La crisi di Zonin 1821: c’è una offerta per Ca’ Bolani

La cantina fa parte del gruppo che ha richiesto la composizione negoziata, l’azienda valuta «con attenzione tutte le possibili opzioni». Nei 584 ettari vitati produzioni di bianchi e rossi Doc, oltre al Prosecco

Maurizio Cescon

 

C’è anche Ca’ Bolani, la storica azienda vitivinicola della Doc Aquileia, tra le tenute che un gruppo di investitori italiani e stranieri potrebbe rilevare dall’attuale proprietario, ovvero Zonin 1821. La notizia, anticipata dal quotidiano economico Il Sole 24 ore e maturata in ambiente finanziario, è stata sostanzialmente confermata da una nota stampa di Zonin 1821, che però escluderebbe la vendita del quartier generale di Gambellara, in provincia di Vicenza.

«In relazione alle indiscrezioni di stampa pubblicate in data odierna (ieri, ndr), Zonin 1821 prosegue con fiducia nel percorso di Composizione negoziata della crisi (Cnc), anche alla luce di interlocuzioni in corso con potenziali investitori e soggetti interessati all’acquisizione delle sole tenute», si legge nella nota diramata nel pomeriggio di ieri, «la famiglia, i soci e il management confermano il pieno impegno nel valutare con attenzione tutte le possibili opzioni e i percorsi idonei a garantire il futuro della società, come stabilito e previsto sin dall’avvio di questo percorso a fine aprile. Ogni ulteriore aggiornamento sarà comunicato, ove opportuno, nelle sedi e nei tempi più appropriati».

Le tenute in ballo

La proposta di acquisto è stata recapitata pochi giorni fa al cda di Zonin 1821 e all’esperto che sta seguendo la procedura di Composizione negoziata. Oltre a Ca’ Bolani, in Friuli, nel pacchetto ci sarebbero anche altre tenute appartenenti alla famiglia Zonin, come Principi di Butera in Sicilia, Masseria Altemura in Puglia, il Bosco in Oltrepò Pavese e Castello del Poggio in Piemonte.

Sarebbe escluso dal perimetro un altro gioiello come Castello di Albola in Chianti, che sarebbe oggetto di una trattativa separata, mentre la cantina Barboursville, in Virginia, è stata già ceduta lo scorso febbraio. Alla fine del 2024, ultimo bilancio disponibile, il gruppo era gravato da oltre 200 milioni di debiti, 66 milioni dei quali verso fornitori e 95 milioni verso banche, saliti ad almeno 106 al momento della richiesta di composizione negoziata.

Sorpresa, nel quartier generale di Ca’ Bolani, per la possibile vendita dell’azienda che, con i suoi 584 ettari vitati (890 quelli dell’intera proprietà che annovera anche Ca’ Vescovo a Terzo di Aquileia e Molin di Ponte a Strassoldo) è una tra le più vaste d’Italia (solo Sella & Mosca in Sardegna con 520 ettari e Villa Banfi in Toscana con 600 ettari hanno dimensioni simili) e la più grande del Friuli Venezia Giulia.

«Nel progetto di ristrutturazione finanziaria del gruppo», spiega il direttore di Ca’ Bolani Roberto Marcolini, «presentato in Camera di Commercio, sappiamo che era prevista la dismissione di alcune cantine, in Maremma, Sicilia e Piemonte, ma non si faceva cenno al Friuli, alla Lombardia e alla Puglia. Evidentemente è arrivata una nuova proposta, ne capiremo di più nei prossimi giorni e soprattutto se ci saranno sviluppi di qualche genere».

La produzione

Ca’ Bolani è una Srl il cui socio unico è la Zonin 1821. Produce ogni anno 3 milioni di bottiglie tra vini bianchi (l’80%) e rossi (20%), oltre a circa 700, 800 mila di Prosecco Doc e Ribolla gialla spumantizzata che vengono però imbottigliate nella sede della casa madre a Gambellara. Le vendite sono per il 70% in Italia, in particolare nel circuito della grande distribuzione, e per il restante 30% all’estero, nei mercati tradizionali di riferimento, come Stati Uniti, Regno Unito ed Europa, anche se si stanno cercando nuovi sbocchi per l’export, un po’ in tutto il mondo. Nel 2024 il valore della produzione è stato di 13,8 milioni.

Secondo il tribunale di Venezia che, a fine maggio, ha accolto in parte il ricorso di Zonin 1821 volto a estendere per 120 giorni le misure protettive dai creditori, «il percorso di risanamento in continuità per Ca’ Bolani appare strutturalmente compatibile con i dati emersi dal test. La presenza di un Mol (Margine operativo lordo) positivo e di un grado di difficoltà contenuto, consente di impostare una trattativa con i creditori su basi solide, a condizione di disporre di un piano industriale credibile e di interventi tempestivi».

 

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