Finest-Sace: patto per la crescita internazionale delle imprese
Siglato a Udine un memorandum per integrare finanza e garanzie. Luigino Pozzo: «Uno strumento che può dare un grande vantaggio»

Rafforzare la capacità delle imprese del Triveneto di crescere sui mercati internazionali attraverso strumenti integrati di finanza e gestione dei rischi. È questo l’obiettivo del Memorandum of Understanding sottoscritto da Finest e Sace, nella sede di Confindustria Udine. L’accordo rafforza una collaborazione già consolidata tra le due istituzioni e punta a offrire alle imprese un supporto ancora più efficace nei percorsi di internazionalizzazione, integrando strumenti finanziari, garanzie e coperture contro i rischi legati ai mercati esteri.
«Fare impresa oggi significa confrontarsi con sfide complesse e rischi crescenti, spesso determinati da fattori esterni difficili da prevedere. L’integrazione tra gli strumenti finanziari di Finest e le garanzie di Sace consente alle imprese di accedere a una maggiore capacità finanziaria, ottenere condizioni più vantaggiose e ridurre i rischi connessi agli investimenti all’estero», ha sottolineato il presidente di Finest, Luca Di Benedetto, sottoscrivendo il memorandum insieme al presidente di Sace, Guglielmo Picchi. «In uno scenario globale complesso, esportare e investire all’estero richiede capacità di diversificare i mercati, gestire i rischi e rafforzare le filiere produttive a maggiore potenziale per il made in Italy. L’accordo – ha detto dal canto suo Picchi – ci consentirà di mettere a fattor comune strumenti, competenze e presenza sui mercati, integrando soluzioni finanziarie e di mitigazione del rischio».
Una cassetta degli attrezzi che fa la differenza per affrontare mercati sempre più complessi, ha riconosciuto il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo: «Presentarsi all'estero affiancati da strutture pubbliche solide rappresenta un vantaggio molto importante», ha osservato.
L’accordo è stato firmato nel corso dell’evento organizzato da Finest sul De-Risking, «il primo – ha annunciato Di Benedetto – di un roadshow che faremo nel Triveneto». Un’occasione per guardare dentro gli scenari globali grazie all’analisi presentata da Marco Martincich, regional director Nord Est di Sace, che ha mostrato – dati alla mano – come nonostante le tensioni geopolitiche il commercio mondiale continui a crescere: nel 2025 gli scambi internazionali sono aumentati del 4,9% rispetto a una previsione iniziale del 2,6%, mentre i primi dati del 2026 segnano un +3,9%. Martincich ha evidenziato come il 45% delle imprese italiane esporti in un solo mercato, sottolineando l’importanza della diversificazione verso Paesi ad alto potenziale. Quali? India, Vietnam, Brasile, Turchia e Marocco. Mercati da approcciare con lucidità. Perché «non vince chi sa prevedere meglio – ha ammonito il manager –, ma chi sa misurare, individuare e valutare il rischio». In questo senso, l’assicurazione – ha aggiunto – non è solo una strategia di difesa, ma anche una strategia di attacco e di crescita».
Delineato lo scenario sul quale le imprese si trovano a muoversi oggi, Martincich si è confrontato, in una tavola rotonda, con Roberta Terpin, vice direttore investimenti di Friulia, e Katia Verardo, senior investment officer di Finest. Terpin ha ribadito il ruolo di Friulia nel rafforzamento patrimoniale e della governance delle aziende, mentre Katia Verardo ha evidenziato come Finest affianchi oggi gli imprenditori anche nella valutazione strategica dei progetti di sviluppo internazionale. «Gli imprenditori vengono da noi per capire se la loro strategia è vincente», ha spiegato.
Come nel caso di Inn-Flex, raccontato in Confindustria dall’ad Davide Tomasin. Il gruppo di San Giovanni al Natisone, attivo nel campo del packaging flessibile – quasi 80 milioni di ricavi e 8 di Ebitda – a fine 2024 ha acquisito un’azienda serba (la terza all’estero) attraverso la costituzione di una società veicolo partecipata al 51% da Inn-Flex, al 24,5% da Finest e per il restante 24,5% da Simest. Un caso di scuola che tiene insieme capitali e competenze. Entrambi necessari oggi per affrontare la sfida dell’internazionalizzazione.
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