Bombardieri (Uil): «Electrolux, licenziamenti inaccettabili»
Il segretario generale nazionale a Mestre: «Il piano dev’essere ritirato. Non è possibile che finiscano gli incentivi e le aziende se ne vanno». E sulla fuga dei giovani all’estero: «Servono contratti stabili e salari dignitosi»

Veneto, Italia. Stessi problemi, intensità diverse. Eppure mai come negli ultimi anni il Veneto e l’Italia sui temi del mondo del lavoro incrociano voci e appelli molto più simili rispetto ai decenni della locomotiva del Nord Est. Una prova? Pierpaolo Bombardieri è il segretario generale nazionale della Uil. Un uomo del Sud - è calabrese - che a Mestre ha raccolto applausi. E, pare, non solo per educazione.
Segretario Bombardieri, lei passa per un uomo concreto. E la concretezza, oggi, in Veneto e in Italia, è rappresentata da Electrolux. In che misura Electrolux può essere un case history?
«Il piano industriale che prevede 1.700 esuberi deve essere ritirato. Certo, in questo caso si sommano più elementi: un tentativo di delocalizzazione, una crisi del settore, il rallentamento della produzione».
Eppure il settore, all’epoca anche con una soddisfazione generale, non è stato privo di aiuti.
«Ed è questo l’aspetto più grave. Nel corso degli anni ci sono stati incentivi all’acquisto per elettrodomestici e mobili per 700 milioni di euro. Non è possibile che finiscano gli incentivi e le aziende se ne vanno. Noi abbiamo chiesto che siano restituiti tutti i soldi che hanno avuto tramite gli incentivi all’acquisto. Siamo coscienti della crisi generalizzata di produzione e consumi, ma il Piano deve essere ritirato e la discussione deve essere riaperto».
Senta, ma i piani industriali e le politiche occupazionali si parlano ancora?
«Registriamo un effettivo aumento dell’occupazione in dati assoluti. Ma non è aumentata la qualità dell’occupazione. Registriamo 8 milioni di persone con un reddito sotto i 15 mila euro lordi, 3 milioni di lavoratori irregolari, una “marea” di part- time».
Il famoso lavoro povero?
«Parliamo infatti di lavoro povero. Se un contratto a tempo indeterminato in un anno dà meno di 15 mila euro lordi, va da sé che è complicato vivere, contribuire alla famiglia, pagare l’affitto, fare la spesa. Bisogna lavorare su questo aspetto, lo diciamo dai tempi del governo Draghi. Qualcosa abbiamo fatto, non in modo tale da risolvere i problemi di tutti o risolverli completamente. Ma un mosaico si compone di un tassello alla volta».
Accennava ai contratti. Qual è il problema più urgente da affrontare oggi?
«Da qualche anno si è affacciato il tema dei contratti pirata (accordi collettivi di lavoro stipulati da sindacati e organizzazioni datoriali di comodo o scarsamente rappresentativi, ndr) che riducono i salari e i diritti ma soprattutto fanno operare le aziende in regime di dumping (un’impresa che vende un prodotto all'estero a un prezzo inferiore rispetto a quello del proprio mercato interno, ndr). Devo dire che nel limitare queste dinamiche il governo ci ha ascoltato sul fronte del salario dignitoso e delle agevolazioni».
Dai contratti e dalle politiche industriali dipende in parte anche l’esodo dei giovani all’estero. Cosa propone la Uil e perché dovrebbe funzionare?
«Contratti stabili e salari dignitosi: i ragazzi non andranno più via. Il governo può cancellare le forme di precariato, che in questo Paese sono più di quindici, sostituendole con contratti a tempo indeterminato e alzando i salari. Certo, poi le forme di flessibilità si decideranno attraverso la contrattazione. Perché dovrebbe funzionare? Perché in altri Paesi funziona. Perché non possiamo provarci?».
Tanti vanno e tanti rimangono. E quelli che rimangono fanno i conti con l’inflazione, l’aumento dei carburanti, le bollette. Eppure c’è chi continua a parlare di interventi del governo tutt’altro che strutturali.
«Guardi, in questo momento la crisi del mercato energetico non è solo un problema italiano, anche se qui colpisce con maggiore intensità. La soluzione va cercata in Europa e non può che essere un mix di elementi che passano anche per la produzione di energia rinnovabile. In questo modo si aiuterebbero concretamente famiglie ed imprese. Ma mi chiedo: perché non aumentare l’estrazione del gas in Italia e darla, con un prezzo politico, alle aziende? I vantaggi a cascata sarebbero per tutti. L’azione del governo deve passare da quello».
Finiamo da dove abbiamo iniziato, dai punti in comune tra il Veneto e l’Italia. C’è il case history dell’Electrolux ma c’è anche il tema, non da oggi delle morti sul lavoro. Siamo destinati ad abituarci anche a questo?
«No. Noi combattiamo per non abituarci a questo. Se non c’è rispetto per la vita non c’è rispetto per nulla. Abbiamo chiesto e continueremo a chiedere più investimenti nella formazione e nella sicurezza, più controlli, più soldi per chi è deputato a controllare. Ma c’è anche un problema culturale, ecco perché bisogna cominciare a parlarne anche a scuola. Solo martedì sono morte tre persone ed è inaccettabile. Poi c’è il fronte legislativo: abbiamo proposto l’omicidio sul lavoro, nei casi più gravi».
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