Delfin, Milleri lavora al riassetto finale

L’assemblea dovrà affrontare anche le richieste di Transfer Notice di alcuni soci

Roberta Paolini

 

Domani ricorrono quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio. Il fondatore di Luxottica aveva costruito una governance pensata per proteggere nel tempo il patrimonio industriale e impedire che le inevitabili tensioni familiari potessero compromettere il controllo della holding. Oggi quella stessa architettura societaria, concepita per garantire stabilità, è chiamata a misurarsi con il passaggio più delicato dalla morte dell'imprenditore.

Al centro della partita c'è ancora il riassetto di Delfin e l'operazione attraverso la quale Leonardo Maria Del Vecchio si è impegnato ad acquistare le quote dei fratelli Luca e Paola per circa 11 miliardi di euro. Secondo quanto risulta, il presidente della holding, Francesco Milleri, starebbe lavorando per cercare una soluzione capace di ricomporre le diverse posizioni emerse all'interno del cda, dove non mancherebbero sensibilità differenti soprattutto sul tema della lettera di patronage richiesta dagli istituti finanziari.

A pochi giorni dall'assemblea del 30 giugno le strade sul tavolo non sono molte, ma esistono ancora margini per evitare che il progetto si blocchi definitivamente. Più si avvicina la data chiamata a decidere il futuro della holding della famiglia Del Vecchio, più appare evidente come una soluzione dovrà essere trovata.

Il ruolo del consiglio di amministrazione, del resto, è centrale. Lo statuto di Delfin, disciplinato dal diritto lussemburghese, attribuisce infatti all'organo amministrativo un perimetro di competenze particolarmente ampio. L’articolo 10 legge, al singolo socio o all'assemblea spettano al dirigente unico o, nei casi previsti, al consiglio di amministrazione. In concreto significa che il consiglio dispone di ampi margini decisionali non soltanto nella gestione ordinaria, ma anche in una parte rilevante delle operazioni straordinarie, comprese alcune decisioni sulle partecipazioni detenute dalla holding. È l'impianto di governance immaginato da Leonardo Del Vecchio per evitare che ogni scelta strategica fosse subordinata al consenso preventivo degli otto eredi. Ed è proprio all’interno di questo perimetro che il board starebbe cercando una via d’uscita al rompicapo aperto dall'operazione di Leonardo Jr.

L’assemblea del 30 giugno sarà infatti chiamata ad approvare il bilancio, la distribuzione del dividendo e ad affrontare anche alcune richieste di Transfer Notice presentate dai soci. Secondo quanto risulta, oltre a Leonardo Maria Del Vecchio, che avrebbe avanzato la richiesta per la propria Lmdv Fin, analoghe comunicazioni sarebbero state presentate anche da Clemente Del Vecchio e da Rocco Basilico.

Su questo punto, tuttavia, lo statuto appare particolarmente rigoroso. La procedura di Transfer Notice consente il trasferimento delle partecipazioni anche verso una holding personale, ma non risolve automaticamente il tema della loro eventuale utilizzabilità come garanzia bancaria.

La definizione statutaria di Transfer, infatti, comprende qualsiasi operazione tra vivi che comporti un mutamento della titolarità o la costituzione di diritti sulle azioni, inclusi conferimenti, fusioni, scissioni, usufrutti, pegni, garanzie e altri vincoli.

In altre parole, trasferire le azioni da una persona fisica a una holding interamente controllata dal medesimo socio non rappresenta, di per sé, il principale ostacolo. Il nodo si presenta nel momento in cui quelle partecipazioni dovessero essere successivamente date in pegno a favore di una banca. In quel caso entrerebbe infatti in gioco un soggetto terzo e lo statuto prevede l’unanimità. 

Riproduzione riservata © il Nord Est