Vicenzaoro, un mondo di gioielli: «Made in Italy in nuovi mercati»
Matteo Farsura, a capo della divisione Jewellery & Fashion di Italian Exhibition Group, sui temi della fiera che apre venerdì

Conto alla rovescia per Vicenzaoro January, che aprirà i battenti dopodomani, venerdì, con oltre 1300 brand del settore orafo, gioielliero e orologiero, in mostra al quartiere fieristico vicentino fino a martedì 20 gennaio.
Parole chiave: “persone-prodotto-luoghi”. Circa 600 studenti delle scuole superiori di Vicenza e provincia visiteranno nel giorno dell’inaugurazione la fiera dedicata agli operatori del settore, entrando in contatto con un mondo che può aprire orizzonti professionali spesso non contemplati dalle giovani generazioni.
«Per la seconda volta avremo l’occasione di trasmettere ai giovani studenti le potenzialità del settore orafo dal punto di vista lavorativo», spiega Matteo Farsura, a capo della divisione Jewellery & Fashion di Italian Exhibition Group, fra l’altro per passione allenatore delle giovanili del Petrarca Rugby.
«È un settore in cui l’utilizzo della tecnologia è elevato, ma al contempo il fattore umano resta determinante. Abbiamo un patrimonio di artigianalità che produce ricchezza, da custodire e trasmettere. Va stimolato il ricambio generazionale delle aziende orafe. Con questa apertura ai giovani, li invitiamo a considerare la professione dell’orafo, che richiede competenze qualificate e valorizzate, in un contesto internazionale».
Farsura, il costo dell’oro sta pesando sul settore?
«Usciamo da un triennio in cui i risultati a livello internazionale per i settori della gioielleria-oreficeria sono stati molto positivi. Nel 2025 l’andamento della quotazione dell’oro ha creato incertezze nei rapporti commerciali tra chi produce e chi acquista. È naturale che se i costi si stabilizzassero i flussi sarebbero più costanti. Le aziende si sono adattate alla situazione, attivando nuove strategie. Un esempio? Attraverso la tecnologia hanno cercato di mantenere il design delle creazioni, usando meno materia prima, facendo sì che il prezzo finale risulti inalterato. In particolare, le aziende italiane hanno diversificato i mercati: se storicamente i mercati principali sono sempre stati Stati Uniti ed Emirati Arabi, oggi anche grazie ai contatti intrecciati in Vicenzaoro si sono aperti nuovi mercati emergenti per il Made in Italy, come Sud America, Sud Est Asiatico, Europa dell’Est, tutti sbocchi che hanno contribuito a mantenere saldo l’export. Le aziende del settore hanno fatturato solidi e il prezzo dell’oro non si è rivelato un elemento determinante per chi acquista. I gioielli restano i regali per eccellenza, il design e il Made in Italy sono un valore aggiunto così come l’oro è un bene rifugio».
Cosa dicono i numeri delle registrazioni in fiera dal vostro osservatorio?
«Abbiamo circa 600 delegazioni con top buyer internazionali da cinque continenti, che abbiamo selezionato e ospiteremo anche attraverso Agenzia ICE. Numeri a cui si aggiungeranno i visitatori spontanei del settore, retailer, dettaglianti o grossisti. I segnali delle registrazioni sono buoni e in linea col 2025, anno di record per numero di Paesi di provenienza, ben 145, a conferma del ruolo di Vicenzaoro come palcoscenico per aprire nuovi spazi commerciali».
Novità assoluta di questa edizione è VO Awards. In cosa consiste?
«Con questa iniziativa vogliamo mettere in evidenza tutta la filiera orafa, nelle diverse componenti. In questa competizione il voto viene dato non solo per la bellezza del gioiello ma anche per come è stato prodotto, rispettando principi della sostenibilità, così come per l’utilizzo di tecniche innovative. A votare sarà una giuria tecnica ma anche tutti i visitatori potranno scegliere per due giorni il gioiello preferito. I finalisti saranno in vetrina fino alla sera. Ma anche tutti i visitatori e tutti i visitatori potranno votare i gioielli vincenti e sabato sera 18 gennaio si terrà l’evento di premiazione».
Accanto alla fiera per gli operatori, c’è la sezione aperta al pubblico. Come sta crescendo VO Vintage?
«La sezione dedicata a gioielli e orologi vintage sta riscuotendo un grandissimo successo. Il consumatore può entrare, ammirare, scegliere di acquistare gioielli che hanno fatto la storia. L’iniziativa, nata tre anni fa da una richiesta del mercato, fino al 2024 si teneva solo a gennaio, l’anno scorso l’abbiamo inserita anche nell’edizione di settembre e ora, vista l’affluenza, la manterremo in entrambe le edizioni. 55 gli espositori di pezzi da collezione per chi cerca il pezzo unico e inimitabile».
Guardando al futuro, che novità si prospettano?
«La grande novità del 2026 è che questa di gennaio sarà l’ultima edizione “ponte” verso l'apertura del nuovo padiglione attesa per settembre, l’investimento è il segnale di quanto IEG creda nel territorio vicentino e nel settore orafo. Porteremo all’interno del quartiere fieristico il salone T.Gold dedicata ai macchinari e alle soluzioni tecnologiche per i preziosi, rafforzando così le connessioni tra gli operatori di una filiera dinamica. Oltre il 70% dei visitatori di Vicenzaoro proviene dall’estero, mentre accanto al 60% di espositori espressione del Made in Italy ci sono i top player – tra gli altri - di Hong Kong, Thailandia, Germania, Belgio, Francia. Le connessioni sono strategiche e l’evento fieristico è cambiato negli anni. Oggi i buyer vengono sì per fare business ma anche per vivere momenti culturali di formazione. Così attraverso gli eventi di VIOFF gli facciamo vivere la città e la storia grazie alla mostra del Museo del Gioiello in Basilica Palladiana che rimarrà aperta fino a fine 2027».
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