Fvg, le imprese frenano ma il Pil cresce dello 0,9%

Il rapporto Bankitalia: opere pubbliche e turismo sostengono l’economia. L’export ristagna mentre l’occupazione è in aumento del 2,8%. Sul 2027 continuano a pesare i costi dell’energia e le tensioni internazionali

Diego D'Amelio

 

L’economia del Friuli Venezia Giulia cresce, ma le imprese non accelerano sugli investimenti e guardano al 2027 con prudenza. Il Pil regionale è aumentato dello 0,9% nel primo semestre 2026, in linea con la media italiana, l’occupazione è salita del 2,8% e la disoccupazione è scesa al 4,2%. Dietro la tenuta complessiva, tuttavia, emergono un’industria che procede lentamente e preoccupata dal futuro, mentre le esportazioni sono quasi ferme. È la fotografia dell’aggiornamento congiunturale presentato ieri a Trieste dalla Banca d’Italia: a sostenere l’attività sono soprattutto i cantieri pubblici e il turismo, mentre le aziende accumulano liquidità davanti all’incertezza internazionale.

«L’economia del Friuli Venezia Giulia sta abbastanza bene», osserva il direttore della sede triestina Massimo Gallo, richiamando una «crescita moderata» ma «diffusa a tutti i comparti». La maggiore debolezza riguarda le prospettive: «Gli investimenti privati rimangono stazionari. Questo forse è il dato da considerare». Le imprese maggiori spendono soprattutto per risparmio energetico e strumenti di intelligenza artificiale, mentre le piccole risparmiano: i programmi per il 2027 sono improntati alla cautela, tra rincari dell’energia e tensioni geopolitiche.

Il valore aggiunto industriale è cresciuto dello 0,8% nel primo semestre, con anticipi di produzione per fronteggiare rincari e problemi nelle forniture. Da capire come allora si chiuderà l’anno. Bene cantieristica, metallurgia, elettronica e alimentare; in difficoltà arredo, apparecchi elettrici e macchinari. Il quadro dell’export però è più debole. Depurando il dato dalle vendite eccezionali legate alle grandi navi Fincantieri, l’export regionale aumenta del 2,2% in valore, contro il 4,7% italiano. Tolto l’effetto dei rincari, il dato Fvg si attesa su un esile +0,2% in termini di volumi. «Abbiamo una quasi stazionarietà delle esportazioni», sintetizza il direttore.

Il comparto più dinamico è quello delle costruzioni, trainato dalle opere pubbliche, mentre rallenta il residenziale. Le ore lavorate crescono del 2,7%; gli investimenti immobiliari degli enti locali aumentano di circa il 13%. Contribuiscono in particolare gli enti locali e il Pnrr: a giugno i pagamenti riconducibili al Piano ammontavano a quasi due miliardi, pari al 70% delle assegnazioni censite in Fvg, contro il 62% nazionale, a riprova di una buona capacità di spesa. Le compravendite di abitazioni invece rallentano, mentre i prezzi regionali salgono del 6,6%: il dato non comprende peraltro Trieste, che avrebbe probabilmente contribuito a un ulteriore ritocco verso l’alto.

Nei servizi la crescita è modesta. Il turismo chiude i primi nove mesi con presenze in aumento dell’1,1%, grazie agli stranieri (+4,6%), mentre gli italiani arretrano del 4,4%. Trasporto e logistica soffrono il caro carburanti.

I dati migliori arrivano dal lavoro. L’occupazione cresce del 2,8%, contro lo 0,6% nazionale, e il tasso di disoccupazione scende al 4,2%. Tuttavia rallentano sia le assunzioni sia le cessazioni, mentre la cassa integrazione straordinaria aumenta del 19,1%, legata alle crisi aziendali. Nel complesso, però, le ore autorizzate degli ammortizzatori diminuiscono del 26,8%, grazie al calo della cassa ordinaria.

Il potere d’acquisto delle famiglie resta invece quasi fermo. Il reddito disponibile sale del 2,7% a prezzi correnti, ma solo dello 0,4% in termini reali, eroso dall’inflazione che a settembre raggiunge il 4,2%, soprattutto per energia e trasporti. I consumi crescono dello 0,9%, sostenuti in parte dalla domanda turistica.

Le imprese intanto si fanno sempre più prudenti. I prestiti bancari, nuovamente al netto della cantieristica, crescono dello 0,9%, con un +1, 9% per le aziende medio-grandi e un -3,9% per le piccole, che risparmiano in attesa di capire l’evolversi del quadro macroeconomico. Nel frattempo i depositi delle imprese aumentano del 7,8%, quelli delle famiglie del 2,5%. Liquidità accantonata anche per precauzione, mentre gli investimenti restano fermi.

Quanto al 2027, la Banca d’Italia non formula previsioni sul Pil. Il sondaggio autunnale svolto tra le imprese registra ad ogni modo attese di lieve crescita per vendite e fatturati, ma una sostanziale stabilità degli investimenti.

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