Gpi fa entrare l’intelligenza artificiale nei servizi sanitari del Nordest

Il gruppo sta realizzando in Veneto e Friuli Venezia Giulia il nuovo sistema trasfusionale che in base ai dati genetici può indicare la sacca di sangue giusta per ogni paziente

Sandro Moser

Dopo aver visitato il paziente il medico si mette al computer, riempie i campi con i dati anagrafici e sanitari, riepiloga le osservazioni fatte durante la visita, scrive la diagnosi e indica la terapia. Ma tutto questo, grazie a Eleanor, presto farà parte del passato. Eleanor è uno dei progetti di intelligenza artificiale che il gruppo trentino Gpi, leader nei sistemi informativi per la sanità, sta sviluppando. Il progetto prevede l’adozione di una tecnologia “speech-to-action” basata sull’Ai conversazionale, che registrando e rielaborando tutto in diretta consente la compilazione automatizzata della documentazione ambulatoriale, integrandosi direttamente con le cartelle cliniche elettroniche. Il medico alla fine verifica e firma. E ha guadagnato un 30 per cento di tempo da dedicare alla visita.

Gpi è stato fondata nel 1988 da Fausto Manzana, 67 anni, che attualmente ne è azionista di maggioranza e presidente esecutivo. Quotata a Piazza Affari, opera in 70 paesi. Il perimetro aziendale conta 28 controllate e decine di partecipate, con 7.800 dipendenti e 9.000 clienti. Il gruppo trentino ha chiuso il 2025 con ricavi per 546,2 milioni (più 7%), un Ebitda di 113,5 milioni (più 8,5%), un utile netto di 15,2 milioni (più 5,6%). Il 23,9% dei ricavi è stato generato all’estero, con una crescita del 17,6%. Dall’Europa (Francia, Austria, Germania, Spagna) derivano 92,6 milioni, dai Paesi extra-Ue (Usa, Messico, Regno Unito, Arabia) 37,8 milioni.

Con diverse piattaforme Gpi copre l’amplissimo spettro dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali della pubblica amministrazione, dalla gestione amministrativa a quella dei Cup fino alla gestione dei reparti più delicati: terapie intensive, anestesie, sale operatorie.

Un esempio significativo di sistema informativo diagnostico è quello sviluppato per la rete regionale di anatomia patologica del Veneto, una gara vinta nel 2023 e completata in 18 mesi. Il sistema mette in un’unica rete, con un unico database, i 12 laboratori di analisi delle aziende sanitarie venete, a cui fanno riferimento oltre 800 professionisti (patologi, biologi, tecnici di laboratori).

Un altro esempio, in corso di realizzazione in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, è il nuovo sistema trasfusionale, un settore chiave con centinaia di punti di prelievo. La piattaforma EmoLife gestisce l’intera filiera del sangue, dalla donazione alla trasfusione ed è interfacciabile con tutti gli altri sistemi informativi sanitari. «In Emolife è integrata un’applicazione di Ai», spiega Manzana, «che sulla base di dati genetici è in grado di stabilire quale è la sacca di sangue giusta per un singolo paziente. Può sembrare insignificante per una trasfusione occasionale ma per un politrasfuso è molto importante».

L’intelligenza artificiale verticale, addestrata cioè per compiti specifici, è la nuova frontiera che Gpi sta esplorando e trasformando in strumenti concreti. «Quando abbiamo iniziato», continua Manzana, «si parlava di sistemi informatici a supporto della produzione; poi è arrivata la fase dei sistemi informativi, cioè la raccolta di dati e la loro trasformazione in informazioni. Oggi simo entrati in una fase nuova, dove le informazioni sono talmente tante che noi umani non riusciamo a prenderle davvero in considerazione per arrivare a decisioni. È qui che intervengono le applicazioni di intelligenza artificiale, che organizzano e schematizzano le informazioni in modo tale che noi possiamo prendere la decisione giusta. La responsabilità finale, però, è umana».

Questo fa la piattaforma CaiLL sviluppata da Gpi ed oggi in fase di test in una grande struttura sanitaria di Roma, che analizza milioni di telefonate fatte ai call-center e consente di avere un quadro preciso delle necessità e delle aspettative dei pazienti, in modo tale da assumere decisioni organizzative e politiche più accurate.

Un altro progetto è Parent, finanziato dall’Ue per la diagnosi precoce dei disturbi motori e cognitivi dei neonati: Gpi vi partecipa con università e ospedali europei (in Italia il Politecnico di Torino e il Bambino Gesù di Roma) per quanto riguarda le architetture software e soluzioni basate sull’Internet delle cose, per monitorare i parametri comportamentali e fisiologici dei neonati in incubatrice, nonché le impostazioni ambientali delle incubatrici (temperatura, ossigenazione, umidità). Oppure, ancora, è il caso di Talia, progetto di diagnosi precoce basata sull’analisi della voce, che Gpi sta sviluppando in partnership con l’Università di Macerata, il Politecnico di Torino e l’Università di Verona. Attraverso lo studio delle caratteristiche vocali dei pazienti, aiuta ad individuare informazioni per l’identificazione precoce di condizioni di rischio (patologie cardiovascolari, depressione post-partum, sindrome da burnout).

«L’intelligenza artificiale sarà una rivoluzione, questo è certo, e cambierà il nostro modo di vivere», dice Manzana, «ma come andrà a finire non lo sappiamo, come è successo per la rivoluzione industriale. C’è ad esempio chi sta puntando tutto sulla classificazione delle persone e questo è pericoloso. L’uso che vorremmo fare noi della Ai prevede invece di fermarsi all’utilizzo informatico, ovvero la capacità di fornire informazioni sicure a supporto della diagnostica. Ma sarà sempre il medico a decidere. Per andare più in là, nel nostro settore come in tutti gli altri, c’è bisogno di un quadro regolatorio che ancora non esiste. Ma è urgente elaborarlo».

 

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