Fotovoltaico in crisi, Coveme vende la fabbrica in Cina

Nessuna ricaduta sui 170 addetti impiegati nello stabilimento di Gorizia. Il vetro sostituisce la plastica e i ricavi del solare scendono da 50 a 4,5 milioni. La solidità patrimoniale del gruppo sostiene il rilancio dell’azienda

Diego D’amelio

 

Il fotovoltaico continua a correre a livello globale, ma il modificarsi di tecnologie e materiali mette in fuorigioco chi sulla transizione energetica aveva puntato per differenziare e ampliare il proprio business. Sta dentro questo apparente paradosso la situazione di Coveme, azienda bolognese dei film in poliestere, che fa capo alla Mh&Re della famiglia Miciano, controllante della società fondata sessant’anni fa a San Lazzaro di Savema, che ha il principale stabilimento e la sede legale a Gorizia, dove Coveme è una delle tre imprese della provincia con fatturato sopra i 100 milioni.

L’azienda guidata dall’ad Amedeo Maccolini attraversa una fase di forte contrazione della redditività e dei margini dovuta alle difficoltà del proprio impianto cinese di Zhangjiagang, che concentra buona parte delle attività legate al fotovoltaico. Il sito sarà venduto quest’anno per la decisione di abbandonare un segmento ormai poco fruttuoso. Accade nonostante nel 2025 siano stati installati pannelli per una capacità di 664 gigawatt (+12% sul 2024), ma per Coveme il trend è inverso e ne deriva la necessità di procedere a un riassetto delle attività, che si basano sulla laminazione del poliestere con successivo accoppiamento con altri materiali o coating con sostanze chimiche. In tutto le linee produttive sono 14 (di cui 11 a ciclo continuo a Gorizia dove operano 170 dipendenti) e i campi moltissimi, dall’isolamento elettrico al fotovoltaico, dal mobile al biomedicale, dalla stampa grafica alla moda.

Il bilancio consolidato di Mh&Re si chiude con 88,1 milioni di ricavi, contro i 104,2 dell’anno precedente (-15,5%). L’Ebitda riclassificato scende dai 6,85 milioni del 2024 a 1,29, mentre il risultato operativo civilistico vede le perdite passare dai 541.000 euro del 2024 ai 6,66 milioni del 2025.

Pesa la crisi della filiera dei pannelli. I produttori di componentistica sono penalizzati dal crollo dei prezzi (dimezzati rispetto al 2023) dovuto alla sovracapacità di produzione cinese, posto che oggi al mondo si può produrre più del doppio della domanda. Ma per Coveme incide un fatto specifico: finora il retro dei pannelli è stato protetto utilizzato il cosiddetto backsheet in materiale plastico, che sta venendo soppiantato dal vetro. Coveme si era specializzata sul backsheet e decide ora di rivedere il proprio impegno nel settore.

Dal globale al locale è un attimo. Nei bilanci di Coveme il fatturato della divisione fotovoltaica precipita dai 50 milioni del 2023 ai 19,5 del 2024 fino ai 4,5 dell’anno scorso. I ricavi complessivi si sono modificati di conseguenza: dai 126,5 milioni del 2022 ai 118,1 del 2023, quindi a 98,8 nel 2024 e a 78,3 nel 2025 (-20,8%), quando l’Ebitda riclassificato è sceso da 6,44 a 2,64 milioni (-59%) e il risultato netto è arrivato a meno 3,58 milioni. Regge invece la divisione Film, pur scesa da 46 a 41 milioni, mentre l’area Iee Electrical rimane stabile sui 32 milioni. La dismissione della partecipazione nella controllata cinese Coveme Engineered Film Zhangjiagang sarà perfezionata nel corso dell’anno, dopo che la società ha deciso di svalutare l’asset per 5,36 milioni, adeguandone il valore al prezzo di vendita contenuto nel preliminare già sottoscritto.

Le difficoltà non incidono sui livelli occupazionali. Il costo del personale Coveme anzi aumenta da 12,8 a 13,3 milioni per un totale di 215 addetti. Sul fronte dei costi gli interventi di aggiustamento si concentrano intanto sull’acquisto di materie prime, che scendono da 62,2 a 40,8 milioni, riflettendo il ridimensionamento della produzione. E la società resta comunque solida: a fine 2025 la holding dispone di 130 milioni di patrimonio netto consolidato e di una liquidità pari a 24,2 milioni, cui si aggiungono quasi 27 milioni fra titoli e altre attività finanziarie. I debiti bancari ammontano a 21,1 milioni, cui si sommano 10 milioni di obbligazioni. Il gruppo resta quindi fortemente patrimonializzato e con una posizione di liquidità ampia: le risorse finanziarie garantiscono una provvista importante per affrontare la trasformazione industriale profonda che attende Coveme, per riposizionare le attività e riportare i margini in positivo tornando a produrre utili nei segmenti Film e Iee. Il 2026 si preannuncia fondamentale per la svolta.

 

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