Arianna Zanetti: «Portiamo la qualità di Hausbrandt nelle case degli italiani»

La presidente e ad: «Risposte positive dai primi test,  stiamo trattando con molte catene della Gdo». Nello storico mercato Horeca focus su Stati Uniti e Asia

Luca Piana

Negli ultimi anni, quando l’aumento dei prezzi del caffè crudo ha messo in difficoltà i torrefattori e fatto crescere il costo della tazzina nei bar, alla trevigiana Hausbrandt invece di strapparsi i capelli hanno iniziato a vedere un’opportunità: «Per tanto tempo, con i prezzi molto bassi, con la nostra qualità sarebbe stato improponibile andare sugli scaffali dei supermercati. Quando però le quotazioni hanno iniziato a salire e i concorrenti sono stati costretti ad aumentare i loro prezzi, abbiamo capito che si poteva aprire uno spazio anche per noi», racconta Arianna Zanetti, che un anno fa è stata indicata dal papà Martino Zanetti come presidente e amministratrice delegata della storica azienda, fondata nel 1892 a Trieste da Hermann Hausbrandt e portata a Nervesa della Battaglia da Martino, che l’acquistò negli anni Ottanta.

Da allora Hausbrandt si è affermata nel mondo, puntando su ristoranti, pasticcerie, caffè, alberghi, la clientela che in gergo si chiama Horeca. Il legame sempre ribadito da Martino Zanetti con la storia del caffè in Italia e con Trieste – il marchio è tuttora Hausbrandt Trieste 1892 – e di pari passo la volontà di stare ai vertici del mercato in termini di qualità hanno portato le miscele dell’azienda in alcuni luoghi simbolo, alberghi quali Villa d’Este sul lago di Como, il Peninsula di Hong Kong, l’Hyatt di Abu Dhabi, istituzioni culturali quali La Fenice di Venezia, l’Opera di San Pietroburgo, gli Uffizi di Firenze.

Ora, con la stessa ambizione, Arianna Zanetti punta al grande pubblico delle case degli italiani, entrando nei supermercati: «Il primo passo è stato prendere un manager che si è sempre occupato di grande distribuzione, affidargli il compito di definire una strategia e stringere i primi accordi. Abbiamo definito i primi contratti ma siamo in trattativa con molte catene, iniziando dal Nord Italia, e puntando sulla fascia medio-alta», dice la presidente, seduta in una sala riunioni della fabbrica trevigiana, a pochi metri dalle linee di produzione.

Le aspettative sono alte. Hausbrandt ha fatto negli ultimi anni ingenti investimenti, lanciando i mono-origine (Colombia, Honduras e Brasile, tutti 100 per cento arabica), le miscele gourmet, bio, il decaffeinato, i pacchetti soft, le capsule, creando quella varietà di prodotto che oggi è essenziale per affermarsi in un mercato dove il caffè è diventato uno stile di vita.

«Inizieremo a sostenere l’arrivo nella grande distribuzione anche a livello di marketing, stiamo mettendo in piedi una struttura che se ne occuperà, e puntiamo a tutto il mercato italiano, non soltanto al Nord», spiega Arianna Zanetti, che preferisce però non rivelare gli obiettivi che l’azienda si è posta in termini di crescita dei ricavi.

Su un gruppo che nel 2025 ha fatturato 105,5 milioni, dai 96 dell’anno precedente, il caffè vale l’80 per cento, mentre il resto è diviso fra la birra Theresianer, il prosecco e i vini Col Sandago, lo champagne Martin des Orsyn. «Quello che le posso dire, per il momento, è che anche nel 2026 stiamo crescendo. Tra un anno, o più probabilmente fra tre, potremo giudicare quanto l’arrivo nella grande distribuzione avrà inciso sulle dimensioni del gruppo e se saremo contenti», dice la presidente.

«I primi test che abbiamo fatto hanno dato risposte positive e, come mi piace fare, una volta stabilite delle linee guida su come condurre questa nuova esperienza, ho dato carta bianca ai manager su come portare avanti progetti. Se non avessimo fiducia in loro, non sarebbero qui».

Naturalmente anche per Hausbrandt la corsa dei prezzi del caffè verde non è stata facile da affrontare. «Non è certamente stato un periodo semplice. A nostro favore ha giocato il fatto che siamo un gruppo molto coeso a livello di persone. I nostri agenti si sono fidati e hanno avuto il coraggio di fare quello che dovevano, andando dai clienti a spiegare le nostre ragioni. Tutti si sono comportati come una famiglia, che ognuno ha il dovere di proteggere. Abbiamo anche assunto una consulente esterna che ci ha aiutato a lavorare sui mercati internazionali e ha trasmesso le sue conoscenze all’interno, in modo che adesso abbiamo l’expertise necessaria», racconta Arianna Zanetti.

La marginalità è rimasta stabile, con un Ebitda al 9,1 per cento del fatturato, così come la quota di export, che nel caffè rappresenta il 50 per cento delle vendite, con Grecia, Balcani e Germania tra i principali mercati esteri: «Ora stiamo lavorando con particolare attenzione sugli Stati Uniti, stiamo ampliando progressivamente la nostra presenza attraverso l’apertura di nuovi clienti e siamo già presenti in alcune location di prestigio. Parallelamente guardiamo con interesse all’Asia, dove abbiamo avviato il nostro percorso partendo da Hong Kong», continua Zanetti.

Accanto al caffè, come detto ci sono gli altri prodotti. Anche qui il lavoro da fare non è poco. «Con la birra ovunque andiamo vinciamo un premio. La nostra fortuna è avere un mastro birraio bravissimo, appassionato, che fa il suo lavoro con il cuore», racconta Zanetti. L’obiettivo è far crescere i vari prodotti, con vino e champagne che, in generale, non stanno vivendo un momento di mercato facile, causa il calo dei consumi: «Anche le nuove normative hanno inciso, a cena le persone hanno paura di bere un bicchiere in più quando si mettono al volante. Comunque abbiamo prodotti meravigliosi, con un’offerta molto varia. Ci credo moltissimo e per questo è nostra intenzione provare a spingerli un po’ di più».

 

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