Pmi, Benedetti: «Serve più coraggio, l’Ai rilancerà il Nordest»
L’Ad della friulana BeanTech: agire in fretta, le imprese sono indietro. «Le industrie dell’automotive possono riconvertirsi nei settori dell’aerospazio e della difesa. Abbiamo una manifattura incredibile, se innoviamo diventerà ancora più competitiva»

Produttività stagnante, perdita di competitività, sistema industriale del Nordest che arranca. Il report dell’Ocse e le analisi di Bankitalia hanno messo in luce le criticità del momento, tra crisi geopolitiche e tensioni commerciali. Come si esce dall’angolo? «Non avere paura del cambiamento». È la convinzione di Fabiano Benedetti, fondatore e ceo di BeanTech, azienda friulana che dal 2001 è specializzata nell’integrazione di soluzioni informatiche e nella ricerca connessa allo sviluppo software.
Dottor Benedetti l’ha sorpresa vedere in questo momento il Veneto più in difficoltà rispetto al Friuli Venezia Giulia?
«Non proprio. Il Veneto è pieno di terzisti del settore automotive, presenti molto più che in Friuli Venezia Giulia. E vista la crisi dell’automotive, è facile tirare le somme. Ma c’è anche un rovescio della medaglia più favorevole».
Quale sarebbe?
«Padova, Vicenza, Treviso, Verona, le varie province si stanno già attrezzando, sanno che la perdita della quota automotive è inevitabile e ineludibile. Ma stanno sostituendo il vecchio ambito con aerospazio e difesa».
Il Friuli Venezia Giulia quindi rischia di essere colpito dalla crisi tra qualche mese?
«Anche per il Friuli Venezia Giulia la carta della riconversione sulla difesa potrebbe essere un’opportunità importante. C’è un’economia che sta prendendo piede, possiamo salire su questo treno».
Intanto però c’è da colmare il gap, da parte delle imprese, su innovazione e tecnologia, non sembra una cosa da poco...
«Il tessuto industriale del Nordest è fatto da Pmi che sono da sempre il driver del business di questo territorio che vede un’economia dinamica, ricca, flessibile. Con digitalizzazione e internazionalizzazione però le Pmi non si sono adeguate sufficientemente rispetto alle grandi imprese. In tanti casi la digitalizzazione e l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi non sono state realizzate. Le Pmi venete e friulane in questo campo sono indietro. E di conseguenza, se non tieni il passo, rispetto a un Baden-Württemberg dove le aziende sono più grandi e strutturate, la competitività la perdi, non si scappa».
Perché, secondo lei, siamo rimasti indietro?
«Problema numero uno: la resistenza al cambiamento. È un atteggiamento più culturale che altro, ma più ti spingi a Est, maggiore è la resistenza al cambiamento con cui devi fare i conti. Dai manager agli operai le organizzazioni dovrebbero cambiare, invece tutti vogliono restare nella comfort zone».
Cosa fare per invertire la rotta? O quantomeno provarci?
«Dall’alto, dai vertici delle aziende, servono impegno e visione di quello che le tecnologie potrebbero fare per aiutarci a crescere. E crederci fermamente, avere la convinzione per poter affrontare i cambiamenti. Qui torna la differenza tra grande impresa e Pmi: le big sono più aperte, sono governate dai manager, le piccole dipendono esclusivamente dall’imprenditore di riferimento. In generale c’è mancanza di coraggio, bisogna sapere esattamente dove si vuole andare e come farlo. Queste cose qui - impegno, apertura al cambiamento e coraggio - , ai cinesi non mancano, loro si mettono in discussione. E i risultati si vedono».
A suo avviso in Italia mancano le competenze per il ritardo che stiamo scontando nell’Ai?
«Sono parzialmente d’accordo, anche se le competenze non bastano mai. Piuttosto manca la cultura per dire che questa roba qua è una roba che serve. Nel settore di cui mi occupo, per esempio, la tecnologia digitale corre più velocemente delle altre innovazioni. L’Ai generativa è realtà da meno di quattro anni, da quando, nel novembre 2022 è uscito Chat Gpt. Il mondo in questo tempo si è ribaltato velocissimamente, facendo cambiare mansioni a milioni di persone. Adesso si parla di Token economy, ovvero un’economia basata sul consumo di risorse per l’Ai. Nvidia, oggi, è la multinazionale che determina l’andamento delle Borse mondiali, che distribuisce le carte dal mazzo a tutta l’economia, in ogni Paese».
L’imprenditore del Nordest cosa deve assolutamente avere, per restare sul mercato con margini di successo?
«Informarsi, essere curioso, capire come l’intelligenza artificiale può migliorare la propria azienda. Informarsi è necessario, altrimenti qualcuno tra qualche anno non avrà più nemmeno l’azienda. Persone curiose, motivate e aperte alle novità fanno la differenza».
Il passaggio generazionale che tante aziende stanno affrontando può essere un problema o un vantaggio?
«L’età è un fattore rilevante, ma non è il solo. Importante è avere le idee chiare. Ci sono anche molti imprenditori non più giovani che hanno voglia di provare il cambiamento».
Per affrontare le innovazioni tecnologiche servono risorse. Che ruolo può giocare il pubblico?
«Decisamente importante. Si ricorda Industria 4.0? È stata per il Paese una vera e propria manovra finanziaria che ha avuto un impatto incredibile per la crescita. Lo Stato all’inizio ha messo i soldi, le imprese che usavano le tecnologie prendevano i contributi, poi le aziende hanno detto “però, queste tecnologie sono davvero utili” e hanno continuato a comprarle. Con l’Ai una manovra pubblica simile potrebbe aiutare ancora di più. Un po’ di risorse agevolerebbero il processo, anche culturale».
Il sistema Nordest ce la farà anche stavolta?
«Ne usciremo, ma bisogna agire in fretta. Abbiamo una manifattura di un livello incredibile, se aiutiamo l’eccellenza con la tecnologia e l’Ai, non ce n’è per nessuno».
2. continua
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