
Le costruzioni si scoprono filiera: la spinta di macchinari e ingegneria
Nel Nordest accanto ai gruppi che guidano i cantieri è cresciuto un vivace comparto di aziende di progettazione e di produzione di tecnologie. L’analisi di Adacta Advisory
Negli ultimi anni, il settore delle costruzioni ha avuto vento in poppa. E ora, finita l'era dei bonus edilizi e del Pnrr, ci si trova davanti a un punto di svolta. Con il venir meno di queste forze motrici, la sfida è capire quali saranno i nuovi motori di sviluppo. Intanto, nel Triveneto, sta emergendo un segnale incoraggiante: una filiera solida e competitiva che sta dando vita a nuovi campioni industriali, capaci di affermarsi ben oltre i confini nazionali e di competere tra i leader europei.
La crescita nelle costruzioni tra il 2022 il 2026 è stata quasi interamente trainata dall'ingegneria civile, che spinta dagli interventi del Pnrr, ha visto gli investimenti salire del 19,4% in poco più di quattro anni. Fino al 2024, in realtà, buona parte degli investimenti era riservata all'edilizia residenziale, grazie ai bonus fiscali come il Superbonus. Addirittura, nel 2023 la componente di rinnovo e ristrutturazioni, rappresentava il 51,3% degli investimenti. Poi, è arrivata l'inversione. Come fotografa l'analisi di Adacta Advisory condotta su dati Fiec, dal 2024 in avanti la crescita ha iniziato a essere trainata dall'edilizia non residenziale e dall'ingegneria civile, con un rallentamento del residenziale incentivato.
In questo momento, sono tre le forze strutturali che stanno ridisegnando la filiera, sia in Italia sia in Europa. Alla fine di questi incentivi straordinari, si uniscono le normative europee che indirizzano la transizione verso la riduzione delle emissioni nel comparto edile e probabilmente porteranno a favorire il settore delle ristrutturazioni e le imprese capaci di operare su riqualificazione energetica. Come terzo elemento, una crescente carenza di manodopera potrebbe accelerare il mercato modulare: infatti, la prefabbricazione di moduli standardizzati riduce le lavorazioni in cantiere e migliora il controllo di tempi e costi.
Le aziende del Triveneto
All'interno della filiera delle costruzioni, il gruppo presente in maniera più consistente nel Nordest è quello degli appaltatori, o dei capofiliera: 1.357 aziende per un ricavo complessivo nel 2024 di 7 miliardi di euro. A questo seguono i fornitori di materiali, le società di ingegneria e le aziende specializzate, che riuniscono produttori di macchinari e sistemi destinati a infrastrutture complesse. Tra i capofiliera, che rappresentano il cluster con il tasso di crescita dei ricavi più alto, a distinguersi come top player nel 2024 sono state ICM, Carron Holding e Impresa Tonon.
Le grandi assenti in questo podio sono due. La prima è Icop, che grazie ad alcune acquisizioni, prima di Palingeo e poi della statunitense Atlantic GeoConstruction Holdings, sta vivendo una crescita vertiginosa e si sta facendo promotrice di un percorso di ulteriore aggregazione con l’Ops lanciata su Trevi. Tuttavia, nonostante i suoi ricavi nel 2025 siano arrivati a circa 450 milioni, nell'anno precedente erano solo 100 milioni, motivo per il quale non è riuscita a farsi spazio nella top 3 di quell'anno.
La seconda, invece, è la Rizzani De Eccher. Nel 2023, l'azienda aveva 878 milioni di euro di ricavi: numeri da medaglia d'oro. Ma il bilancio 2024 non è mai stato depositato e ora si trova in una crisi finanziaria che ha causato il blocco dei suoi cantieri. Passando invece sul fronte dei fornitori di materiali, ai primi tre posti si trovano Fassa, che si distingue tra i top player di tutti cluster per la marginalità più elevata (23%), Grigolin Holding e Manni Sipre. Tra le aziende specializzate, la prima è Prinoth, seguita da Casagrande e Comacchio. E infine tra le società di ingegneria, in ordine: Dba Group, F&M Ingegneria, Simeon. Dodici aziende in tutto, che complessivamente hanno un fatturato di 3,6 miliardi e contribuiscono al 20,8% dei ricavi complessivi di tutto il settore delle costruzioni del Triveneto.
