La fabbrica di Bat continua a crescere: 241 milioni investiti e 335 assunzioni

La multinazionale dei prodotti da fumo compie tre anni a Trieste: secondo uno studio del Mib l’impatto sul territorio nel 2025 è stato di 275 milioni. Di Paolo: «Qui un ecosistema, dalle costruzioni alla scienza».

Diego D’amelio

 

Investimenti pari a 241 milioni di euro e un numero di assunzioni arrivate a 355. Lo stabilimento Bat di Trieste festeggia i suoi tre anni di attività all’interno dell’interporto di Bagnoli della Rosandra. Lo ha fatto mercoledì sera con una lussuosa cena per gli stakeholder organizzata all’interno della Camera di commercio e presentando ieri una nuova analisi delle ricadute che la multinazionale del tabacco e dei nuovi prodotti da fumo sta avendo sul territorio. La stima degli analisti del Mib è di un impatto di 275 milioni nel solo 2025.

Secondo il report della scuola di management con sede al Ferdinandeo, «per ogni euro di produzione dell’azienda si attiva un effetto moltiplicativo fino a 5,5 euro». Il calcolo porta il totale a 275,6 milioni in un anno, con «una quota superiore al 90% del valore aggiunto prodotto che rimane fra Trieste e il Friuli Venezia Giulia». Ma oltre alle stime ci sono i dati reali e certificati, che parlano di 355 dipendenti assunti nel triennio, con un’età media di 32-33 anni. Spicca il dato della nazionalità dei lavoratori, provenienti da 36 diversi paesi, ma che per il 70% sono originari del Friuli Venezia Giulia. L’intenzione della corporation è di avvicinarsi a quota 400 dipendenti diretti entro fine 2026.

L’altra voce significativa è quella dei 241 milioni investiti nell’area di FreeEste, dove Bat è stata in grado di realizzare in 18 mesi un primo stabilimento da 10.000 metri quadrati, inaugurato nel giugno 2023 e poi ampliato a 20.000. A questa somma si aggiungono, sempre nel triennio, quasi 93 milioni di spese operative.

Oggetto della conferenza stampa di ieri è stata la terza edizione dello studio realizzato dal Mib sull’impatto dell’Innovation Hub insediato a Trieste. Per quanto riguarda la dimensione quantitativa, l’impatto diretto si assesta nel 2025 sui 50 milioni di fatturato, mentre la stima di quello indiretto vale 159 milioni, legati alla catena di fornitura. Aggiungendo il calcolo dell’indotto si arriva a 275,6 milioni, che includono anche i redditi: sia dei 355 dipendenti diretti che dei 259 lavoratori che l’analisi ritiene siano stati assunti nell’indotto generato da Bat sul territorio, fra logistica, servizi e altri settori accessori.

Tornando ai dati concreti, nel 2025 Bat risulta aver proseguito il suo percorso di sviluppo con risultati notevoli. Nel giro di un anno le risorse umane e sono cresciute di 99 unità e i 50 milioni di fatturato del 2025 segnano una crescita del +66% rispetto all’anno precedente. Il valore aggiunto è salito inoltre a 29,8 milioni, mentre l’utile di esercizio si è attestato a 2,8 milioni, con un incremento del +75%. Le percentuali sono tipiche di un progetto industriale in fase di decollo, ma attestano allo stesso tempo la continuità di un percorso, che alla fine del 2021 aveva promesso l’investimento di 500 milioni e la creazione di 600 posti di lavoro diretti in cinque anni. Anche il patrimonio netto ha registrato un rafforzamento, superando i 200 milioni: +23% sul 2024. Sul piano fiscale, il gettito diretto sfiora 1,2 milioni, di cui circa 800 mila euro di Ires e 300 mila di Irap, oltre alla componente di addizionali Irpef versate dai dipendenti.

Andrea Di Paolo, presidente di Bat Trieste, sottolinea «il tanto studio su Trieste e su tutta Italia prima di decidere dove andare a investire per creare il nostro Innovation hub: non volevamo solo un sito produttivo, ma un ecosistema che ponesse al centro Bat e trovasse sul territorio tutto quanto ci occorreva, dalle ditte per la costruzione alle istituzioni scientifiche». Per Di Paolo, «il report restituisce una sintesi del percorso di crescita, valorizzando la relazione con il territorio e ricambiando con risultati concreti la fiducia riposta in noi da istituzioni e comunità locale. Bat Trieste raggiungerà i 400 dipendenti entro fine anno, evidenziando livelli di crescita costanti che tengono al centro la catena di fornitura locale».

Il presidente e ad di Bat Italia, Simone Masè, parla di «un modello di crescita concreto, misurabile e scalabile. Nonostante la dimensione sia limitata se confrontata con altri nostri siti, la qualità espressa da Trieste emerge come un’eccellenza assoluta: qui sviluppiamo prodotti legati alle cosiddette nuove categorie, lo facciamo fregiandoci del marchio made in Italy. Il modello Bat Trieste è un fiore all’occhiello di cui andiamo fieri. Trieste rappresenta pienamente questo approccio: non solo un investimento di successo, ma un hub strategico in cui innovazione, collaborazione istituzionale e creazione di valore per il territorio si integrano».

E di “modello Bat” parla anche il presidente della Camera di commercio Antonio Paoletti, ricordando come «all’epoca tutte le istituzioni hanno lavorato assieme per far partire la produzione nel giro di pochi anni. Lo stesso clima è auspicabile per altri insediamenti che sono alle porte. Bat per Trieste e la regione è una realtà importantissima». Il presidente di Interporto Trieste, Paolo Privileggio, si sofferma infine sulla «partnership fra pubblico e privato: una collaborazione win-win che coniuga business e interesse pubblico. Siamo orgogliosi di quanto fate: abbiamo compiuto tre anni ma siamo già grandi».

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