Il gioiello continua a brillare. «Il retail è una leva strategica»

L’analisi dell’Area Studi di Mediobanca su 101 operatori italiani, che occupano 17.100 persone e fatturano 8,9 miliardi

Maria Chiara Pellizzari

Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano chiude il 2024 con segnali di crescita robusti sul fronte dei ricavi, ma con una redditività in lieve contrazione (meno 1%). È quanto emerge dalla seconda edizione dell’indagine dell’Area Studi Mediobanca sui 101 principali operatori del comparto con giro d’affari superiore ai 19 milioni ciascuno (38 nel Centro, 38 nel Nord Est, 23 nel Nord Ovest e 2 nel Sud). Il fatturato complessivo del campione analizzato ha raggiunto quota 8,9 miliardi, in aumento del 6,1% sul 2023 e del 10,1 sul 2022.

La dinamica fotografata dal report, diffuso in occasione di Vicenzaoro che si apre domani, si accompagna a una base occupazionale in rafforzamento: gli addetti superano le 17.100 unità (con un salto del 12,5% rispetto al 2022), confermando la resilienza di una filiera ad alta intensità di competenze. Sul piano territoriale, il Nord Ovest si conferma l’area a maggiore concentrazione di fatturato (35,7%), grazie soprattutto alla presenza del distretto di Alessandria, seguito dal Nord Est (33,9%) e dal Centro (29,9%).

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Le imprese nord-occidentali presentano una dimensione media più elevata: 138,7 milioni di euro di ricavi contro i 79,8 milioni del Nord Est e i 79,3 del Centro. Rilevante il peso dei gruppi internazionali, con 12 società a controllo straniero che generano il 26,7% del fatturato totale, registrando ricavi medi pari a 199 milioni, più che doppi rispetto alle aziende a capitale italiano (73,6 milioni). Rispetto alla precedente edizioni, spicca un’ulteriore impresa passata al controllo straniero, la Vhernier rilevata dal gruppo svizzero Richemont. Sul fronte competitivo emergono con forza i grandi operatori: Bulgari Gioielli guida la classifica con 846 milioni di euro di ricavi, seguita da Morellato (723 milioni) e Pgi (637 milioni). Seguono Damiani (368 milioni) e UnoAerre Industries (283 milioni).

Il potenziamento dei canali retail e digitali si conferma una leva strategica per il controllo della marginalità e la stabilizzazione dei flussi di cassa grazie alla fidelizzazione dei clienti. Ne è un esempio il caso della padovana Morellato, che con l’acquisizione della tedesca Christ a inizio 2023 ha rafforzato il canale retail, il cui valore sul giro d’affari complessivo è salito all’84% (dal 69%). In generale, la crescita dei ricavi non si è riflessa in un rialzo dei margini reddituali che restano però positivi: l’ebit margin medio scende al 7,5%, dall’8,5% 2023.

Il Nord Ovest resta l’area più profittevole con un margine dell’8,8%, seguita dal Nord Est che recupera al 7% (+1% sul 2022). Il podio per redditività vede primeggiare Gimet Brass (38,7%), produttrice di componenti per bigiotteria, seguita dalla valenzana RF Holding (Raselli Franco) con il 29,1%, dalle toscane Ferrifirenze (28,8%) e Treemme (27,2%) e da Coin Holding (25,6%). Il comparto accelera sul fronte degli investimenti, cresciuti del 37,8% rispetto al 2022, con maggiore intensità nelle imprese medio-grandi e estero.

Migliora nel triennio anche la solidità delle aziende del panel analizzato: la leva finanziaria è scesa dal 73, al 51,5%, grazie al rafforzamento del patrimonio netto e a una politica di distribuzione dei dividendi improntata alla prudenza e al reinvestimento. Per il 2025 si stima una crescita dei ricavi del 5,8%: tra le imprese intervistate, il 45% prevede un miglioramento dei ricavi rispetto al 2024, il 43% indica una flessione, mentre il restante 12% prevede un giro d’affari stabile ai livelli dell’anno precedente. Sul fronte dell'export i primi 9 mesi del 2025 hanno registrato una flessione del 15,2%.

Ad indicare il trend, in parte fisiologico dopo i ritmi di crescita dell’ultimo triennio, la nota congiunturale del Centro Studi di Confindustria Federorafi. La contrazione è stata in parte condizionato dal precedente andamento anomalo delle esportazioni verso la Turchia (con la corsa all’investimento nell’oro, bene rifugio, di fronte all’elevato tasso d’inflazione), ma diversi mercati chiave come Emirati Arabi, Giappone e Cina, continuano a mostrare segnali di crescita per un settore che si conferma trainante per lo sviluppo.

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