Ricavi Carraro Group a quota 725 milioni

«Il 2025 è stato un anno che ha confermato la solidità industriale e la disciplina gestionale del gruppo», spiega il presidente Enrico Carraro, sottolineando come la società sia riuscita a mantenere stabilità nei volumi e nella marginalità nonostante le pressioni sui mercati

La redazione
Il presidente di Carraro Group, Enrico Carraro
Il presidente di Carraro Group, Enrico Carraro

Il 2025 si chiude con risultati solidi per Carraro Group, multinazionale italiana leader nei sistemi di trasmissione per veicoli off-highway e trattori specializzati.

Nonostante un contesto internazionale caratterizzato da instabilità geopolitica, tensioni commerciali e rallentamento di alcuni mercati industriali, il gruppo ha mantenuto volumi sostanzialmente stabili e una redditività in linea con gli anni precedenti.

Il Consiglio di amministrazione ha approvato il progetto di bilancio con ricavi consolidati pari a 725 milioni di euro, in lieve calo dell’1,6% rispetto ai 736,7 milioni del 2024, mentre l’Ebitda si attesta a 76,1 milioni, pari al 10,5% del fatturato.

«Il 2025 è stato un anno che ha confermato la solidità industriale e la disciplina gestionale del gruppo», spiega il presidente Enrico Carraro, sottolineando come la società sia riuscita a mantenere stabilità nei volumi e nella marginalità nonostante le pressioni sui mercati.

«È stato un anno buono – ha spiegato – perché le prospettive potevano essere ben diverse, considerando anche gli effetti valutari, possiamo dire che in termini di output abbiamo sostanzialmente fatto quanto nel 2024».

Nel 2025 i principali settori di riferimento hanno mostrato andamenti differenti.

Nel comparto agricolo la domanda nei mercati occidentali ha registrato una flessione, influenzata anche da variabili geopolitiche e da politiche commerciali più protezionistiche negli Stati Uniti. Al contrario, l’Asia ha mostrato dinamiche più positive.

In particolare l’India ha continuato a crescere, superando il milione di trattori venduti, mentre segnali positivi sono arrivati anche da altri mercati asiatici e dal Sud America.

Anche nella strategia industriale del gruppo la diversificazione geografica si è rivelata un fattore determinante. «In Europa il mercato è stato più depresso – ha spiegato Carraro – ma la nostra presenza in Cina e India ci ha permesso di compensare. In Cina sta crescendo la domanda verso trattori a potenza elevata, segmento in cui deteniamo una posizione importante, mentre in India continua a rimanere solido il settore delle macchine da costruzione».

Questa distribuzione geografica e di prodotto, costruita negli anni attraverso investimenti industriali e sviluppo di nuovi clienti, ha contribuito a ridurre l’esposizione del gruppo alle oscillazioni di singoli mercati. «Fino a qualche anno fa eravamo molto concentrati su pochi grandi clienti, mentre oggi soprattutto in Asia stanno nascendo nuovi costruttori che ampliano il nostro portafoglio».

Nonostante il quadro di mercato complesso, Carraro ha continuato a investire nello sviluppo industriale e tecnologico.

Nel 2025 il gruppo ha destinato 30,9 milioni di euro agli investimenti, cifra sostanzialmente in linea con gli anni precedenti. «Abbiamo investito un po’ dappertutto – ha spiegato il presidente – in tutti i Paesi in cui siamo presenti. Interventi di aggiornamento degli impianti e delle macchine». Nonostante la forte presenza internazionale, l’Italia continua a rappresentare un asset strategico per il gruppo.

«Nel nostro Paese abbiamo fabbriche molto importanti e continuiamo a investire anche qui», ha ricordato il presidente.

Per il 2026 il gruppo vede segnali iniziali positivi, grazie al lancio di nuovi prodotti e a un miglioramento progressivo del portafoglio ordini. «I primi mesi del 2026 rafforzano la nostra fiducia nel mantenere livelli di redditività in linea con il 2025», ha spiegato Carraro.

Restano tuttavia alcune incognite legate allo scenario internazionale.

«Negli ultimi dieci anni abbiamo imparato a gestire crisi di ogni tipo – ha osservato il presidente – dalla pandemia alle tensioni geopolitiche. Non ci spaventano, ma sappiamo che potrebbero incidere sui costi delle materie prime e sulle rotte marittime».

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