I ponteggi sospesi di Pilosio conquistano Manhattan

Il sistema FlyDeck è stato impiegato per restaurare la Tower 5 a Times Square. L’azienda friulana, rilevata nel 2021 dalla trevigiana Euroedile, ha chiuso il 2025 a 28,7 milioni, in crescita del 21,9 per cento grazie a una forte espansione all’estero, che oggi pesa oltre un terzo dei ricavi

Maura Delle Case

 

Da Tavagnacco a Times Square. Porta la firma di Pilosio, storica azienda friulana produttrice di ponteggi e casseforme, una delle soluzioni adottate per il restauro della Tower 5, il grattacielo di 32 piani e 175 metri che domina lo skyline tra la 41ª e la 42ª strada di Manhattan, a New York. L’intervento riguarda la monumentale hall d’ingresso dell’edificio, attraversata ogni giorno da oltre 5.000 persone tra dipendenti, manager e visitatori: Pilosio, con le sue avanzate soluzioni di ponteggio, ha reso possibile il ripristino del soffitto senza interrompere il transito e l’attività degli uffici ospitati nel grattacielo. Per farlo è stato utilizzato il sistema sospeso FlyDeck: una struttura ancorata al soffitto, anziché appoggiata a terra, che ha permesso di realizzare un piano di lavoro di oltre 100 metri quadrati di superficie lasciando completamente libera la hall sottostante. È stato così ricavato un secondo livello temporaneo, sotto il quale il flusso delle persone è proseguito regolarmente, mentre sopra le squadre hanno potuto lavorare in sicurezza. «Vedere la nostra tecnologia, nata a Tavagnacco, applicata nel cuore pulsante di New York è motivo di straordinario orgoglio per tutta la nostra squadra», ha dichiarato Nereo Parisotto, presidente di Pilosio, l’azienda che ha acquisito nel 2021 attraverso la trevigiana Euroedile e che in quattro anni ha rilanciato, risultati alla mano.

Quando Parisotto è arrivato a Tavagnacco, Pilosio era in grave difficoltà: il fatturato si era ridotto a circa 3,5 milioni , i dipendenti a 36. Nel 2025 i ricavi sono diventati 28,76 milioni, in crescita anno su anno (+21,9% rispetto ai 23 milioni del 2024), l’organico è salito a 146 persone. Ma è soprattutto la geografia dei mercati che racconta la nuova via imboccata da Pilosio che ha visto crescere in misura esponenziale il business oltreconfine, passato dai 6,21 milioni di fatturato del 2024 ai 10,89 milioni del 2025, con un balzo del 75,4% che ha portato la quota export a pesare il 36,8% del turnover complessivo.

Una crescita costruita in particolare sui mercati extraeuropei e sui prodotti ad alto contenuto tecnologico, a partire da FlyDeck che Parisotto ha presentato personalmente ai potenziali clienti esteri, decidendo di metterci la faccia nel momento più duro, in un contesto geopolitico infuocato reso ancor più incandescente dai dazi americani. Parisotto ha fatto la valigia ed è volato in Giappone, poi in Usa, a presentare l’avanzato sistema di ponteggio sviluppato a Tavagnacco, convinto di poter superare l’ostacolo dazi grazie alla competitività del sistema, al suo portato di innovazione tecnologica. Ha avuto ragione. FlyDeck è stata adottata tanto a Tokyo, per il ripristino della Tokyo Capital Expressway, che a New York, un risultato al quale, ieri, ha applaudito anche il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, complimentandosi dal suo profilo social con Pilosio per la bella commessa. Che è poi una delle tante, perché in parallelo a Giappone e Usa, l’azienda si è fatta strada anche negli Emirati, ad Abu Dhabi, dove il sistema di ponteggio è stato impiegato per l’atrio del Guggenheim, e a Dubai, per il nuovo Dubai Exhibition Center, lo Ski Dubai e la pista di pattinaggio del Dubai Mall.

Il salto internazionale è il risultato della scelta di Parisotto di investire sulla ricerca e sviluppo. Forte di oltre quarant’anni di esperienza nel settore, iniziata a 17 anni come ponteggiatore, l’imprenditore trevigiano ha trasformato il proprio know-how di cantiere in soluzioni ad alta specializzazione come FlyDeck, IXI Truss, sistema capace di sostenere fino a 500 chili per metro quadrato, e BlueSky, sviluppato per la tutela ambientale nei lavori di idrodemolizione di ponti e viadotti.

«Il segreto non è rincorrere i mercati, ma anticiparli. Se oggi siamo a +75% all’estero e lavoriamo sui cantieri più complessi del mondo conclude – è perché non ci siamo limitati a produrre ponteggi, ma abbiamo inventato soluzioni che prima non esistevano».

 

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