Dentro a Staff International, la fabbrica del lusso di Otb: «La creatività da sola non basta»

Renzo Rosso racconta la Silicon Valley della manifattura nella moda

«Da Lagerfeld a Galliano a Westwood: tutti i più grandi hanno lavorato qui»

Un modello nato nel distretto veneto e diventato riferimento internazionale

Roberta Paolini

 

Il modellista fissa gli spilli sul capo ancora aperto. Alle sue spalle il direttore creativo osserva le proporzioni, corregge una linea, sposta un volume di pochi millimetri. Poco più in là il responsabile dello sviluppo prodotto valuta se quell'idea potrà essere replicata in produzione senza perdere identità, mentre chi segue l'industrializzazione verifica tempi, lavorazioni, costi e passaggi di filiera. È in questa sequenza di competenze, che si inseguono e si correggono a vicenda, che da cinquant’anni lavora Staff International, la piattaforma produttiva del Gruppo Otb.

C'è stato un tempo in cui, tra Vicenza, Montebello, Breganze e la pianura veneta, bastavano un paio d'ore per trasformare un'idea in un prototipo. Bastava una telefonata. Serviva una cerniera? Arrivava. Un bottone speciale? Qualcuno lo stava già producendo pochi chilometri più in là. Un nuovo denim, una lavanderia capace di inventare un trattamento mai visto, un modellista in grado di dare forma a un disegno impossibile? Tutto era lì, concentrato in pochi chilometri quadrati. «Era una piccola Silicon Valley», racconta oggi Renzo Rosso. Non quella dei microchip, ma quella della manifattura. Un luogo dove la velocità non nasceva dagli algoritmi ma dalle mani, dove l'innovazione correva lungo le strade di provincia e aveva il rumore delle macchine da cucire. È dentro questo ecosistema che Staff è cresciuta trasformandosi da società di licenze in una piattaforma industriale dedicata allo sviluppo del prodotto per i grandi marchi del lusso.

La sua storia coincide in buona parte con l'evoluzione della moda contemporanea. Nel tempo sono passati da qui Martin Margiela, John Galliano, Vivienne Westwood, Karl Lagerfeld, Viktor & Rolf, Dean e Dan Caten, Francesco Risso, Lucie e Luke Meier, Glenn Martens, Meryll Rogge e Simone Bellotti. Designer molto diversi, accomunati dall'aver trovato una struttura capace di tradurre linguaggi creativi differenti in un processo produttivo fatto di modellistica, prototipia, ricerca sui materiali, sviluppo industriale e controllo della qualità.

La retrospettiva allestita per i cinquant'anni racconta proprio questa evoluzione attraverso cinquanta capi. Più che ripercorrere le collezioni, mostra la complessità del lavoro che sta dietro ciascun prodotto: le applicazioni manuali che richiedono decine di ore di lavorazione negli abiti di Viktor & Rolf, le centinaia di borchie montate una a una per Dsquared2, le sperimentazioni sulle superfici sviluppate per Marni, le costruzioni di Martin Margiela, fino ai lavori più recenti di Glenn Martens.

Per Rosso è questo il valore costruito in mezzo secolo: un’organizzazione nella quale il talento creativo entra in relazione con competenze tecniche che si sono sedimentate nel tempo. «La creatività è la nostra forza più grande, ma da sola non basta. È l’unione con l'artigianalità che rende possibile trasformare un'idea in un prodotto d'eccellenza».

Lo stesso principio guida oggi il rapporto con la filiera. Attorno a Staff ruota una rete di laboratori e piccole aziende che il gruppo ha accompagnato nella crescita, sostenendone gli investimenti, l’innovazione tecnologica, la sostenibilità e l'accesso al credito. Parallelamente la Scuola dei Mestieri lavora sul ricambio generazionale, mettendo fianco a fianco quattro generazioni di professionisti. Perché, in un’industria nella quale ogni collezione cambia, il patrimonio che resta è la capacità di trasformare un disegno in un prodotto.

Nell’anno che Rosso definisce «uno dei più complessi per il settore della moda», Otb ha chiuso il 2025 confermando la capacità di tenere la rotta in un mercato del lusso attraversato da una profonda frenata. Il gruppo di Breganze ha archiviato con ricavi a 1,632 miliardi di euro e vendite nette a 1,569 miliardi (-7,2%). A pesare sono soprattutto il rallentamento del canale wholesale, la debolezza della domanda in Cina e in Europa e il contesto geopolitico. Il risultato netto adjusted è negativo per 50,4 milioni, dopo oneri non ricorrenti per 56 milioni, mentre la posizione finanziaria netta, depurata degli effetti contabili dell’Ifrs 16, resta positiva per 39,9 milioni di euro. Dentro questi numeri emerge con ancora maggiore chiarezza il ruolo di Staff International, la piattaforma industriale del gruppo che realizza le collezioni delle maison del lusso di Otb e gestisce la licenza globale di Dsquared2. È qui che prende forma la parte più sofisticata dell’offerta del gruppo: oltre alla produzione delle collezioni di Maison Margiela, Jil Sander e Marni, Staff sviluppa scarpe e pelletteria per tutti i marchi Otb e continua a rappresentare il cuore manifatturiero del polo del lusso costruito da Renzo Rosso.

Il 2025 racconta però anche un lusso a due velocità. Da una parte Maison Margiela continua a essere il principale motore della crescita del gruppo. Il marchio mette a segno un incremento dell’8,4%, la migliore performance di tutto il portafoglio, beneficiando sia dell’arrivo di Glenn Martens alla direzione creativa sia dell’espansione internazionale con l'ingresso in Canada, le prime aperture in Messico e il rafforzamento della presenza in Medio Oriente. È proprio la crescita di Margiela a compensare in parte il rallentamento degli altri brand del lusso.

Diversa la situazione di Jil Sander e Marni, entrambe interessate nel corso dell’anno da un profondo riposizionamento strategico. Le maison hanno visto l’arrivo alla direzione creativa rispettivamente di Simone Bellotti e Meryll Rogge.

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