EssiLux, oltre 20 manager si schierano con Milleri
I vertici operativi scrivono una lettera ai 200mila dipendenti dopo l’acuirsi delle tensioni con Leonardo Maria Del Vecchio: «Basta caos, il gruppo è solido. Giudizi infondati danneggiano l’azienda e demotivano i lavoratori»

Blindare la continuità industriale e sgombrare il campo dai timori sul futuro del gruppo. È questo il senso della lettera con cui oltre venti manager di EssilorLuxottica intervengono nel confronto sulla successione di Leonardo Del Vecchio e prendono posizione a sostegno dell’amministratore delegato Francesco Milleri e del vice ceo Paul du Saillant.
Una presa di posizione indirizzata alla comunità manageriale mondiale, ma con un destinatario ben più ampio: gli oltre 200 mila dipendenti del gruppo, gli azionisti e tutti gli interlocutori di una delle principali realtà industriali dell’ottica mondiale.
Il messaggio è netto: le tensioni sulla governance non devono essere confuse con una debolezza dell’azienda. I manager rivendicano la solidità del gruppo, difendono la strategia in corso e chiedono che il confronto sulla successione avvenga con «senso della misura e responsabilità», nel rispetto di lavoratori, azionisti, partner e clienti.
«Come manager responsabili del nostro Gruppo ci sentiamo di scrivere questo messaggio con la franchezza e l’onestà intellettuale che dobbiamo a tutti voi», si legge nell’incipit della missiva.
Il passaggio
I firmatari riconoscono la complessità del passaggio e la responsabilità di rispettare la volontà di Del Vecchio. Ma ricordano anche che EssilorLuxottica è ormai un patrimonio comune a centinaia di migliaia di persone, all’intera filiera e agli azionisti che continuano a riporre nell’azienda «fiducia e aspettative».
La fotografia del gruppo tracciata dai manager è quella di una società forte, sostenuta da risultati «solidi e in costante crescita», da una strategia chiara e da una visione di lungo periodo. Al centro resta la trasformazione avviata dal fondatore: dalle lenti e dalle montature alla tecnologia indossabile, dai marchi alle licenze, allargando progressivamente il perimetro dalla vista alla salute della persona.
Un percorso che oggi, sottolineano, sta prendendo forma sotto la guida di Milleri. E che necessita di tempo, continuità e serenità. La filosofia attribuita a Del Vecchio, «fare le cose bene, per durare», viene indicata come la vera eredità da preservare.
La difesa riguarda anche i numeri e il valore di Borsa. L’attuale quotazione, sostengono i manager, non deve essere «strumentalizzata»: il titolo risente di un contesto macroeconomico e geopolitico complesso e di dinamiche esterne alla gestione dell’azienda. I fondamentali, però, vengono descritti come mai così solidi: vendite, redditività e generazione di cassa sono ai massimi di sempre, mentre l’utile per azione è raddoppiato in otto anni.
Sul fronte della governance il messaggio è altrettanto esplicito. «Con Francesco Milleri e Paul du Saillant formiamo oggi una squadra di management forte», scrivono i dirigenti, rivendicando una leadership sostenuta da team che condividono valori, visione e obiettivi. Dagli smart eyewear alla salute della persona, la direzione strategica viene confermata.
Il metodo resta quello indicato da Del Vecchio: lavorare con passione, professionalità e attenzione alle persone, senza bisogno di apparire. Per questo la lettera richiama fabbriche, negozi, laboratori, ricerca, innovazione e clienti: è su questi terreni, sottolineano i manager, che si deciderà il futuro del gruppo.
C’è poi il tema del clima interno. Le persone, scrivono i dirigenti, stanno osservando «con dispiacere e preoccupazione» il caos delle ultime settimane e quelli che vengono definiti «giudizi infondati», considerati dannosi per l’azienda e demotivanti per lavoratori e manager.
La domanda arriva direttamente dalle linee di produzione, dai laboratori e dai negozi: «Che cosa sta succedendo?». La risposta della prima linea manageriale è categorica: «Non c’è nulla che intacchi la solidità del Gruppo, la sua strategia, il suo futuro, la sua coesione».
Il richiamo a Del Vecchio resta centrale. La gratitudine nei confronti del fondatore, assicurano i manager, è profonda, così come l’attaccamento all’eredità tecnologica e medicale di Essilor. Un patrimonio che coinvolge circa 30 mila persone tra Italia e Francia e oltre 200 mila nel mondo. Proprio per questo i dirigenti chiedono che la successione venga affrontata con responsabilità, senza mettere a rischio la continuità di un gruppo che considerano patrimonio collettivo. «Un’azienda si giudica da ciò che costruisce», ricordano citando Del Vecchio. E l’unico modo per onorare quell’eredità, concludono, è continuare a lavorare.
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