Danieli, utile a 230 milioni e ordini per oltre sei miliardi
Il gruppo di Buttrio chiude l’esercizio con profitti in crescita del 5%. Migliorano anche i margini di Abs, che riesce a ridurre le perdite. Per il nuovo anno atteso un aumento del fatturato, cedola di 0,31 euro

Nonostante uno scenario internazionale ancora fortemente segnato da tensioni e incertezze, il Gruppo Danieli chiude l’esercizio annuale terminato il 30 giugno scorso con un utile in crescita del 5%, a 230 milioni di euro, e un portafoglio ordini che supera i sei miliardi. Il bilancio consolidato approvato ieri dal consiglio di amministrazione, presieduto da Alessandro Brussi, certifica una riduzione dei ricavi, che passano da 4,2 a 3,83 miliardi e un Ebitda stabile a 438,9 milioni (contro 437,8 milioni) per chiudere con 230 milioni all’ultima riga, in crescita sui 220 milioni dell’anno prima. Il minor fatturato – spiega l’azienda nella nota diffusa a margine del board – si lega soprattutto al diverso andamento delle commesse nel plant making, settore nel quale sono stati avviati contemporaneamente numerosi progetti ad alta redditività, che nelle prime fasi si concentrano però soprattutto negli uffici tecnici, mentre acquisti e lavorazioni dei componenti arrivano successivamente.
Sul fronte patrimoniale e finanziario, Danieli chiude l’esercizio con una posizione finanziaria netta adjusted positiva per 1,02 miliardi di euro, in aumento dai 691 milioni del 2024/2025. Cresce anche il patrimonio netto, che passa da 2,75 a 2,97 miliardi. La cassa generata nell’esercizio è stata sufficiente a coprire gli investimenti e le spese di ricerca e sviluppo.
Dentro questi numeri si muovono le due anime del gruppo: plant e steel makng. Il comparto dell’ingegneria e costruzione di impianti per la produzione di metalli resta la forza motrice del gruppo con 2,78 miliardi di ricavi contro 3,12 miliardi del 2024/2025, con un Ebitda di 367,6 milioni rispetto ai 384,1 milioni precedenti e con un risultato operativo di 210,8 milioni e un utile netto di 237,9 milioni.
Sul fronte steel making, vale a dire la produzione di acciai speciali con la società Acciaierie Bertoli Safau (Abs), i numeri sono migliorati sensibilmente, anche se l’ultima riga è ancora in perdita: a fronte di ricavi pressoché invariati, a 1,06 miliardi, l’ebitda è salito a 71,3 milioni (contro 53,7 milioni), il risultato operativo è tornato positivo a 10 milioni (-17,8 milioni l’esercizio precedente), mentre si è considerevolmente ricotta la perdita netta, passata da 30,2 a 7,5 milioni. La produzione venduta di acciai speciali è rimasta stabile, intorno a 1,1 milioni di tonnellate, con un obiettivo, per il nuovo esercizio, di riportare alla massima capacità i forni al servizio dei laminatoi di barre, vergella e sfere.
Sul fronte degli ordini, il dato di giugno conferma la solidità del plant making e le opportunità legate alla trasformazione della siderurgia. Gli oltre 6 miliardi di backlog comprendono 362 milioni di steel making, contro i 271 milioni dell’anno precedente. E il dato non tiene conto di alcuni ordini importanti per i quali è già stata avviata l’ingegneria di base, in attesa della definizione dei finanziamenti da parte dei clienti, così come la quota di circa 300 milioni dell’ordine infragruppo per il nuovo Digimelter di Abs a Pozzuolo del Friuli.
È qui che si gioca una parte importante della partita tecnologica del gruppo. Danieli sta spingendo sulle soluzioni per ridurre costi ed emissioni nella produzione dell’acciaio, dal Direct Rolling agli impianti di riduzione diretta Energiron, fino al Digimelter. Tecnologie che stanno trovando spazio sui mercati internazionali proprio per la combinazione fra costi di investimento, costi operativi e riduzione delle emissioni. Mercati che Danieli, conservando la sua forte e indiscutibile matrice friulana, presidia direttamente con società in Europa e Asia, centri di servizio negli Stati Uniti, in Brasile, Egitto, Turchia e Ucraina. Il gruppo conta 10. 088 dipendenti, di cui una consistente parte lavora in Fvg, dove, considerato anche gli indotto, gli occupati si attestano a 4.200.
Per l’esercizio annuale che chiuderà nel giugno 2027, Danieli prevede ricavi fra 3,9 e 4,2 miliardi, un Ebitda fra 430 e 450 milioni, una Pfn adjusted fra 1 e 1, 1 miliardi e un portafoglio ordini fra 5,8 e 6 miliardi. Nel plant making l’attesa della multinazionale è di avere maggiori ricavi e un risultato operativo in linea o migliore rispetto all’esercizio appena chiuso. Nello steel making il grupo punta invece su un leggero aumento dei volumi e su un ulteriore miglioramento della marginalità. Restano sul tavolo il costo dell’energia e la debolezza della domanda europea.
Oltre all’approvazione del bilancio consolidato, il cda ha proposto all’assemblea dei soci, convocata per il prossimo 28 ottobre, un dividendo di 0,31 euro per le azioni ordinarie e 0,3307 euro per quelle di risparmio, per complessivi 22,9 milioni di euro. La cedola numero 48 sarà staccata il 23 novembre, con pagamento dal 25 novembre. Una distribuzione sostanzialmente in linea con quella dello scorso esercizio, mentre resta alta la quota di risorse destinata a ricerca e innovazione. In linea con il passato. L’azienda ricorda infatti che negli ultimi dieci anni oltre l’85% degli utili è stato reinvestito in nuovi impianti.
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