Decollano i conti di Ryanair
Focus sul Nordest con nuove rotte dagli aeroporti di Veneto e Friuli Venezia Giulia con 8,4 milioni di passeggeri attesi. Nell’ultimo esercizio la compagnia irlandese ha fatturato 15,5 miliardi di euro con un utile superiore ai 2,2 miliardi

Con oltre 208 milioni di passeggeri trasportati in un anno e ricavi sopra i 15,5 miliardi di euro, Ryanair consolida la propria leadership europea e rilancia la sfida sul mercato italiano, con un focus sempre più marcato sugli aeroporti del Nordest.
La compagnia low cost guidata da Michael O’Leary ha chiuso l’esercizio marzo 2025-marzo 2026 con numeri in forte crescita: i passeggeri sono saliti del 4% a 208,4 milioni e i ricavi hanno raggiunto 15,54 miliardi (+11%).
Ancora più marcato il balzo dell’utile netto, cresciuto del 40% a 2,26 miliardi.
Una crescita che si riflette anche nel rafforzamento della presenza negli aeroporti del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, territori strategici per la compagnia irlandese.
Per l’estate 2026 Ryanair opererà infatti 83 rotte complessive tra gli aeroporti di Venezia, Treviso e Verona, con cinque nuove destinazioni: da Venezia verso Budapest, Siviglia e Alicante, e da Verona verso Tirana e Trapani-Marsala.
Nel sistema aeroportuale veneto saranno basati sei aeromobili, quattro a Venezia e due a Treviso, con una previsione di 7,2 milioni di passeggeri trasportati e un impatto occupazionale stimato in 5.500 posti di lavoro.
Anche il rafforzamento su Trieste - Ronchi dei Legionari conferma il peso crescente del Nordest nella strategia del gruppo irlandese.
Per l’estate 2026 Ryanair baserà due aeromobili nello scalo friulano, operando 21 rotte, inclusa la nuova connessione con Tirana.
Previsto inoltre un aumento delle frequenze su tratte già consolidate come Barcellona, Berlino, Brindisi e Valencia. L’obiettivo dichiarato è superare 1,2 milioni di passeggeri annui, sostenendo oltre 950 posti di lavoro.
«Continuiamo a registrare una crescita record in tutta Italia, investendo negli aeroporti regionali come Venezia, Verona e Treviso», ha spiegato Fabrizio Francioni di Ryanair.
Sul fronte finanziario, la compagnia continua intanto a confrontarsi con l’aumento dei costi energetici e con le tensioni geopolitiche internazionali.
La compagnia ha annunciato che, se il prezzo del carburante resterà sugli attuali livelli elevati, i costi operativi potrebbero crescere di circa il 5% nel prossimo esercizio.
A pesare sulle prospettive future sono soprattutto i conflitti internazionali, dal Medio Oriente alla guerra tra Russia e Ucraina.
Secondo Ryanair, queste tensioni rischiano di provocare problemi di approvvigionamento e rialzi prolungati del prezzo del cherosene sul 20% dei consumi non coperti da hedging.
La compagnia ha comunque confermato di avere bloccato l’80% del costo del carburante fino all’aprile 2027 a un prezzo di 668 dollari per tonnellata, una strategia che, secondo O’Leary, «metterà i margini del gruppo al riparo dalla volatilità dei mercati petroliferi».
«Il conflitto in Medio Oriente», ha aggiunto, «ha creato incertezza economica e ancora adesso non sappiamo quando riaprirà lo stretto di Hormuz. Ma l’Europa rimane relativamente ben rifornita di cherosene, grazie ai flussi provenienti dall’Africa occidentale, dalle Americhe e dalla Norvegia».
Resta infine il nodo dell’addizionale municipale sugli aeroporti italiani, tema su cui Ryanair continua a premere. Secondo la compagnia irlandese, questa tassa continua a danneggiare gli aeroporti italiani, rendendo il trasporto aereo più costoso rispetto a Paesi che hanno ridotto o eliminato le imposte sull’aviazione, come Svezia, Ungheria e Albania.
La compagnia chiede quindi al governo e alle Regioni di seguire l’esempio di alcune regioni come Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Sicilia ed Emilia-Romagna, tuttti territori che hanno abolito l’addizionale.
Secondo Ryanair, una cancellazione generalizzata della tassa potrebbe portare in Italia oltre 80 milioni di passeggeri all’anno, 15 mila nuovi posti di lavoro, 40 aeromobili aggiuntivi e 250 nuove rotte.
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