De Eccher, i fornitori del cantiere di Mestre rischiano 40 milioni

I lavori fermi per il nodo ferroviario dell’aeroporto di Venezia e per l’ospedale Cattinara di Trieste. Entro la fine di marzo Webuild dovrebbe concludere la sua due diligence sul gruppo friulano

Maurizio Cescon
Il cantiere per il collegamento della stazione di Mestre con l'aeroporto di Tessera è fermo da dicembre
Il cantiere per il collegamento della stazione di Mestre con l'aeroporto di Tessera è fermo da dicembre

 

Sono settimane decisive per la crisi Rizzani De Eccher, la grande azienda friulana di costruzioni che, gravata da debiti che sfiorano il miliardo di euro, il 5 febbraio scorso, ha chiesto al tribunale di Trieste l’ammissione alla procedura concorsuale. Entro la fine di marzo si dovrebbe concludere la due diligence, da parte di Webuild, il colosso delle costruzioni che sarebbe interessato a rilevare RdE.

L’esito dell’analisi e la valutazione approfondita della situazione patrimoniale di De Eccher, consentirà di capire che strada potrebbe prendere il piano concordatario, per il quale ci sono 120 giorni di tempo a partire dalla data del deposito, ovvero il 5 febbraio.

Intanto nelle difficoltà di Rizzani De Eccher che hanno causato lo stop sostanziale del cantiere del collegamento ferroviario tra la stazione di Mestre e l’aeroporto di Venezia “Marco Polo”, uno dei lavori simbolo del Pnrr, sono coinvolte, loro malgrado, anche diverse imprese venete subappaltatrici o fornitrici strategiche, almeno una decina, rimaste esposte per i lavori e le forniture degli ultimi cinque mesi (da settembre 2025 in poi), per diverse decine di milioni di euro.

Secondo una prima stima l’esposizione totale sarebbe di almeno 40 milioni, solo per queste imprese.

Attualmente il cantiere del nodo ferroviario è praticamente fermo, c’è solo qualche operaio addetto a interventi di manutenzione o movimentazione terra, ma nient’altro.

Dinanzi alla crisi conclamata del gruppo friulano, che si è manifestata in tutta la sua portata nel secondo semestre 2025, le imprese subappaltatrici e fornitrici avevano manifestato in modi e tempi diversi alla Desium scarl, società consortile controllata da Rizzani De Eccher e Sacaim, e quindi a Rfi (Rete ferroviaria italiana), l’impossibilità di proseguire senza adeguate garanzie di pagamento con i lavori e forniture.

Solo a fronte dell’intervento di Rfi, che a suo tempo aveva garantito i pagamenti diretti a fornitori e subappaltatori - con il fine di far proseguire i lavori nei ritmi serrati necessari per puntare al completamento entro il 2026, come richiesto anche dalla pianificazione del Pnrr - le imprese venete, facendo ovviamente affidamento su tale impegno diretto di Rfi, avevano proseguito il cantiere e le forniture, evitando al contempo il blocco dell’opera strategica, ma accumulando ulteriore esposizione finanziaria.

Frattanto Rfi non risulta aver pagato il Sal (Stato avanzamento lavori) di settembre 2025 né ha dato seguito al pagamento del Sal relativo agli interventi dei tre mesi successivi (ottobre, novembre e dicembre 2025), con l’effetto che le imprese venete impegnate nel cantiere, facendo esclusivo affidamento sull’impegno assunto da Rfi quando la crisi era conclamata e si doveva convincere le imprese a non abbandonare i lavori e cessare le forniture, si sono trovate esposte per importi aggiuntivi e rilevanti.

Si tratta di aziende specializzate in scavi, in lavorazione del ferro, o di fornitura di calcestruzzo con crediti di circa 40 milioni, per opere eseguite nel cantiere strategico di Rfi e a oggi non pagati da quest’ultima.

Alcune di queste imprese, che occupano centinaia di addetti sul territorio, si sono affidate all’avvocato Vincenzo Pellegrini, partner dello studio legale BM&A. Inutile dire che gli imprenditori coinvolti nella crisi Rizzani De Eccher, si sentono fortemente penalizzati, per essere stati indotti a ritenere di potere aderire alla richiesta pressante di proseguire con i lavori, stante la necessità di mantenere la tabella di marcia del Pnrr, a fronte dell’impegno diretto della stazione appaltante ai pagamenti, per poi trovarsi dinanzi a una situazione di conclamata insolvenza e soprattutto in assenza di risposte e rassicurazioni.

La situazione che ne deriva è appunto di estrema gravità per l’intero tessuto economico e sociale del Veneto. I subappaltatori e i fornitori coinvolti si trovano in una posizione paradossale: hanno adempiuto puntualmente ai propri obblighi contrattuali, hanno ottenuto garanzie scritte di pagamento diretto da parte del committente pubblico Rfi e ciononostante non riescono a incassare nemmeno un euro. Il sentimento diffuso tra le imprese è quello di un vero e proprio tradimento della fiducia riposta nelle istituzioni e nelle rassicurazioni formalmente ricevute.

Si profila così il rischio concreto di una crisi a catena nel tessuto imprenditoriale locale. Una di queste aziende vanta pure un credito di circa 260 mila euro per il cantiere del nuovo ospedale di Cattinara, a Trieste, opera che era stata vinta sempre da Rizzani De Eccher.

Cosa fare adesso? In attesa del pronunciamento del tribunale sul concordato e l’auspicabile salvataggio (o integrazione) da parte di Webuild, le imprese subappaltatrici chiedono con urgenza che Rfi rispetti gli impegni assunti con la delegazione di pagamento scritta, onorando i crediti dei subappaltatori e dei fornitori, nei quali ha generato un evidente affidamento.

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