Il controllo di Snaidero passa in mano pubblica: Friulia e Invitalia al 64%

È stato sottoscritto nei giorni scorsi un nuovo aumento di capitale per un totale di 7 milioni. Alla crescita dei due soci istituzionali corrisponde la diluizione del fondo CCR di DeA Capital

Maura Delle Case
Un modello di cucina della Snaidero di Majano
Un modello di cucina della Snaidero di Majano

Il controllo della Snaidero di Majano passa in mano pubblica. Nei giorni scorsi è stato infatti sottoscritto un nuovo aumento di capitale del valore di 7 milioni di euro che ha visto partecipare i tre principali azionisti della società friulana produttrice di cucine: il Fondo CCR di DeA Capital, Invitalia e Friulia, con le ultime due che, sommate le rispettive quote, si trovano oggi a detenere circa il 64% delle quote.

L’operazione è volta, da un lato a consolidare la struttura finanziaria della società, dall’altro a garantire le risorse necessarie per finalizzare gli investimenti, anche produttivi, previsti dal nuovo piano industriale.

Si tratta di un passo fondamentale nell’ottica di rilancio dell’azienda che da tempo sta vivendo una situazione di difficoltà, sfociata alla fine dell’anno scorso nella decisione dei vertici aziendali, presa e poi sospesa, di chiudere il reparto di verniciatura.

Un epilogo evitato grazie a una serrata trattativa con le organizzazioni sindacali e la Regione che ha portato all’attivazione di un anno di contratto di solidarietà per tutti i 275 lavoratori.

Messa in sicurezza l’occupazione, l’azienda ha ora il tempo per dar corpo alle strategie del nuovo piano industriale, che trova parte delle risorse necessarie nel nuovo aumento di capitale, partecipato, con una quota di circa 2,3 milioni ciascuno, dal fondo CCR di DeA Capital, e dagli investitori istituzionali di matrice pubblica: Invitalia (l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, controllata al 100% dal ministero dell’Economia e delle Finanze) e Friulia (la Finanziaria della Regione Fvg).

L’operazione delinea una nuova configurazione dell’assetto societario. In particolare, Friulia incrementa significativamente la propria partecipazione, salendo dal 7,5% a circa il 30% del capitale; Invitalia mantiene la propria quota di circa il 34% mentre si diluiscono il fondo CCR, passando dal 48% a circa il 36%, ed Edi Snaidero, che dal 2% scende allo 0,5%.

Il rafforzamento patrimoniale operato attraverso l’aumento testimonia la fiducia dei soci nel percorso intrapreso dal gruppo. La compagnia esce da un 2025 difficile, durante il quale la produzione ha lavorato a singhiozzo, una media di due giorni alla settimana. In attesa dei conti, già quelli relativi al 2024 mostravano segnali di difficoltà: la società di Majano aveva chiuso l’anno con 49,2 milioni di ricavi contro i 52 del 2023, con un risultato ante imposte negativo per -6,3 milioni (leggermente migliorato rispetto ai -9,9 milioni dell’anno precedente) e un’ultima riga ancora negativa per 6,8 milioni(10,8 nel 2023). Conti che avevano impattato in modo significativo sulla performance del gruppo che aveva mandato in archivio il 2024 con 93,5 milioni (contro 109 milioni), con un risultato ante imposte negativo per 7,7 milioni (contro -10,7) e con una perdita netta di 8,5 milioni (contro - 10,8).

Lunedì prossimo il sindacato incontrerà i vertici aziendali, recentemente rinnovati con la nomina di Dante Giacomelli nel ruolo di Coo che ha affiancato il Ceo Alessandro Trivillin. Nell’occasione si farà il punto sul contratto di solidarietà la cui richiesta è stata inviata al ministero competente, come detto per 12 mesi, dal 17 febbraio 2026 al 16 febbraio 2027. Oltre a verificare il buon esito della richiesta, l’incontro di lunedì sarà anche l’occasione per valutare ulteriori possibili interventi.

Tra questi un’ipotesi è quella di aprire una procedura di licenziamento collettivo, che la trattativa sul destino della verniciatura ha permesso di evitare, ma che ora potrebbe essere presa in considerazione con presupposti diversi, vale a dire su base volontaria.

Potrebbe cioè essere aperta una finestra, forse incentivata, per uscire dall’azienda, ma su alzata di mano. Un modo soft per alleggerire il carico della forza lavoro sull’azienda, ma senza strappi.

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