Vivo Fvg taglia il traguardo dei 50 anni: sedi rinnovate e opzione nuovi store

Il cash & carry con sei sedi tra Isontino, Friuli e Veneto tiene nonostante il calo dei consumi: fatturato a 69 milioni. Brendolan: «Passi giusti e spalle larghe nella continuità»

Diego D’amelio

 

Cinquant’anni trascorsi dall’apertura del primo alimentari cash & carry e un anniversario da celebrare con quasi 70 milioni di fatturato, sei punti vendita e un patrimonio che consente di guardare all’attuale fase di debolezza dei consumi senza affanni, tanto che Vivo Friuli Venezia Giulia continua a investire sulla rete commerciale esistente, senza escludere nuove aperture. «Il mercato è abbastanza saturo e ogni passo va valutato con attenzione. Non abbiamo mai aperto per poi chiudere poco dopo», dice il presidente Giuliano Brendolan. Per il 2027 sono allo studio nuove ristrutturazioni ed eventuali opportunità di espansione saranno esaminate senza preclusioni. «Trieste è sempre stato il pallino. Finora non ci sono state le condizioni. Il Veneto? Tutto è possibile».

Tutto inizia nel settembre 1976, dopo l’ultima scossa del terremoto del Friuli. Mario Brendolan lascia Lonigo, nel Vicentino, dove la famiglia operava nel commercio alimentare (altri fratelli si specializzano nei prosciutti e i cugini costruiscono in Veneto il colosso della distribuzione Brendolan Commerciale), per aprire a Martignacco. Ma l’avvio non è facile. «Chi arrivava da fuori per fare impresa veniva guardato con sospetto. Si lavorava poco, nonostante il punto vendita fosse fornito e competitivo», racconta il figlio. Il rapporto cambiò con il tempo. «Pur col suo accento veneto, mio padre riuscì a conquistare e molti clienti divennero amici».

La rete si allarga. Nel 1980 arriva Gorizia, dove viene impiantata la sede legale;nel 1997 Montebelluna segna lo sbarco in Veneto; nel 2001 apre Lignano, nel 2003 Udine e nel 2004 Porcia, trasferita poi a Pordenone. Martignacco, dove si trova la sede amministrativa, è spostata nell’attuale struttura nel 2016, mentre Lignano cambia sede nel 2019. Nello sviluppo è determinante Gianpaolo Brendolan, fratello di Giuliano, scomparso in un incidente nel 2008. Due anni dopo viene meno il padre. «L’azienda poggiava su di loro. Non era scontato arrivare al traguardo dei cinquant’anni dopo con una società nuovamente sana e forte», racconta Giuliano. È anche per questo che Brendolan insiste sulla continuità dei valori: correttezza commerciale, serietà, rapporto familiare con i collaboratori e relazione diretta con la clientela: «Mio padre mi ha insegnato a stare in prima linea e dare l’esempio».

Oggi Vivo conta 82 addetti, compresi gli stagionali di Lignano. La proporzione degli interinali è cresciuta per avere più elasticità nei punti vendita: oltre 25.000 metri quadrati e più di 15.000 articoli sugli scaffali, dal fresco ai surgelati, dagli alimentari ai detersivi, dai casalinghi professionali al beverage. Vini, liquori e spirits restano una delle specializzazioni. Negli anni la clientela è cambiata. Se alle origini Vivo serviva i negozi, oggi il baricentro sono il fuori casa e l’Horeca: ristoranti, bar, alberghi, pizzerie, catering e food service.

Il cinquantesimo arriva in una fase tutt’altro che brillante per i consumi. Dopo anni di crescita seguiti al Covid, il 2025 segna un rallentamento: i 68,5 milioni di ricavi valgono l’1% in meno del 2024. «Dopo la guerra in Ucraina l’aumento dei costi è stato fortissimo e c’è stata speculazione. Le famiglie hanno tagliato il superfluo», ragiona Brendolan. Pesa pure la flessione del vino, che nel canale cash & carry nazionale registra una flessione del 18%, dovuta a prezzi e cambiamento degli stili di consumo. Vivo sta reagendo aumentando il numero degli articoli in promozione e l’intensità degli sconti. E i risultati si vedono: nei primi sei mesi del 2026 il fatturato è cresciuto del 2% sullo stesso periodo del 2025. L’obiettivo è chiudere l’esercizio in leggera crescita.

A consentire all’azienda di attraversare una fase incerta è la solidità costruita negli anni. Il bilancio 2025 mostra un utile netto di 4,5 milioni in leggero calo e un patrimonio netto salito a 53,8 milioni. Se il fatturato pare aver raggiunto il plateau, «negli ultimi 15 anni abbiamo accumulato riserve che ci danno solidità, un biglietto da visita importante verso i nostri fornitori. Avere le spalle larghe in un mercato turbolento significa inoltre non dover chiedere aiuti alle banche».

Con quelle risorse si sono alimentati gli investimenti. A Martignacco l’impianto fotovoltaico è appena stato portato da 200 a 600 kilowatt e nuovi pannelli sono stati installati nelle filiali che ne erano sprovviste per sostenere i consumi della refrigerazione. Nei punti vendita sono stati installati frontalini elettronici che consentono di automatizzare aggiornamento dei prezzi, gestione delle giacenze e ordini in arrivo. Sul fronte energetico sono stati installati stabilizzatori di linea per ridurre i consumi di frigoriferi e climatizzazione, mentre la sostituzione delle lampade tradizionali con quelle a led dimmerabili sta producendo un risparmio sull’illuminazione fino al 40%, grazie a sensori di movimento che regolano l’intensità della luce in base al passaggio della clientela.

Vivo celebrerà il mezzo secolo a settembre con un volantino speciale, promozioni dedicate e degustazioni organizzate a Martignacco cn i fornitori storici. Un anniversario incentrato sulla dimensione familiare. Il passaggio generazionale, con Brendolan cinquantenne e figli ancora piccoli, non è all’ordine del giorno. E mentre si guarda al futuro, c’è la memoria da coltivare: «Oggi, a distanza di 18 anni dalla scomparsa di mio fratello e 16 da quella di mio padre, continuiamo a esser seduti sulle loro fondamenta e lavoriamo non per i numeri, ma per il rispetto di chi ha dedicato una vita all’azienda. Il loro esempio ci aiuta a proseguire con convinzione e coraggio», dice Giuliano.

 

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