiamati quelli costituiti da un gruppo di fili di rame rettangolari, smaltati e poi nastrati per creare una sorta di corda, rettangolare anch’essa, utilizzata per gli avvolgimenti nei trasformatori di potenza.

«La domanda è enorme ma non sempre per prodotti di alto valore aggiunto, come quelli che ha senso produrre qui in Italia, dove i costi dell’energia e del lavoro sono elevati. Per questo cerchiamo di fare la differenza, studiando soluzioni tecnologiche con gli ingegneri dell’ufficio tecnico, che può vedere lì», spiega Mora, indicando una trentina di giovani in un open space con pareti in vetro. «Investiamo sempre più in Ricerca e Sviluppo, in nuova ingegneria, nella collaborazione con i clienti, i fornitori e le università per mettere a punto prodotti ad alta tecnologia».

Dal brevetto al mercato

L’imprenditore, piemontese d’origine, milanese di studi, ormai padovano d’adozione essendo arrivato qui dal 2000, mostra un cavo conduttore per l’alta tensione chiamato Accm, realizzato con diversi strati intrecciati e sovrapposti: «Al posto dell'acciaio come portante del conduttore ci abbiamo messo la fibra di carbonio, leggera e resistente ma anche più costosa», spiega. «Aiuta a risolvere molti problemi perché spesso, per non dover realizzare una nuova linea, con tutte le difficoltà connesse tra autorizzazioni e tempi tecnici, puoi utilizzare i tralicci che hai già, potenziando più rapidamente la linea elettrica». In investimenti di questo genere, i clienti non vogliono mai rischiare troppo con le novità e i tempi di introduzione delle nuove tecnologie sono lunghi: «Lo abbiamo brevettato nel 2006 e il primo grande contratto è del 2019, dopo tutte le prove tecniche, i tempi di omologazione, quelli necessari per convincere i clienti. Adesso però è uno dei prodotti più interessanti della nostra azienda. Genera circa il 10 per cento del fatturato, una quota in grande crescita».

La rivoluzione delle reti

In un’azienda che in questi ultimi anni ha saputo mantenere il margine operativo lordo (ebitda) stabilmente attorno all’8 per cento dei ricavi e una posizione di cassa molto solida, un grande impulso è arrivato, naturalmente, dagli investimenti che vengono fatti sulle reti di trasmissione dell’elettricità, per far fronte alla crescente domanda di energia. «Pensi che Terna, il proprietario della rete elettrica in Italia, ha 70.000 chilometri di rete e la sta in gran parte rivoluzionando per farla crescere adeguatamente. Lo stesso accade anche in Europa e noi lavoriamo con la gran parte delle società che gestiscono le reti elettriche europee», continua l’imprenditore, spiegando che oggi la rete elettrica non deve essere solo più flessibile e sicura ma anche più «magliata», come la definisce: «Una volta c’erano alcune centinaia di centrali di generazione che poi trasmettevano l’elettricità su tutta la rete. Adesso, con le rinnovabili, i punti di generazione sono centinaia di migliaia e questo fa nascere numerosi colli di bottiglia, che si possono superare investendo sulla rete, costruendo nuove linee, sottostazioni, trasformatori, che richiedono continuamente innovazioni».

Se il Pnrr ha dato una spinta agli investimenti sulle reti elettriche, così come a quelli sulle reti ferroviarie (De Angeli ha realizzato i conduttori per l’alta velocità in Nord Italia), la fine del piano non troncherà i lavori in corso, che continuano a crescere in tutto il mondo, non solo in Europa, dove l’azienda padovana è più concentrata: «Un mercato importante ad esempio è la Norvegia, dove siamo diventati fornitori della società statale Stattnet con una particolare tecnologia che viene utilizzata per permettere alle linee elettriche di attraversare i fiordi. L’anno scorso, per produrre una bobina con un cavo lungo 5 chilometri e pesante 50 tonnellate, abbiamo dovuto rivoluzionare un nostro capannone, rinforzando le fondamenta e sollevando il tetto per estrarla una volta terminata», racconta Mora. «Cito la Norvegia perché è stata un’impresa da record. Anche organizzare la logistica per arrivare fino lì non è stato per nulla semplice, si figuri che i cavi vanno consegnati in aree spesso molto isolate, dove il cliente per realizzare i tralicci deve spesso costruire nuove strade. Pensare di passare con i camion su strade di quel genere è quasi incredibile».

