Leonardo oltre i 60 miliardi, cresce il portafoglio ordini

Nei primi nove mesi il gruppo italiano della difesa ha raccolto nuove commesse per 23,3 miliardi (+27,8%). L’ad Mariani richiama la centralità della produzione di droni a Ronchi dei Legionari

Diego D’amelio

Leonardo supera per la prima volta i 60 miliardi di euro di portafoglio ordini e rilancia le previsioni per il 2026. Nei primi nove mesi il gruppo italiano della difesa ha raccolto nuove commesse per 23,3 miliardi (+27,8%) e accresce il portafoglio a 60,4 miliardi, pari a oltre due anni e mezzo di produzione. A sostenere la crescita è anche l’acquisizione, completata a marzo per 1,6 miliardi, delle attività militari di Iveco. Ma il progresso resta consistente anche a parità di perimetro, cioè escludendo Idv: +22,4% gli ordini e +15,2% il portafoglio.

I ricavi della compagnia salgono a 15,35 miliardi (+14,2%), l’Ebita raggiunge 1,3 miliardi (+37,7%) e la marginalità operativa passa dal 7 all’8,5%. L’utile netto rettificato cresce del 74,2% a 812 milioni. Migliora anche il flusso di cassa operativo libero, ancora negativo per 68 milioni contro i 426 milioni di un anno fa; senza Idv sarebbe stato positivo per 22 milioni. L’indebitamento netto raggiunge infine 3,3 miliardi (+43,8%), soprattutto per l’acquisizione di Iveco Defence Vehicles.

La crescita coinvolge anche gli stabilimenti del Nordest, dalla produzione di velivoli senza pilota agli elicotteri, dall’elettronica alle comunicazioni per la sicurezza. A Ronchi dei Legionari assume particolare rilievo la joint venture Lba Systems, costituita con la turca Baykar Technologies. Lo stabilimento isontino avrà un ruolo centrale nello sviluppo delle attività sui velivoli unmanned. È una delle alleanze che l’ad Lorenzo Mariani cita tra i tasselli del piano di espansione industriale del gruppo.

Il nuovo perimetro comprende gli stabilimenti di Idv a Bolzano e Vittorio Veneto, confluiti nel settore dell’elettronica per la difesa. Tra i contratti più significativi figura quello per i primi sette blindati Centauro II destinati all’Esercito brasiliano, con la possibilità di arrivare a 98 mezzi attraverso ulteriori tranche: una commessa che coinvolge direttamente il polo altoatesino. A questa si aggiungono gli ordini per 860 autocarri tattici destinati alla Romania e 34 piattaforme anfibie Superav per la Spagna.

L’elettronica per la difesa è il motore principale dei conti: 11,1 miliardi di ordini (+44,2%), 7,15 miliardi di ricavi (+22,9%) e 895 milioni di Ebita (+34,2%). Crescono anche gli elicotteri, con commesse in aumento del 27,7% e 120 macchine consegnate, mentre cyber e spazio registrano ricavi in progresso rispettivamente del 17,1% e del 10,7%. Nell’aeronautica l’Ebita quasi raddoppia da 96 a 184 milioni. A incidere è il recupero della divisione Aerostrutture, dove i ricavi crescono del 44,1% a 735 milioni e la perdita operativa si riduce da 135 a 88 milioni.

Proprio sulle aerostrutture, tuttavia, resta da sciogliere il nodo dell’assetto industriale. Leonardo tratta per una joint venture con un partner dell’area del Golfo, ma il negoziato risente delle tensioni geopolitiche. Il direttore finanziario Giuseppe Aurilio ha confermato agli analisti una «discussione in corso», aggiungendo che il gruppo prepara anche un piano autonomo. Le perdite stanno diminuendo, ma una soluzione strutturale entrerà nel nuovo piano industriale.

Intanto Leonardo rivede al rialzo la guidance degli ordini per il 2026 da 28,2 a 29,5 miliardi, confermando gli obiettivi di 22,1 miliardi di ricavi, 2,21 miliardi di Ebita e 1,37 miliardi di flusso di cassa operativo libero. Mariani punta a trasformare il portafoglio in una maggiore «capacità produttiva e di consegna» e richiama, oltre alla partnership con Baykar, il programma Gcap, la joint venture con Rheinmetall e l’alleanza spaziale con Airbus e Thales.

Riproduzione riservata © il Nord Est