Il sogno americano delle carte Modiano «Vogliamo entrare nei casinò di Las Vegas»

Nel 2026 i ricavi della fabbrica triestina torneranno sopra i 10 milioni di euro, riavvicinando i tempi record del Covid. Dopo un ciclo di investimenti si cercano nuovi mercati

Diego D’amelio

 

Chiudere il 2026 tornando sopra i 10 milioni di ricavi e sedendosi ai tavoli dei grandi casinò americani. Modiano accelera dopo un 2025 già in netto miglioramento e prova a raccogliere i risultati del ciclo di investimenti, che in quattro anni ha portato nello stabilimento di San Dorligo della Valle circa cinque milioni di euro fra nuove macchine, automazione e stampa digitale per la produzione di carte da gioco e cartotecnica.

La storica fabbrica triestina fondata nel 1868 ha archiviato il 2025 con 9 milioni di ricavi, il 13,8% in più rispetto ai 7,9 dell’anno precedente. Ancora più sostenuta la crescita della redditività: l’Ebitda è salito a circa 1,4 milioni, migliorando del 44%, con un margine del 15% sul fatturato. L’utile netto si è fermato invece a 123 mila euro, appesantito dagli ammortamenti legati agli investimenti.

Il record resta quello del 2021, quando durante il Covid i ricavi raggiunsero 11,6 milioni: le chiusure avevano paradossalmente favorito il gioco domestico. Dopo la flessione successiva, ora l’azienda vede consolidarsi la ripresa: «Il primo semestre 2026 è cresciuto del 15% rispetto allo scorso anno e il portafoglio ordini è buono», spiega il presidente Stefano Crechici. «Puntiamo a superare i 10 milioni».

Modiano produce carte da poker e regionali, ma anche tarocchi e mazzi destinati ai giochi di società in scatola come il Trivial Pursuit. Il digitale consente inoltre di produrre economicamente tirature più piccole. Accanto alle francesi e alle numerose carte regionali italiane cresce così il segmento dei mazzi personalizzati: produzioni per marchi come Gucci e Bottega Veneta, edizioni limitate, carte realizzate per matrimoni e bomboniere, prodotti per aziende e franchise. «È un mercato molto interessante che stiamo coprendo bene», dice Crechici. E alla produzione di carte si affianca la cartotecnica industriale ereditata da Grafad, oggi incorporata in Modiano, che realizza packaging per settori molto diversi, dagli impianti idraulici all’alimentare.

A sostenere il nuovo salto dimensionale sono soprattutto gli investimenti. Nel 2025 la società ha speso poco più di un milione fra macchinari e software, rafforzando l’automazione dello stabilimento. «Dal 2022 abbiamo investito circa 5 milioni», ricorda Crechici, citando la macchina per la stampa digitale, il nuovo impianto per il packaging e il potenziamento delle linee di taglio. L’obiettivo è arrivare a un processo il più possibile continuo: stampa sui due lati, taglio, cellophanatura, inserimento nell’astuccio e palletizzazione. «Cerchiamo di far lavorare la testa e non le mani»: agli addetti restano il controllo degli impianti, la grafica, la stampa e la supervisione delle linee.

La prossima frontiera è soprattutto geografica. Circa metà dei ricavi viene realizzata in Italia: il bilancio quantifica in 4,8 milioni le vendite domestiche, 2,9 milioni quelle nell’Unione europea e 1,3 milioni quelle extra Ue. Modiano ha una posizione particolarmente forte in Grecia, mentre fra i mercati esteri si consolidano Stati Uniti, Germania e India. Crechici è appena rientrato da Las Vegas, dove ha partecipato alla fiera dedicata al settore dei casinò.

Negli Stati Uniti Modiano vende già ai poker club, ma adesso l’obiettivo è entrare direttamente anche nel mercato dei grandi casinò. «Ci stiamo confrontando con alcuni distributori. Serviamo già molti casinò in Europa e in Sud America». Si tratta di un prodotto più complesso rispetto al mazzo ordinario: il dorso deve essere progettato per ridurre il rischio di contraffazioni e ogni fornitura viene personalizzata con il nome della casa da gioco.

È una partita giocata in un settore mondiale iper concentrato. Molti produttori sono stati acquisiti nel tempo dalla multinazionale belga Cartamundi; tra gli indipendenti restano, oltre a Modiano, Piatnik a Vienna, la giapponese Angel e la trevigiana Dal Negro. Una nicchia globale nella quale anche le materie prime diventano un elemento strategico. «Il cartoncino è peggio della benzina», scherza Crechici: quello specifico per le carte da gioco viene prodotto da pochissime cartiere e i prezzi, spiega, sono aumentati del 55-60% rispetto al periodo pre Covid. «Cerchiamo di non ribaltare tutti gli aumenti sul cliente finale», afferma il presidente.

L’azienda nasce nel 1868 con Saul David Modiano, arrivato da Salonicco a Trieste e inizialmente attivo nella produzione di cartine per sigarette. Per circa 120 anni l’impresa resta nelle mani della famiglia Modiano, attraversando tre generazioni: dal fondatore Saul al figlio Ettore, fino alle figlie di quest’ultimo, che mantengono la proprietà attraverso i rispettivi mariti. La svolta arriva nel 1987. La famiglia decide di cedere l’azienda, ma con una condizione precisa: evitare la vendita a un concorrente che avrebbe potuto chiudere lo stabilimento e trasferire altrove la produzione.

A rilevare il ramo delle carte da gioco è la realtà cartotecnica Grafad guidata dal padre di Stefano Crechici insieme ai suoi soci. Modiano trasferisce la produzione all’attuale stabilimento di San Dorligo della Valle. Oggi Crechici controlla l’intero capitale assieme alla madre. Per il presidente, però, la proprietà resta legata soprattutto a un’idea di testimone da portare avanti: «Sento questa azienda come un’eredità non solo di mio padre, ma della storia di Trieste. Mi considero un detentore pro tempore: Modiano c’era molto prima di me e mi auguro che ci sarà molto tempo dopo».

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