Midj, il fondatore pronto per il passaggio del testimone ai figli

Vernier: «Al Salone del Mobile per incontrare i clienti esteri». L’export vale metà dei 24 milioni di ricavi, il 40% è contract

Maura Delle Case

Un tavolo e una sedia. Il primo disegnato da Paolo, la seconda da Rudy. Padre e figlio. Un tandem che al Salone del Mobile di Milano ha anticipato il passaggio generazionale al quale si prepara Midj, l’iconico brand dell’arredamento fondato nel 1987 da Paolo Vernier. Alla vigilia dei 40 anni dell’impresa, che ha sede a Cordovado, e dei suoi 80, l’imprenditore parla di futuro: «Il mio prossimo progetto è compiere il passaggio generazionale».

Cedere il testimone ai figli Miriam e Rudy, che il destino si può dire ce l’avevano segnato da sempre – il nome dell’azienda è infatti la crasi delle due lettere iniziali e delle due finali dei loro nomi – e che per altro sono già da tempo inseriti in azienda. Vernier, che la presiede, annuncia l’obiettivo dallo stand allestito in fiera con il consueto sforzo immaginifico che caratterizza il brand pordenonese: una cascata di tessuti dei colori dell’iride avvolge lo spazio facendo da quinta ai prodotti dell’azienda, tra bestseller e novità.

Su tutti “Pelleossa”, il primo prodotto disegnato da Rudy, una seduta rivestita in pelle senza giunti. Una delle sei nuove proposte presentate al Salone da Midj, tra tavoli, sedie e imbottiti, in parte disegnati in casa, in parte affidati alla matita di designer esterni che collaborano con l’azienda sposandone l’identità: «Moderna, colorata, sorprendente» per dirla con il presidente. Esclamativa, come lo stand al Salone, «grande cento metri in più dell’anno scorso – evidenzia Vernier – perché alla fiera crediamo. Abbiamo provato a fare solo il Fuorisalone e ci siamo resi conto che non funziona. Almeno non per coltivare i clienti internazionali. Così, nel 2025 siamo tornati a Rho e siamo soddisfatti della scelta».

I mercati esteri per Midj pesano circa il 50% dei ricavi, con Francia, Stati Uniti, Corea, Svizzera e Spagna tra i principali mercati oltre confine. «Ma siamo presenti in 80 Paesi del mondo» evidenzia con soddisfazione Vernier. Una lunga lista che ha visto ultimamente aggiungersi anche l’India.

L’azienda ha chiuso il 2025 in leggera contrazione, di circa il 3% sul fatturato del 2024, che era stato pari a 24,4 milioni, con un risultato ante imposte di 1,2 milioni e un utile netto di 880 mila euro.

Nel 2025 circa il 40% dei ricavi è stato generato da commesse per il contract. Un settore che Midj frequenta già da diversi anni e che l’ha vista firmare diverse forniture di prestigio, tra le altre per il museo Enzo Ferrari a Modena e per il locale milanese Da Vittorio Café Louis Vuitton. Una lista di “referenze” che nel 2025 si è allungata ancora.

«Abbiamo fatto diverse cose, una particolarmente bella per il ristorante e le camere dell’hotel Tofana a Cortina» fa sapere ancora Vernier, che evidenzia il ruolo sempre più importante del contract per le aziende del settore, non a caso oggetto di un padiglione dedicato previsto per il Salone del Mobile 2027.

«Il contract diventerà sempre più rilevante e continuerà a crescere nel tempo. Parallelamente, la tendenza di mercato che osservo indica un progressivo ridimensionamento dei piccoli negozi retail. Questo fenomeno è legato sia a una questione di costi, sia a un cambiamento nei gusti e nei comportamenti dei consumatori» dichiara il presidente. «Oggi, chi deve arredare una casa raramente procede in autonomia: si affida sempre più spesso a designer e architetti, delegando a loro sia la progettazione sia la selezione dei prodotti. Di conseguenza – continua l’imprenditore – anche noi stiamo orientando le nostre energie verso questo target, considerando architetti e progettisti come i clienti strategici del futuro».

In questa logica, l’azienda ha investito nel corso dell’ultimo anno importanti risorse sia in produzione che sul portale B2B per gestire gli ordinativi. «Abbiamo adottato un configuratore grafico dal quale è possibile inoltrare direttamente l'ordine ed evitare tutta la complessità delle interpretazioni di un listino che ha un numero rilevantissimo di personalizzazioni era diventato complesso da gestire» conclude Vernier.

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