Graziano Debellini (Th Group): «Il turismo diventi industria, serve un campione italiano»
Dopo Peschiera del Garda, Th Group accelera sui cinque stelle e punta ai 500 milioni in due anni

Da cooperativa di produzione e lavoro a primo gruppo italiano del turismo leisure. È questa la trasformazione compiuta dalla padovana Th Group negli ultimi dieci anni, passata da un fatturato di 25-30 milioni agli attuali 300 milioni di euro. Un percorso che, nelle intenzioni del presidente Graziano Debellini, è solo una tappa di un progetto più ambizioso: costruire un grande gruppo turistico nazionale capace di competere con le grandi catene internazionali. La crescita passa dagli investimenti negli hotel di alta gamma, dal rafforzamento della piattaforma gestionale e soprattutto dalle persone, considerate il vero elemento distintivo dell’ospitalità italiana.
Salto a cinque stelle
L’ultima operazione riguarda Peschiera del Garda, dove Th Group svilupperà un importante intervento di riqualificazione dell’ex Caserma XXX Maggio, 13.000 metri quadri all’interno del sito patrimonio mondiale Unesco, che comprenderà una struttura alberghiera di lusso e appartamenti serviti. «Sono sicuro che il valore complessivo dell’operazione sarà sopra i 100 milioni di euro», spiega Debellini, «gli appartamenti avranno proprietari diversi, ma entreranno dentro un complesso nel quale forniremo tutti i servizi: custodia, pulizie, ristorazione, benessere. È un modello destinato a crescere».
L’operazione nasce dall’incontro con l’imprenditore veronese Bruno Soave, proprietario di alcuni tra gli immobili più prestigiosi della città. «Aveva detto no ai più grandi gruppi internazionali, voleva un gruppo italiano», aggiunge Debellini, «attraverso amici comuni ci siamo conosciuti ed è nato subito il feeling».
Una scelta che per il presidente di Th Group assume un valore che va oltre la singola acquisizione. «È importante che ci sia l’attenzione dell’Europa e del mondo sul turismo, però, se possibile, che ci siano anche dei gruppi italiani». Il timore è che il settore perda progressivamente il controllo della parte più redditizia della filiera. «Molti gruppi stranieri puntano sull’immobiliare, comprano gli immobili di pregio e poi lasciano agli italiani le pulizie e un po’ di ristorazione. Quando fai il cosiddetto white label, il marchio si porta via tutta la parte commerciale, cioè i ricavi. È questo che sta capitando», spiega Debellini.
La nascita in montagna
La crescita di TH Group parte dalla montagna, dove il gruppo è diventato negli anni uno dei principali operatori italiani. «Siamo stati leader sulla montagna. Oggi abbiamo Courmayeur, Sestriere, La Thuile, Madonna di Campiglio, Corvara. La montagna non è più il completamento del mare: oggi è il mare che completa la montagna». Successivamente è arrivata l’espansione sul balneare, una scelta che aveva anche un preciso obiettivo organizzativo.
«L’accoppiata tra montagna e mare voleva dire stabilizzare una parte del personale con due stagioni, inverno e estate». Ed è proprio il capitale umano il tema sul quale Debellini insiste maggiormente. «Eravamo una cooperativa di produzione e lavoro, siamo diventati il primo gruppo italiano del leisure partendo dalla cosa più difficile ma più importante: le persone». Per il presidente di Th Group il vero lusso non è rappresentato dalle finiture degli alberghi. «Lo dico sempre: il primo lusso non sono i rubinetti d’oro. Il primo lusso è il livello dell’ospitalità delle persone che lo fanno. Quello che colpisce un cliente è come viene accolto, il modo in cui gli porgi le chiavi o i documenti».
I numeri
Il gruppo arriva a gestire circa 5.000 contratti nella stagione estiva e dispone di uno zoccolo duro di circa 1.500 collaboratori stabilizzati. «Me li devo tenere stretti. Devo pensare alle loro famiglie, agli stipendi, alla casa, alla possibilità di crescere. È un disegno importante, perché senza questo non fai qualità». E aggiunge: «Gli altri operatori raccontano situazioni drammatiche. Noi abbiamo problemi, certo, ma forse il due per cento rispetto agli altri». Da qui nasce anche l’investimento nella formazione. Th Group sostiene il corso universitario professionalizzante di Tourism Management sviluppato a Venezia. «Ogni anno forma circa sessanta ragazzi che poi entrano in Th oppure nei principali gruppi italiani e internazionali. Io vorrei che in Italia ce ne fossero dieci. In Svizzera ce ne sono undici». Per Debellini il turismo deve finalmente essere considerato un settore industriale. «Dopo il Covid è diventato una delle gambe dell’economia italiana, ma ancora non viene percepito fino in fondo. Continuiamo a raccontare solo gli aspetti negativi e i luoghi comuni. Invece c’è tanta gente che lavora bene».
