Il rilancio di Cicli Olympia con Lombardo Bikes

Prosegue l’integrazione dopo l’acquisizione da parte del gruppo siciliano che punta a costruire un polo della bicicletta a capitale interamente italiano. Obiettivo: crescita media annua del 10%, anche consolidando i mercati esteri

Alessandro Cesarato

 

A Piove di Sacco (Padova) la bicicletta è una storia industriale che attraversa generazioni. Dal 1959 Cicli Olympia ha qui il proprio centro produttivo. A un anno e mezzo dall’acquisizione da parte di Lombardo Bikes, l’integrazione tra l’impresa veneta e il gruppo siciliano punta a costruire un polo della bicicletta a capitale interamente italiano.

«Cicli Olympia, fondata nel 1893, è una delle eccellenze nel mondo delle biciclette. Stiamo creando un polo industriale di questo settore a capitale totalmente italiano, anche internalizzando tutte le fasi della produzione» esordisce Emilio Lombardo, amministratore delegato di Lombardo Bikes. Olympia progetta e produce circa 50 modelli tra bici da corsa, mountain bike ed e-bike. I prodotti di punta sono le bici elettriche e le mountain bike sportive di fascia premium, rivolte a chi cerca un prodotto esclusivo, italiano e di qualità. Oltre il 30% viene venduto all’estero.

L’acquisizione del 100% di Cicli Olympia è stata annunciata nel marzo 2025. I dati del 2023 davano Lombardo Bikes a 34 milioni di euro di fatturato e Olympia oltre i 17 milioni. L’operazione, sostenuta da un finanziamento di Intesa Sanpaolo assistito dalla garanzia Sace, amplia l’offerta nei comparti mountain bike, gravel, corsa ed e-bike.

La storia di Olympia comincia a Milano, dove Carlo Borghi fonda il marchio nel 1893, inizialmente dedicato a biciclette e motocicli. Nel 1959, con il passaggio alla famiglia Fontana, la produzione si trasferisce in Veneto. Lombardo Bikes nasce invece nel 1952 a Buseto Palizzolo, in provincia di Trapani, per iniziativa di Gaspare Lombardo, padre dell’attuale amministratore delegato. Il mercato, intanto, è cambiato.

«Il periodo del Covid è stato molto positivo per il nostro settore. Dopo il sole ci sta un po’ di pioggia» osserva Lombardo, ricordando come dal 2023 il comparto abbia risentito dell’eccesso di materie prime e prodotti finiti nei magazzini dei produttori europei. «Adesso, onestamente, ci sono segni di ripresa».

La risposta passa dall’aggiornamento dei prodotti e dell’organizzazione. Olympia ha rinnovato i software gestionali, sta rivedendo gli spazi interni e meccanizzando alcuni processi. È inoltre in avvio un canale digitale b2b. Parallelamente, lavora a nuove motorizzazioni e telai, puntando a differenziare le bici senza rinunciare a qualità, cura dei dettagli e innovazione. L’acquisizione è stata anche l’occasione per riportare in Italia alcune fasi produttive.

«Abbiamo internalizzato la verniciatura e l’assemblaggio delle ruote, lavorazioni che prima venivano svolte all’estero, perché crediamo fortemente nel valore aggiunto della manodopera italiana» spiega Lombardo. Non soltanto ampliare la gamma, dunque, ma recuperare lavorazioni e competenze, con ricadute dirette sul sito piovese. Il gruppo punta a valorizzare il marchio senza cancellarne la specificità, mantenendo il legame con il ciclismo sportivo.

«Nessuno stravolgimento, ma migliorare quanto di buono Olympia ha fatto» è la linea indicata da Lombardo, che aggiunge: «Le aziende sono fatte da uomini». La Saccisica offre competenze artigianali e metalmeccaniche, fornitori vicini e una posizione logistica favorevole tra Padova, Venezia, Treviso e i porti. Resta però la difficoltà di trovare personale tecnico qualificato. La sfida è mantenere competitività e margini in un mercato più selettivo, difendendo la qualità e migliorando l’efficienza. L’obiettivo dichiarato è creare la massima sinergia con la casamadre e raggiungere una crescita media annua del 10%, consolidando i mercati esteri e rafforzando il marchio.

La continuità si misurerà in investimenti, prodotti e lavoro nello stabilimento piovese. È questo il punto economico che interessa l’area padovana. La nascita di un polo nazionale della bicicletta può offrire maggiore massa critica per sviluppare tecnologia, presidiare i mercati internazionali e mantenere all’interno della filiera competenze che altrimenti rischierebbero di disperdersi.

 

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