Agrusti: «Su Electrolux tutti abbiamo portato il carro dalla stessa parte»

Il presidente di Confindustria Alto Adriatico commenta l’esito della trattativa: «È stato adottato il modello Wärtsilä, determinante per la vittoria»

Maurizio Cescon
I lavoratori Electrolux a Pnlegge
I lavoratori Electrolux a Pnlegge

«Sulla crisi Electrolux abbiamo ottenuto una vittoria grazie al modello Wärtsilä, del resto la famiglia proprietaria di entrambe le industrie è la stessa. E tutti abbiamo portato il carro dalla stessa parte». Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, tira un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo per il territorio, ma non si fa illusioni. «Se non arginiamo la concorrenza cinese, non ne verremo fuori».

Presidente partiamo dall’inizio, dall’11 maggio 2026, quando Electrolux presentò il piano lacrime e sangue. Fu un fulmine a ciel sereno o ve lo aspettavate?

«Ci fu sorpresa per le dimensioni degli esuberi proposti. Ma in realtà quel piano fu la continuazione di una ristrutturazione che è avvenuta in varie fasi negli anni. C’è stata progressivamente una riduzione della produzione a Porcia e anche negli altri stabilimenti. Dopo la crisi risolta di Beko, la situazione non è che sia diventata rosea. Le difficoltà sul mercato si sono ripresentate anche per Beko».

Tagli al personale, dismissioni di produzioni, chiusure di fabbriche: all’inizio c’era da farsi prendere dallo scoramento. Invece avete reagito: di chi i meriti?

«Tutti hanno deciso di non farsi affliggere dal pessimismo, ma di organizzarsi seguendo il modello Wärtsilä, che dà risposte all’emergenza e ragiona di strategia. Questo è stato fatto in Friuli Venezia Giulia. Perché non possiamo parlare solo di cifre e numeri, senza pensare che dietro ogni esubero ci sono persone e famiglie che magari senza un’occupazione non possono pagare il mutuo: questo dobbiamo sempre tenerlo a mente».

Electrolux, le prime assemblee dei lavoratori: «Per Porcia garanzie importanti»
La redazione
Le assemblee dei lavoratori a Porcia

Azione unitaria efficace, par di capire...

«In un Paese che si divide su ogni cosa, abbiamo dimostrato unità e compattezza. Tutti hanno portato il carro nella stessa direzione. Il governo, la politica, hanno fatto la loro parte, le organizzazioni sindacali hanno gestito una mobilitazione responsabile e intelligente, Confindustria ha avuto un ruolo non usuale, la dirigenza italiana di Electrolux si è spesa per la soluzione».

In concreto come ha operato Confindustria Alto Adriatico?

«Abbiamo esercitato nei confronti dell’associato, ovvero Electrolux, una buona moral suasion, noi sappiamo che dobbiamo difendere fabbriche e lavoro. Tutto è servito, anche il gigantesco evento di Pordenonelegge, quando il rappresentante dei lavoratori parlò dal palco».

La vicenda Electrolux è stata oggetto di attenzione da parte del presidente della Repubblica, che proprio a Pordenonelegge salutò gli operai.

«Mattarella spese in quell’occasione poche ma efficaci parole. Il presidente ha mantenuto una vigilanza altissima sulla vicenda, di cui era informato nei dettagli. Ma c’è anche chi si è dato da fare senza apparire».

Electrolux, siglato l’accordo al Mimit: uscite quasi dimezzate, 100 milioni per il futuro
La redazione
Una manifestazione dei lavoratori Electrolux a Susegana

A chi si riferisce?

«Al ministero delle Imprese e del Made in Italy ci sono degli sherpa di lusso. Penso al dottor Castano, che gestisce i tavoli di crisi e ha avuto un ruolo fondamentale. Di lui si fidano sindacati e industriali».

L’associazione che lei presiede aveva annunciato un piano alternativo per Porcia: è ancora attuale?

«È un progetto parallelo che resta in piedi, non è accantonato. Prevedeva che, in collaborazione con Electrolux, si potesse immaginare la produzione di elettrodomestici con caratteristiche tecnologiche ed estetiche tipiche del Made in Italy».

Nella trattativa c’è stato un momento di svolta?

«Ho sempre avuto la sensazione che ce l’avremmo fatta, fin dal primo minuto. Proprio perché avevo ben presente i contorni della crisi triestina di Wärtsilä, che per la città fu molto pesante».

L’accordo quadro raggiunto il 4 novembre è un buon punto di caduta?

«È sicuramente importante. Ma io ho davanti agli occhi un altro film. Nelle scorse settimane una grande catena commerciale di distribuzione ha messo in vendita una lavatrice con marchio Candy, oggi proprietà di un gruppo cinese, e costruita in Turchia, al prezzo di 100 euro. Questa cosa qui dimostra in modo drammatico l’obbligo che abbiamo di organizzare un futuro che impedisca l’invasione di prodotti cinesi, dalle auto agli elettrodomestici fino ai mobili. Abbiamo guadagnato tempo, ma non possiamo permetterci di perderne altro. Non possiamo accontentarci di una strategia di sopravvivenza, ma dobbiamo puntare al rilancio del sistema manifatturiero».

E come si fa?

«Il problema è reale, i dazi sono una misura rozza, ma indispensabile. La Cina è in una fase di sovrapproduzione spaventosa e ha consumi interni limitati, quindi scarica sul mercato europeo tutte le sue merci. Le regole del commercio mondiale devono essere riviste».

Dovrebbe pensarci l’Unione europea, non crede?

«Certo: se l’Ue ritiene che l’elettrodomestico sia strategico, come l’auto, bisogna difenderlo con le unghie e i denti».

Cosa ci insegna questa vicenda?

«Che è finito solo il primo tempo. Adesso bisogna realizzare insieme il resto del film».

Riproduzione riservata © il Nord Est