I driver della crescita
Cosa rende un campione tale? La crescita degli appaltatori, in Triveneto così come nel resto d'Italia, è stata indubbiamente accelerata in buona parte dal Pnrr. Non c'è stata alcuna operazione rilevante di M&A tra il 2016 il 2024 per i tre top player, che hanno visto i ricavi salire particolarmente nel biennio 2022-2023 e stabilizzarsi nel 2024. Sui fornitori di materiali, il trend è simile. Una crescita solida tra il 2016 e il 2024 con una normalizzazione tra il 2023 e il 2024. Rispetto ai capofiliera, però, sul fronte M&A c'è stato più movimento. Particolarmente vivace Grigoli Holding, che tra il 2022 e il 2025 ha concluso quattro operazioni importanti. Una quella di Manni Sipre, che nel 2022 ha acquisito Metallurgica Piemontese Lavorazioni Srl.
Anche per quanto riguarda le aziende specializzate, Prinoth, Casagrande e Comacchio, la crescita è avvenuta principalmente per linee interne. Da segnalare nel 2025 l'entrata di un pool di investitori nel capitale di Casagrande e l'acquisizione di Jarraff Industries da parte di Prinoth nel 2021. Tra le società di ingegneria Dba Group è stata particolarmente attiva lato M&A, con una crescita media del 13,8% è passata da 41 milioni nel 2016 a oltre 115 nel 2024. In totale, le operazioni M&A nel settore sono state 51 tra il 2021 e il 2026. Considerando che i players sono più di 2.000, appare abbastanza evidente che non si tratti di un settore particolarmente attivo in questo senso.
Le cose, però, nell'ultimo anno e mezzo sembra che stiano cambiando. Il 2025 è stato l'anno con il più alto numero di operazioni e nel 2026 il trend positivo sembra andare avanti. Dal 2021, comunque, il settore registra una prevalenza di operazioni industriali: il 78%, contro il 18% di private equity e il 4% di private equity backed. Percentuale che potrebbe essere dovuta alla difficoltà dei fondi ad entrare in aziende che hanno un elevato capitale circolante, e che per le loro dimensioni e le loro marginalità non così elevate risultano poco appetibili.
Lo scenario futuro
«Il 2024 rappresenta un anno particolarmente favorevole per il settore delle costruzioni. Era ancora presente la coda lunga del Superbonus, continuavano gli interventi di ristrutturazione e iniziavano a produrre effetti gli investimenti del Pnrr. Di conseguenza, questi dati fotografano un periodo eccezionalmente positivo», spiega Paolo Masotti, ad di Adacta Advisory. «È quindi probabile che nel 2025 e nel 2026 sia i tassi di crescita sia la redditività possano attenuarsi». Ad ogni modo, secondo Masotti, è indubbio che questo settore abbia performato meglio di altri e che le aziende di dimensioni medio-grandi abbiano, nella maggior parte dei casi, strutture finanziarie estremamente robuste. «Il comparto che rimane più delicato è quello dei general contractor», sottolinea. «Tuttavia, per quanto ho potuto osservare, anche i principali player risultano complessivamente ben posizionati dal punto di vista finanziario».
Sono due gli aspetti che il ceo ritiene particolarmente interessanti: il primo è il grado d’internazionalizzazione dei vari segmenti della filiera, con i capofiliera che tendono a operare prevalentemente su base geografica locale o nazionale, mentre nel settore engineering, dei macchinari e dei materiali da costruzione si incontrano aziende con una forte presenza internazionale. Il secondo, è che una filiera trainata principalmente dai primi, «abbia favorito la nascita di campioni industriali anche nei segmenti intermedi della catena del valore, che si stanno affermando addirittura come leader a livello europeo». Il mercato, però, ha una debolezza evidente. «È molto polverizzato, con pochi grandi operatori finanziariamente robusti». Circa 1.300 aziende hanno un fatturato inferiore a 5 milioni di euro. Il loro futuro, oggi, resta decisamente più incerto.
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