Caro energia, Marinese (Confindustria): «Per avere bollette più leggere serve tornare al nucleare»

Per Vincenzo Marinese, vicepresidente di Confindustria nazionale, il tema energetico si affronta con la revisione del sistema europeo sulle emissioni e con l’introduzione dei mini reattori di nuova generazione: «Non sono pericolosi»

La redazione
Vincenzio Marinese, Confindustria
Vincenzio Marinese, Confindustria

Per Vincenzo Marinese, numero due di Confindustria nazionale, il caro bollette si supera con la riforma europea della tassa sulle emissioni e con l’introduzione del nucleare pulito di quarta generazione.

L’EU ETS (Emission Trading System) è il mercato europeo basato sul principio per lo scambio di quote di emissione di gas serra. È il pilastro fondamentale della politica climatica dell'Unione Europea per spingere alla decarbonizzazione dei paesi e raggiungere la neutralità climatica al 2050, imponendo un costo crescente alle emissioni di anidride carbonica. Per Marinese il sistema va rivisto con urgenza. Perché altrimenti «salta il sistema economico del paese».

Il numero due di Confindustria commenta così l’annuncio di una nuova stagione di rincari energetici che, come ha evidenziato Nomisma Energia sui nostri giornali, rischia di impattare pesantemente sul sistema produttivo italiano, con incrementi dal prossimo settembre anche del 54 per cento per le imprese e del 23 per cento per le famiglie.

Come se ne può uscire?

«Dico che il sistema Ets va rivisto. Già oggi ha prodotto un innalzamento delle bollette del 15 per cento per le famiglie e del 20 per cento per le imprese. Si tratta di una tassa per la decarbonizzazione ma oggi il rischio è di bloccare un vero cambiamento. Noi dobbiamo andare verso il nucleare pulito e le fonti rinnovabili. Dobbiamo essere un paese che diventa il più velocemente possibile autosufficiente dal punto di via energetico. Solo così si affronta questa situazione».

Quando si parla di nucleare il pensiero di molti corre a quarant’anni fa, all’incidente alla centrale di Chernobyl o a quella di Fukushimain Giappone. Come si fa a spegnere quelle paure?

«Sto parlando del nuovo nucleare, quello pulito, e dei mini reattori. Negli Stati Uniti oggi è con i mini reattori che alimentano l’energia per far funzionare i campus universitari».

Ma in Italia ha vinto il no al referendum sul nucleare: non una, ma due volte.

«Certo ma obietto. Oggi con quel no cosa abbiamo ottenuto alla fine? Si è scelto di non investire in una tecnologia che oggi ha dei connotati completamente diversi. E mentre noi dicevamo di no, invece i paesi più vicini a noi lo hanno realizzato il nucleare. E mi riferisco alla Slovenia, alla Francia e alla Spagna. Non mi pare che, insomma, ci sia stato un grosso risultato per il nostro paese. Invece i mini reattori rappresentano oggi una realtà necessaria per raggiungere la autosufficienza energetica del nostro paese che è la prima necessità anche per il sistema industriale italiano».

Qual è dunque l’appello di Confindustria al governo?

«Ci rivolgiamo al governo e ovviamente all’Europa perché il sistema europeo dell’Ets venga in fretta rivisto. E mi rivolgo anche ad una parte dei partiti che nel parlamento italiano sono contrari a questa revisione, affinché comprendano e sostengano la richiesta di revisionare il sistema Ets perché la tassa di decarbonizzazione pesa troppo sulle nostre imprese. E il rischio è di vedere saltare il sistema economico e sociale del paese. Occorre sburocratizzare e favorire il ricorso alle energie rinnovabili, come il fotovoltaico, e i progetti di nucleare pulito. Altrimenti è la fine per molte aziende. Mi riferisco a settori strategici, come le acciaierie, il vetro, la ceramica».

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