Il rinvio americano

Per riuscire a soddisfare le richieste del mercato, ormai orientato alla transizione energetica, De Angeli Prodotti si sta allargando in aree contigue allo stabilimento padovano (che conta oggi oltre 100.000 metri quadri di area produttiva), dopo aver sospeso, almeno per il momento, i piani per costruire un nuovo impianto di produzione degli Stati Uniti, coltivati per poter seguire al meglio il boom degli investimenti in corso fra data center e nuovi impianti di produzione elettrica: «Ci ha fatto sospendere il progetto l’incertezza sui dazi e abbiamo deciso di concentrare la produzione qui, servendo anche il mercato americano. Nei due anni in cui abbiamo coltivato l’idea, abbiamo fatto scouting e conosciuto molti possibili clienti, quindi non è stato tempo buttato».

«Qui c’è cultura industriale»

I grandi investimenti necessari per spostare l’asticella sempre più in alto, sia dal punto di vista tecnologico che produttivo, comportano anche un continuo impegno nella ricerca di personale, condotto da Daniela Maschio, chief financial officer e responsabile delle risorse umane di un gruppo che negli ultimi cinque anni ha raddoppiato i dipendenti, raggiungendo quota 543. «Complessivamente sono contento del territorio dove lavoriamo, ci sono tutte le condizioni per fare bene, una cultura industriale diffusa, buone università che formano ragazze e ragazzi che da noi possono lavorare su produzioni d’avanguardia, fondi per la ricerca sia europei che italiani. Ovviamente i problemi non mancano, come il costo dell’energia, che penalizza le imprese energivore come la nostra, oppure come la difficoltà nel trovare personale, che sentiamo noi come tutto il territorio, ma che soffriamo in modo particolare perché abbiamo la necessità di ampliare il numero dei nostri dipendenti», racconta Mora. L’imprenditore mette a fuoco diversi aspetti, che riguardano sia la necessità di far convivere in fabbrica culture molto diverse («abbiamo 22 nazionalità», dice), sia il lavoro a ciclo continuo dei macchinari, che comporta un turno notturno non sempre amato dalle nuove generazioni, nonostante faccia lievitare la retribuzione di un neo assunto, privo di formazione, a 1.800-1.850 euro netti per 13 mensilità.

Interventi di sistema

«Queste difficoltà ci hanno spinto a innovare, riadattando ad esempio alcune funzioni dal punto di vista ergonomico per renderle adatte alle lavoratrici donne, che ormai sono un numero significativo», continua l’imprenditore, «tuttavia questa emergenza non può essere affrontata senza allargare il bacino delle persone che possono venire a lavorare qui, sia dall’estero, sia da aree non proprio vicine a noi». Qui nasce l’esigenza di interventi di sistema sulle abitazioni («A Padova il boom degli appartamenti dedicati agli affitti brevi ha spinto molte persone a venire a vivere fuori città e oggi trovare casa anche qui, vicino a noi, non è facile») e sui percorsi di integrazione degli immigrati (che prevedono anche corsi di italiano in azienda): «Siamo orgogliosi di creare buoni posti di lavoro, ben retribuiti, di lungo termine, questa è la nostra bussola e uno dei motivi per fare industria. Anche per questo non dobbiamo essere troppo preoccupati dall’immigrazione ma dobbiamo darci da fare per integrare le persone che arrivano da fuori, formarle e far sì che possano lavorare con noi. Solo così l’industria può continuare a crescere e prosperare».

 

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