Una visione industriale
Accanto alla formazione serve però un salto manageriale dell’intero comparto. «Bisogna portare il turismo a una visione industriale. Vuol dire guardare tutti i fattori della crescita: il marketing, il revenue management, la vendita, la qualità del prodotto». Secondo Debellini non basta più aprire un albergo e aspettare che arrivino i clienti. «La vendita non è più quella di una volta e non è neppure giusto farsi defraudare dai grandi motori di ricerca. Devi conoscere il valore della tua struttura e saperla vendere». Proprio per questo Th Group ha sviluppato anche una società specializzata nel revenue management che oggi lavora non soltanto per il gruppo ma anche per altri operatori. Tra i progetti che il presidente di Th vorrebbe promuovere c'è anche la realizzazione di una grande banca dati del turismo. «Oggi ognuno pubblica numeri diversi», osserva Debellini, «si parla di Pil, di presenze, di clienti, ma manca una base informativa unica e affidabile». L'obiettivo sarebbe raccogliere e integrare i dati provenienti da alberghi, residence, B&B, impianti di risalita, servizi e attività commerciali, così da disporre di uno strumento capace di misurare con precisione il peso economico del comparto, orientare gli investimenti e contribuire a una programmazione più efficace del settore. «Sul turismo – sostiene – servono dati veri sulla qualità, sulla reputazione e sui flussi, perché troppo spesso fanno notizia solo gli episodi negativi e non il lavoro quotidiano di migliaia di imprese e lavoratori».
L’effetto Olimpiadi
Tra i temi centrali c’è anche la destagionalizzazione. Le Olimpiadi invernali, secondo Debellini, hanno rappresentato un’enorme operazione di marketing per le Dolomiti. «Una buona parte del mondo ha finalmente capito dove sono e quanto sono belle. Adesso bisogna portare le persone a vederle». L’obiettivo è trasformare località come San Vito di Cadore e Borca in destinazioni aperte tutto l’anno. «Sempre più stranieri vengono semplicemente a vedere le Dolomiti, come noi andiamo a visitare i grandi parchi americani». Per riuscirci servono però servizi e infrastrutture.
Parallelamente Th Group sta cambiando pelle. Dopo montagna e villaggi turistici, il gruppo punta con decisione sulle città e sull’hotellerie di alta gamma. «Mi sono chiesto dove potevamo crescere. Il mare è più debole perché il 70% del pianeta è mare e la concorrenza è enorme. Allora siamo partiti con le città: Assisi, Roma, il lago di Garda, Venezia».
Il progetto prevede un forte sviluppo proprio nel Nordest. «Vorrei creare in Veneto un polo di otto alberghi. Mi piacerebbe alzare la bandiera della regione». I numeri raccontano una crescita costante. «Dieci anni fa facevamo 25-30 milioni di fatturato, oggi siamo a 300. Adesso vogliamo arrivare a 500 milioni in due anni o due anni e mezzo. Quello è il campo base».
Per Debellini, tuttavia, la vera maturità arriverà solo con una dimensione ancora superiore. «Per un gruppo gestionale il 5% di Ebitda è il livello minimo di equilibrio. La vera maturità è il 10%, ma per arrivarci bisogna raggiungere gli 800-900 milioni di fatturato. Solo così riesci ad ammortizzare i costi, rinnovare il prodotto e affrontare le fasi difficili del mercato». L’ultimo tratto della salita passerà inevitabilmente da un’operazione straordinaria. «Le strade sono due: una fusione con uno o più gruppi italiani oppure la Borsa». L’obiettivo, però, è lo stesso. «Mi interessa che in Italia ci sia un grande gruppo turistico. Oggi sono il primo operatore italiano, ma rispetto ai grandi gruppi europei e mondiali siamo ancora piccolissimi».
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