Cdp spinge l’economia veneta: «Servono imprese più grandi»
Dal roadshow di Porto Marghera arriva l’appello a cambiare modello di sviluppo: dal 2022 Cassa Depositi e Prestiti ha destinato al territorio circa 7,1 miliardi di euro a sostegno del territorio

«È quella che definisco la maledizione dello zero virgola». Giovanni Gorno Tempini sceglie questa formula per descrivere la fase che sta attraversando il Veneto e buona parte dell'economia italiana. E proprio partendo da questo rallentamento, certificato da una crescita regionale che secondo le ultime stime si muove attorno allo 0,1%, Cassa Depositi e Prestiti e Confindustria Veneto Est hanno portato ieri a Porto Marghera, negli spazi del Vega, la tappa veneta del roadshow nazionale "Insieme per il futuro delle imprese".
«Il problema della crescita», ha spiegato il presidente di Cdp, «è una condizione che interessa molte regioni italiane. Detto questo, l'Italia continua a tenere nel contesto internazionale. I dati diffusi ieri sull'economia tedesca dimostrano che le difficoltà non sono esclusivamente italiane. Noi disponiamo di un sistema privato eccezionalmente competitivo, che non vuole sedersi e che continua a ragionare in termini di sviluppo. Il nostro ruolo è accompagnarlo in questo percorso».
Da qui la scelta di un confronto diretto con i territori. «Il tour che stiamo conducendo in tutta Italia insieme a Confindustria è la dimostrazione più concreta di questo approccio: lavoriamo a fianco delle imprese attraverso un dialogo e un confronto continui. Del resto, il Veneto è diverso dall'Emilia-Romagna, l'Emilia-Romagna è diversa dal Lazio e il Lazio è diverso dalla Sicilia o dalla Puglia. Ogni territorio ha le proprie peculiarità».
I numeri confermano il peso dell'attività svolta in Veneto. Tra gennaio 2022 e dicembre 2025 Cdp ha destinato al territorio circa 7,1 miliardi di euro a sostegno di imprese, infrastrutture essenziali ed enti pubblici della regione. Sul fronte delle aziende sono state accompagnate nella crescita in Italia e all'estero oltre 13 mila imprese attraverso circa 4,6 miliardi di risorse impegnate, 5,6 miliardi considerando anche Simest mentre 248 Comuni hanno beneficiato di interventi dedicati.
«Il Veneto è una regione molto importante per noi, caratterizzata da una forte vocazione industriale: il manifatturiero pesa per circa il 27% del valore aggiunto regionale», ha ricordato l’ad di Cdp, Dario Scannapieco. L'obiettivo adesso è allargare ulteriormente il raggio d'azione. «Oggi vogliamo spiegare cosa Cdp può fare anche per le realtà di minori dimensioni, perché abbiamo modificato il nostro modo di operare e siamo in grado di finanziare direttamente anche queste aziende. Possiamo inoltre lavorare in modo sistemico, aiutando le imprese che tradizionalmente hanno una forte propensione all'export a rafforzare ulteriormente la propria presenza sui mercati internazionali».
Per Scannapieco uno dei nodi centrali resta quello della dimensione aziendale. «Il problema non è veneto, è italiano. Basti pensare che la dimensione media di un'impresa manifatturiera italiana è di circa 10 addetti, contro i 40 della Germania». Per Paola Carron, presidende di Veneto est: «L’economia del Veneto non si è fermata, si è rallentata. Le stime della Banca d'Italia mettono comunque in evidenza due aspetti molto importanti. Il primo è che il rapporto tra Pil e industria genera un valore nettamente superiore alla media italiana. Significa che qui l'industria e la manifattura hanno un peso molto rilevante. Il secondo aspetto è che questa è una regione con una forte vocazione all’export e, proprio per questi due motivi, è stata maggiormente esposta a tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni: dai dazi alle tensioni geopolitiche fino alla crisi energetica».
Per Carron, Cdp rappresenta molto più di un semplice finanziatore «è un partner strategico». Ancora più netto il presidente di Confindustria Veneto, Raffaele Boscaini: «il modello veneto, basato storicamente sulla piccola impresa familiare e sull'autofinanziamento, è davanti a una svolta epocale. Non possiamo più rispondere alla crisi globale restando piccoli». Da qui il valore dell'intesa con Cdp, che «risponde esattamente a questa urgenza» attraverso strumenti di finanza alternativa, sostegno agli investimenti e aggregazioni. «La nostra locomotiva sembra aver esaurito il carburante. Se non aggiorniamo adesso il nostro modello di sviluppo il declino economico colpirà duro le imprese e, di conseguenza, la coesione sociale delle nostre comunità».
Sul fronte delle priorità industriali è intervenuto a margine anche il vicepresidente nazionale di Confindustria, Leopoldo Destro. «In una fase di mercato così complessa bisogna lavorare su due fronti. Il primo è quello dei costi. L'energia continua a rappresentare un gap competitivo rispetto ai nostri principali concorrenti europei». Il secondo fronte è quello dei mercati. «Alcuni stanno rallentando, penso al Medio Oriente, mentre altri stanno crescendo rapidamente, come India, Sud-Est asiatico e Sud America. In questo contesto anche gli accordi di libero scambio possono rappresentare un'opportunità importante per consentire alle aziende di esplorare nuovi sbocchi commerciali».
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