Crisi StarTech, chiesta la gestione straordinaria
L’azienda presenta al Tribunale l’istanza per accedere alla procedura. I debiti hanno raggiunto i 17 milioni di euro, a rischio oltre 300 posti. Il Mimit cerca un nuovo soggetto industriale e i sindacati chiedono tre mesi

Svolta per la vertenza StarTech a Trieste che interessa oltre 300 lavoratori e le loro famiglie. Il Ceo dell’azienda Novica Mrdovic Vianello ha presentato al Tribunale di Trieste la documentazione necessaria per chiedere la dichiarazione dello stato d’insolvenza e l’apertura della procedura di amministrazione straordinaria. La corposa documentazione che ricostruisce la storia del sito, il motivo della crisi e le prospettive di risanamento è stata curata dall’avvocato Andrea Franchin del foro di Treviso e dall’advisor studio Salvador di Trieste. Il legale di Mrdovic Vianello si limita a commentare: «Le prospettive di rilancio ci sono e le abbiamo rappresentate al Tribunale. L’atto è predisposto nell’ottica di salvare gli oltre 300 posti di lavoro e un sito strategico».
Le istituzioni, a cominciare dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e la Regione con gli assessori al Lavoro Alessia Rosolen e alle Attività produttive Sergio Emidio Bini, «prendono atto favorevolmente» della richiesta, già indicata dal ministro nella sua visita a Trieste il 10 ottobre scorso come «l’unica strada». Urso rimarca che «l’azienda ha fatto la scelta più ragionevole». Parole simili da Confindustria Alto Adriatico che fa sapere di essere «a disposizione per collaborare con Mimit e Regione ad accompagnare questo percorso». L’ex governatrice e deputata dem Debora Serracchiani saluta la notizia con un «finalmente».
Intanto i sindacati coinvolti nella vertenza (Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Uglm) e la Rsu ieri hanno sottoscritto una richiesta di proroga di altri tre mesi del contratto di solidarietà, con l’obiettivo di «dare continuità salariale ai lavoratori» fino al 31 gennaio 2027. Consapevoli che «la strada è ancora lunga» mantengono il presidio permanente ai cancelli della fabbrica, dove hanno convocato per mercoledì mattina un’assemblea dei lavoratori.
I dati
Nell’incartamento il motivo della crisi è indicato come un fattore strutturale, come dimostra il fatto che lo storico stabilimento di componentistica elettronica che opera nell’ambito delle telecomunicazioni usufruisce di ammortizzatori sociali da anni, con un primo crollo degli ordini nel 2019, aggravato poi dall’uscita di Nokia nel 2024. Viene evidenziato inoltre che gli investimenti necessari per il rilancio e le nuove linee di produzione non sono andati a buon fine.
Se tutti davano per scontato che la situazione debitoria fosse pesante, ora emergono le cifre. Nel bilancio al 31 dicembre 2025, vengono indicati debiti per 12 milioni e un patrimonio netto in perdita per oltre 4 milioni. A oggi il debito ammonta a 17 milioni. Tuttavia, viene indicato, gli ordini potenziali potrebbero essere di molto superiori.
Cosa succede ora
L’amministrazione straordinaria è un istituto volto a salvaguardare siti produttivi e tenuta occupazionale di grandi aziende in forte dissesto finanziario. Ora la palla è passata al Tribunale di Trieste, che dovrà stabilire se ci sussistono le condizioni necessarie per potervi accedere (stato di insolvenza, più di 200 dipendenti ed effettive prospettive di risanamento).
L’istanza è stata fatta con ragioni d’urgenza con la richiesta di abbreviare i termini standard per sentire l’imprenditore italoserbo. Già la prossima settimana potrebbero dunque avvenire i primi passi giudiziari necessari per avviare la procedura. A partire dalla nomina di un commissario giudiziale, a seguito della quale Mrdovic Vianello cesserà di essere ceo. In seguito tribunale e Mimit individueranno uno o più commissari straordinari incaricati di rimettere in ordine l’azienda mentre Palazzo Piacentini cercherà «un nuovo soggetto industriale capace di rilanciare lo stabilimento», si legge in una nota del dicastero guidato da Urso. La Regione, con Rosolen e Bini, assicura che «metterà a disposizione tutti gli strumenti di propria competenza per contribuire all’avvio di un percorso di effettiva reindustrializzazione». «Il lavoro vero comincia adesso», è il commento di Serracchiani.
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