Electrolux Porcia, scatta lo sciopero di operai e impiegati contro il piano da 1.719 esuberi: «Dov’è lo spirito di Lino Zanussi?»
Operai e impiegati della ricerca e sviluppo bloccano lo stabilimento pordenonese dopo il tavolo al Mimit. Il plant perde le lavasciuga e la produzione crolla a 500.000 pezzi

Gli operai Electrolux di Porcia tornano fuori dalla fabbrica. Insieme a loro, tanti impiegati della ricerca e sviluppo e dello staff. Sono proprio loro, i colletti bianchi, a temere maggiormente la scure dei tagli confermati durante il tavolo ministeriale a Roma di lunedì pomeriggio.
Le rsu dello stabilimento di Porcia che erano al Mimit questa mattina (martedì 26 maggio 2026) hanno impugnato il megafono per spiegare, fuori dalla fabbrica, gli effetti del piano.
«Di questa vertenza si sta discutendo anche in Europa», ha detto la rsu Pietro Mancino, «ma ci vorrà del tempo. I governi ci dicano cosa vogliono fare, ma deve dire qualcosa anche Electrolux». Uno sciopero lampo nel plant pordenonese, che è anche quartiere generale del gruppo in Italia: ieri non c’era stato, a differenza degli altri stabilimenti del gruppo, perché era già in atto una giornata di fermo produttivo. Gli operai si sono fermati oggi, per circa un’ora. Ma la sensazione è che la battaglia sia appena iniziata.
Il piano di riorganizzazione di Electrolux prevede, nel dettaglio, 1.719 esuberi. Circa 260 quelli per il plant di Porcia, che perde la produzione di lavasciuga e si attesta sui 500.000 pezzi prodotti all’anno, circa 220 mila in meno rispetto agli obiettivi 2025. A impensierire sono anche i tagli per gli impiegati: 725 in tutto il gruppo. Il dato di Porcia non è stato fornito ma, considerata l’incidenza di impiegati nel plant, gli effetti potrebbero essere pesanti.
Una crisi, quella dell’elettrodomestico, che le rsu hanno paragonato a quella dell’automotive. Il pensiero va ai fratelli Agnelli, ricorda Mancino, e qualcuno tra la folla urla il nome di Lino Zanussi. Impossibile, per la fabbrica simbolo dello sviluppo pordenonese, immaginare una chiusura di cui questi tagli, secondo i sindacati, sono l’anticamera. «Le manifestazioni», scandisce il megafono, «continuano».
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