Montasio Dop in salute: la produzione cresce del 7%

Il trend dei primi sei mesi del 2026 conferma la solidità del Consorzio. Significativa la quota del formaggio di malga che ha raggiunto 71 mila forme. Il presidente Pivetta: sviluppi lenti sui mercati esteri, ma ora vediamo i frutti

Maurizio Cescon

 

«Abbiamo dato stabilità alla Dop Montasio. Gli sviluppi sui mercati esteri sono molto lenti, ma finalmente si vedono i primi frutti. È cresciuto il valore qualitativo del prodotto che consentirà di dare sostenibilità economica alle circa 700 aziende zootecniche certificate che producono il latte per il Montasio secondo il disciplinare». Il presidente Valentino Pivetta e il direttore del Consorzio Renato Romanzin, guardano al futuro con fiducia. In un contesto economico piuttosto complesso, caratterizzato da consumi prudenti e da una forte attenzione al rapporto tra qualità e prezzo, il Montasio Dop, produzione friulana e veneta, dimostra ancora una volta una buona capacità di tenuta, confermata dalle continue attenzioni che il consumatore riserva a un formaggio certificato e con una storia autentica alle spalle. Il consumatore è più consapevole, cresce infatti l’attenzione alla semplicità e naturalità degli ingredienti, al benessere animale e alla sostenibilità della filiera.

Nel 2025 il Montasio Dop ha raggiunto una produzione complessiva di quasi 760 mila forme mantenendo sostanzialmente invariati i volumi rispetto all’anno precedente ma superando del 9% la programmazione del piano produttivo iniziale. Particolarmente significativa la performance del Pdm (Prodotto della montagna) che ha superato le 71.500 forme, in crescita del 5% e pari al 10% della produzione complessiva. Il dato più significativo riguarda l’incremento del prezzo medio della Dop, cresciuto del 3%, indicatore che evidenzia la crescente capacità di valorizzare il prodotto e rafforzare il posizionamento nei segmenti a maggiore valore aggiunto.

I numeri dell’anno in corso sono ancora migliori. Il trend positivo infatti trova conferma anche nel primo semestre 2026 che registra un incremento della produzione del +7% rispetto all’anno precedente. «Le prospettive restano positive grazie all’espansione dei mercati, al rafforzamento delle attività promozionali e a un programma di investimenti focalizzato su sicurezza alimentare, innovazione, sostenibilità e valorizzazione della qualità certificata», commenta il presidente Pivetta, «il crescente interesse dei consumatori verso prodotti certificati, dall’origine territoriale certa e di alta qualità conferma la validità delle strategie adottate dal Consorzio e dagli operatori della filiera». La base associativa conta 35 stabilimenti di produzione, 11 aziende di stagionatura, 2 associazioni di produttori e 714 aziende zootecniche produttrici di latte.

Tra le priorità assolute del Consorzio rimane la sostenibilità economica della filiera. «Il nostro compito è creare le condizioni affinché allevatori e caseifici possano continuare a investire e a produrre con qualità», osserva il direttore Romanzin, «per questo lavoriamo sulla valorizzazione del prodotto, sulla sicurezza alimentare, sulla promozione del marchio, sulla tutela della Denominazione e sul contrasto alle imitazioni. Parallelamente investiamo nella ricerca scientifica, nell’innovazione e nella formazione, perché oggi competitività significa anche capacità di evolversi senza perdere le proprie radici. È fondamentale che il valore generato dal Montasio Dop venga redistribuito lungo tutta la filiera, garantendo prospettive alle imprese e agli allevatori favorendo inoltre il ricambio generazionale».

Il 2026 è anche anno di celebrazioni. «Ricorderemo i 40 anni da quando è stata prodotta la prima forma marchiata Dop, nel 1986», concludono Pivetta e Romanzin, «vogliamo organizzare un forum dedicato alla storia del Montasio, che ha 150 anni. E un concorso che selezionerà il miglior Montasio mezzano, 7 mesi di stagionatura, prodotto nell’anno del quarantennale. Infine un omaggio alla grande figura di Salvino Braidot, il vero mentore del Montasio, direttore della scuola casearia di San Vito al Tagliamento: fu grazie a lui che si gettarono le basi per il Consorzio, il disciplinare e l’assistenza tecnica ai casari».

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