Agrusti (Confindustria Alto Adriatico): «Electrolux, in ottobre piano per salvare Porcia»

Agrusti, Confindustria Alto Adriatico: «Posta in gioco alta, è tempo di lottare». «Progetto complementare che condividiamo con azienda e sigle sindacali». «Finest e Friulia non bastano, la Regione diventi vero partner industriale»

Maurizio Cescon

 

C’è un piano complementare, da condividere con l’azienda e con i sindacati, per salvare lo stabilimento di Porcia dell’Electrolux, senza tagli al personale e ai volumi di produzione delle lavatrici. Ma i dettagli, a cui sta lavorando Confindustria Alto Adriatico, saranno resi noti in ottobre. Non poteva non essere la crisi dell’elettrodomestico, che ha investito pesantemente il Friuli con il piano presentato dalla multinazionale svedese che prevede almeno 260 esuberi nel sito di Porcia e la dismissione delle lavasciuga, destinate alla Thailandia, il focus della conferenza stampa del presidente Michelangelo Agrusti, prima della pausa ferragostana.

«Noi a Pordenone sappiamo fare elettrodomestici. Sono la nostra cultura industriale e riteniamo siano una parte del nostro futuro. Non abdichiamo a questa competenza», ha puntualizzato Agrusti. Il progetto dovrà misurarsi con le attuali condizioni di mercato e con i costi di produzione, ma punta a verificare concretamente la possibilità di mantenere e sviluppare capacità produttiva. Resterà inoltre in campo qualunque sia l’esito del piano lacrime e sangue presentato l’11 maggio da Electrolux: si tratta infatti di una proposta distinta, destinata ad avere un proprio percorso di confronto con azienda, sindacati e, se opportuno, Ministero e Regione.

«Non è detto che abbia successo, ma faremo di tutto perché possa avere concrete possibilità di realizzazione», aggiunge Agrusti. Il tavolo di confronto proprietà-sindacati al Mimit a Roma riprenderà il 3 settembre, quando si entrerà nel vivo delle varie problematiche, dai volumi per ciascun stabilimento (a Nordest c’è anche Susegana dove si realizzano frigoriferi) al destino della fabbrica di Cerreto d’Esi. A proposito di siti Electrolux, per quello di Porcia, che oggi occupa solo una parte dell’area, mentre ampie superfici già infrastrutturate restano inutilizzate, «si deve valutare la possibilità di trasformarlo in un polo capace di accogliere attività diverse. Una prima possibilità potrebbe essere ricercata nella stessa galassia Wallenberg, verificando l’interesse a localizzare a Porcia nuove produzioni».

La conferenza stampa è stata occasione per portare all’attenzione numerose questioni. A partire dalla situazione generale che, nel territorio di Confindustria Alto Adriatico, ovvero le province di Pordenone, Gorizia e Trieste, vede «alcuni dati positivi, con un tessuto economico che dimostra vitalità e forza, nonostante un mondo disordinato, con la crisi degli Usa e la guerra in Ucraina, e la minaccia economica e commerciale della Cina. Il futuro andrà gestito e molte risposte dovranno venire dall’Europa», osserva il presidente.

E proprio l’Ue è stata al centro di una riflessione di più ampio respiro. «La crisi del bianco è parte di un problema europeo più vasto: automotive, tessile, mobile e altre filiere stanno affrontando riduzioni produttive e occupazionali», aggiunge Agrusti, «e rendono necessario raccordare le diverse realtà coinvolte: le forze del lavoro e le forze dell’impresa sono sulla stessa barca. Alla sfida globale bisogna rispondere con una forza globale». Da qui la proposta di costruire una mobilitazione europea con imprese e lavoratori delle aree investite dalle crisi della manifattura. Le vertenze locali mantengono la loro importanza, ma la sede nella quale va rivendicata la volontà di mantenere la produzione a Pordenone, a Trieste, in Italia e nel continente è per Agrusti l’Europa. «Serve un fronte solidale, questo è anche il tempo della lotta: è un termine desueto per un’organizzazione di imprenditori, ma rende bene la posta in gioco».

Sul fronte triestino la principale situazione di crisi riguarda Start Tech, ex Flextronics. «Il tavolo ministeriale resta aperto, con CAA al lavoro insieme alla Regione per individuare una nuova prospettiva capace di valorizzare le competenze ancora presenti nello stabilimento. È importante poter dare una chance al sito», osserva Agrusti, consapevole che una soluzione non sarà facile da trovare. All’interno della strategia per una nuova politica industriale Agrusti pone un tema destinato ad aprire il confronto, ovvero il ruolo dell’intervento pubblico nell’economia. «Finest e Friulia», spiega, «rimangono importanti ma non sono più sufficienti. Occorre valutare forme di partecipazione pubblica nelle quali il soggetto istituzionale non operi semplicemente come finanziatore, ma possa diventare partner dell’impresa con una prospettiva anche di medio periodo. Mi riferisco alle grandi aziende italiane partecipate dallo Stato – da Fincantieri a Leonardo, Eni ed Enel – nelle quali il pubblico esercita una funzione imprenditoriale. Credo che anche la Regione possa attrezzarsi per un’idea di questo genere».

Tra le condizioni necessarie per rendere competitivo il territorio nel medio periodo ci sono logistica e infrastrutture. «Il porto di Trieste, superata l’attuale fase di difficoltà dei traffici, può assumere sempre più il ruolo di hub logistico dell’intero sistema dell’Alto Adriatico, integrandosi con la rete dei retroporti e degli interporti di Gorizia e Pordenone», ha concluso Agrusti, che ha infine parlato dell’inaugurazione dei Workers hotel, il primo a Ponterosso e del successo del progetto Ghana.

 

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