Tavolo a Roma sugli esuberi Electrolux, Regioni compatte: «L’azienda ritiri il piano». A Nordest 572 esuberi

Il piano presentato ieri da Electrolux al Mimit prevede 310 addetti in meno a Susegana, 262 in meno a Porcia, 106 a Solaro e 241 a Forlì. Confermata la chiusura di Cerreto d'Esi.

Maurizio Cescon

«Assessore, che aria tira per Electrolux?». «Una pessima aria, siamo di fronte a una crisi strutturale. Troviamo soluzioni per un anno, due anni e dopo?», si interroga Alessia Rosolen, titolare della delega al Lavoro della Regione Friuli Venezia Giulia in coda all'imbarco in aeroporto, prima dell'incontro al Mimit sui tagli Electrolux, al quale hanno partecipato i ministri Adolfo Urso e Luca Ciriani, rappresentanti istituzionali di tutte le regioni dove ci sono gli stabilimenti, Confindustria e sindacati.

Ebbene le parole di Rosolen hanno fotografato con chiarezza quanto l'ad di Electrolux Italia Massimiliano Ranieri, avrebbe illustrato, con tanto di slide dettagliate, poche ore dopo nel salone al terzo piano del Mimit, in via Veneto, nel cuore della Roma della dolce vita di felliniana memoria.

I numeri per ogni fabbrica

Il conto degli esuberi viene ritoccato a 1.719 dai 1.700 previsti in un primo momento, vale a dire più del 40% della forza lavoro complessiva della multinazionale svedese nel nostro Paese. Sono stati specificati, per gli operai, i numeri in ogni stabilimento. Ovvero 310 addetti in meno a Susegana e una produzione prevista, dopo i tagli, di 450 mila frigoriferi di alta gamma all'anno, 262 in meno a Porcia e 500 mila lavatrici l'anno (le lavasciuga vengono eliminate), 106 a Solaro e 690 mila lavastoviglie prodotte, 241 a Forlì con 859 mila forni l'anno, confermata la chiusura di Cerreto d'Esi, dove vengono fabbricate le cappe da cucina. Fin qui le tute blu. Ma la scure riguarda anche i colletti bianchi e qui il discorso si fa delicato proprio per Porcia, in Friuli Venezia Giulia, dove c'è il cervello italiano dell'elettrodomestico targato Electrolux, ovvero ricerca e sviluppo, funzioni di supporto, staff operativo e dirigenziale. L'azienda non ha specificato esattamente dove colpirà la scure, ma solo il numero, 725 persone, di coloro che potrebbero ricevere una lettera di licenziamento.

La multinazionale

Le parole di Electrolux, affidate a un comunicato, sono quelle già sentite. «Ottimizzazione strategica», «stima degli impatti previsti per ogni sito». «Il piano - si legge nella nota - è determinato da un contesto di mercato complesso in Europa, caratterizzato da una domanda stagnante, da una forte pressione sui prezzi dell'energia e da svantaggi strutturali rispetto ad altre aree produttive globali (in Cina l'acciaio costa il 31% in meno), che richiedono azioni mirate per rafforzare la competitività e garantire la sostenibilità nel lungo periodo. Electrolux group ribadisce che l'Italia rimane un Paese strategico, come testimoniano i significativi investimenti effettuati, oltre 750 milioni di euro negli ultimi 10 anni». La multinazionale, infine, non chiude al dialogo e conferma «il proprio impegno a proseguire il confronto».

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Industriali e parti sociali

L'unica cosa davvero positiva per parti sociali e rappresentati politici, è aver ottenuto un tavolo bis, il 15 giugno, sempre a Roma al Mimit. Fino ad allora Electrolux, questa sarebbe stata la promessa, non forzerà la mano. Ma dal ministro Urso all'ultimo sindacalista, la richiesta è stata una sola: il ritiro del piano lacrime e sangue, che viene rispedito al mittente. Urso afferma che «il governo è pronto a fare la sua parte» e conta di replicare quanto avvenuto per la vertenza Beko «nessun licenziamento, nessuno stabilimento chiuso, nuovi investimenti e continuità produttiva», che al momento, sul caso Electrolux, sembra solo una bella speranza.

Il ministro Ciriani, pordenonese, capisce che l'allarme è rosso. «Inaccettabile il taglio di 262 operai a Porcia e la dismissione di un'intera linea produttiva» e poi mette sul tavolo la paura peggiore, «in più potrebbero arrivare numeri altrettanto drammatici sul fronte dei licenziamenti per gli impiegati amministrativi», i colletti bianchi che hanno il posto di lavoro proprio a Porcia. «Il piano industriale di Electrolux, più che una riorganizzazione, rischia di tradursi in uno smantellamento della presenza produttiva in Italia», dichiara il viceministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava.

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Debora Serracchiani, deputata del Pd, osserva che «la trattativa vera deve ancora cominciare e spetterà al governo mostrare di avere in mano strumenti efficaci». Parla di «inadeguatezza di un progetto di decrescita basato su un taglio lineare del 40% della forza lavoro» l’assessore per lo Sviluppo economico della Regione Veneto Massimo Bitonci.

E poi ci sono i sindacati. «Non trattiamo con la pistola puntata alla tempia», ammonisce il segretario generale Fiom Michele De Palma. E il suo collega Ferdinando Uliano, della Fim Cisl, ribadisce l'importanza di «mantenere la compattezza».

Il presidio degli operai

Bandiere, striscioni e fumogeni. Sono 150 i dipendenti Electrolux giunti dalle varie regioni, i più arrabbiati i marchigiani, che hanno visto franare da sotto i piedi le certezze di una vita. La fabbrica di Cerreto, infatti, secondo i piani della multinazionale è destinata a chiudere tout court. Dal Veneto e dal Friuli una quarantina di operai e delegati in tutto, che alla fine del lungo pomeriggio hanno ascoltato dalla viva voce dei loro rappresentanti quanto, di negativo, era emerso al terzo piano del palazzone del Mimit.

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