Icop rilancia su Trevi: l’offerta aumenta del 24,1%
La società friulana alza il corrispettivo dell’Ops a un valore di 5,165 euro. Gli azionisti avranno tempo fino al 20 novembre per consegnare i loro titoli ed entrare nel gruppo che i Petrucco stanno ampliando con varie acquisizioni

Dopo aver incontrato i sindacalisti e i delegati di Trevi a Cesena, per spiegar loro il progetto per l’azienda cesenate e soprattutto averli rassicurati sulla tenuta occupazionale nel territorio, ieri i vertici di Icop hanno rilanciato l’Ops, alzando il corrispettivo a 0,165 azioni ordinarie Icop per azione Trevi, che equivalgono a una valorizzazione “monetaria” di 5,165 euro. Superiore del 24,1% rispetto al corrispettivo originariamente offerto, che era pari a 0,133 azioni Icop per ogni azione Trevi portata in adesione, e che equivale a un premio del 49% rispetto al prezzo dell’azione Trevi alla data di riferimento dell’Ops il 26 giugno 2026.
Non molla Icop. La società di Basiliano, player di riferimento nell’ingegneria del sottosuolo, tira dritto. Determinata a giocarsi fino all’ultimo la partita, con la convinzione che l’ingresso di Trevi nel gruppo costituirebbe un booster importante per la crescita della compagnia con sede a Basiliano, nell’hinterland udinese. Una realtà fino a pochi anni fa completamente famigliare – a fondarla e guidarla ancora oggi sono i Petrucco – che dal 2024 ha iniziato a cambiar pelle, pur nel solco della sua storia, aprendo il capitale al mercato (dal luglio 2024 è quotata a Piazza Affari, dove il titolo ha registrato un apprezzamento di circa il 400% rispetto al prezzo di Ipo) e dando corso a diverse operazioni M&A, che l’hanno portata ad acquisire, nel 2025, Palingeo, società di Carpenedolo nel Bresciano, e Agh negli Usa, a firmare un accordo per il controllo della leccese Ediltunnel, e ora a tentare la “scalata” a Trevi.
Un tentativo che si è rivelato, strada facendo, più complesso del previsto con la discesa in campo di Webuild, colosso romano delle costruzioni, che a ruota dell’Ops di Icop ha lanciato un’Opa proponendo un prezzo di 4,50 euro ad azione Trevi consegnata. Icop ha scelto di rilanciare proprio alla vigilia della partenza dell’offerta concorrente, che prenderà il via lunedì, alzando il proprio corrispettivo a 5,165 euro. Con il rilancio di ieri, l’offerta di Icop supera dunque quella di Webuild e al momento pure il prezzo di Trevi (4,84 euro ieri alla chiusura di Piazza Affari), protagonista nelle ultime settimane di un piccolo rally in borsa, spinto dalla competizione.
Il nuovo corrispettivo è calcolato sulla base del prezzo ufficiale Icop del 26 giugno, pari a 31,30 euro. In caso di adesione totalitaria, agli azionisti Trevi verrebbero assegnate 10,82 milioni di nuove azioni Icop, pari a circa il 25% del capitale della società friulana. Finora, però, le adesioni sono state molto limitate: nei primi sei giorni dell’Ops erano state presentate 5.151 azioni, pari allo 0,007855% del totale. Il rilancio porta anche a un nuovo calendario: il periodo di adesione, inizialmente previsto fino al 16 ottobre, è stato allineato a quello dell’offerta concorrente di Webuild e si chiuderà alle 17.30 del 20 novembre.
Al centro resta il progetto industriale. Secondo Icop, l’integrazione con Trevi porterebbe alla nascita di un operatore internazionale con un backlog combinato superiore a 2,2 miliardi e ricavi pro forma oltre il miliardo nel 2025. A partire dal quarto anno dal perfezionamento dell’Ops, il gruppo stima inoltre 120-140 milioni di ricavi aggiuntivi all’anno e 55-75 milioni di Ebitda. Un contributo che dovrebbe arrivare dall’integrazione industriale, dalle economie di scala e dalla possibilità di rafforzare ulteriormente ricerca, sviluppo e innovazione.
È anche questa la differenza che Icop mette sul tavolo rispetto all’offerta di Webuild. Aderendo all’Ops – evidenzia nella nota diffusa ieri – gli azionisti Trevi non uscirebbero dal capitale (come in caso di adesione all’Opa lanciata da Webuild), ma diventerebbero azionisti del nuovo gruppo integrato, partecipando quindi alla creazione di valore attesa dal progetto industriale.
Il rilancio comporta anche un nuovo passaggio societario per Icop. Il Cda è stato convocato il 29 settembre per adeguare l’aumento di capitale deliberato alle nuove condizioni dell’Ops, aumentando l’importo nominale massimo e il numero massimo di azioni.
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