Il ministro Urso e le Regioni compatti su Electrolux: «No agli esuberi»
Prima le trattative in sede europea, all’inizio di ottobre un nuovo incontro sindacati-azienda. Il vertice con i presidenti: «Non molliamo, ora piano credibile»

«Non molliamo». La linea sulla vertenza Electrolux la detta il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, al termine dell’incontro in videoconferenza con le Regioni. No a licenziamenti, no a chiusure di fabbriche.
Nessun arretramento rispetto a quanto detto e ridetto fin dal primo momento: il piano della multinazionale svedese, limati gli esuberi da 1.719 a 1.450, confermata la delocalizzazione di alcune produzioni, frigoriferi di bassa gamma in Cina e lavasciuga di Porcia in Thailandia e ribadita la dismissione di Cerreto, resta inaccettabile.
La strada verso un qualche accordo che possa essere condiviso e salvaguardare lavoro e tenuta sociale in territori come Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Marche, è comunque in salita. Prima si dovrà necessariamente passare attraverso la Conferenza della competitività in sede Ue del prossimo 24 settembre.
In quella sede l’Italia solleciterà l’adozione delle misure urgenti su Cbam, costi dell’energia e concorrenza proposte nel “non paper” congiunto firmato con Francia, Germania e Polonia. Solo dopo, ai primi di ottobre, Urso riconvocherà a Roma le parti – azienda, Confindustria, sindacati, forze politiche e amministratori regionali – per annunciare le auspicate novità da Bruxelles e trovare la quadra con la controparte.
Che il momento sia delicato lo mette nero su bianco il ministro. «È importante la piena condivisione con le Regioni sulla strategia e sugli obiettivi da perseguire, perché ci rafforza nel confronto con l’azienda, giunto ora a una fase decisiva», scrive Urso al termine dell’incontro con Attilio Fontana (Lombardia), Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Alberto Stefani (Veneto), Francesco Acquaroli (Marche) e l’assessore al Lavoro dell’Emilia Romagna Giovanni Paglia.
E aggiunge: «Ribadiamo con chiarezza la volontà di preservare gli stabilimenti e l’occupazione e pretendiamo dall’azienda un piano di rilancio credibile, fondato su investimenti e su una produzione sostenibile nel tempo».
Allineati e concordi i presidenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia, Stefani e Fedriga. «Non faremo un solo passo indietro», ammonisce Fedriga, «Quanto dichiarato dal ministro Urso conferma che tutti gli impianti produttivi devono guardare a una crescita e non a una contrazione dell’occupazione, ma anche alle prospettive a lungo termine dell’azienda: Electrolux non può pensare di considerare i lavoratori come meri numeri o variabili di bilancio da sacrificare per altri fini».
Gli assessori regionali Alessia Rosolen (Lavoro) e Sergio Bini (Attività produttive), hanno annunciato che la Regione Fvg «si attiverà immediatamente nei confronti delle organizzazioni sindacali e delle parti datoriali per continuare a portare al tavolo nazionale un territorio e una comunità coesi a tutela del sito di Porcia, della filiera, dell’indotto e del lavoro nel quadro di una soluzione complessiva della vertenza per tutti i siti coinvolti».
Consapevole che siamo ai momenti caldi della trattativa il presidente del Veneto, Stefani. «La fase che si è aperta con Electrolux è decisiva e non possiamo permetterci passi falsi», osserva Stefani, «come Regione Veneto ribadiamo con forza la necessità e l’urgenza di arrivare a un accordo unitario tra Governo, Regioni, azienda e parti sociali, che garantisca un nuovo piano industriale sostenibile senza esuberi e senza chiusure di sedi operative. Il confronto conferma la piena sintonia tra le Regioni interessate e il Governo su obiettivi e strategia da perseguire nei confronti dell’azienda».
«Una condivisione che ci rende più forti al tavolo negoziale e che deve tradursi, nelle prossime settimane, in impegni concreti e verificabili da parte di Electrolux: investimenti reali, prospettive industriali credibili e certezza occupazionale per tutti i lavoratori coinvolti. Non possiamo dimenticare, in questo passaggio, l’indotto: solo in Veneto sono oltre 40 le aziende che lavorano in filiera con Electrolux e con lo stabilimento di Susegana, famiglie il cui futuro è strettamente legato alle sorti del gruppo».
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