Cambiano le rotte dell’export: meno Cina e Medio Oriente, riparte la Germania
I dati ufficiali confermano la resilienza del manifatturiero padovano dopo le turbolenze globali. Per Camera di commercio e Interporto la priorità resta investire su innovazione, infrastrutture e diversificazione dei mercati.

Se «Come va l’export padovano?» equivale a chiedere «Come va la manifattura padovana?», la risposta lascia ben sperare. Meglio: lascia ben sperare sul sentiero del recupero di quanto perso in anni di turbolenze globali.
E, più vicino, a causa della crisi industriale tedesca. Il primo semestre 2026 segna un più 3,1% contro il meno 0,6% nello stesso arco temporale del 2025.
Nel 2024 era meno 1,4%. «Il dato positivo dell’export padovano nel primo semestre 2026 è certamente un segnale incoraggiante e testimonia la capacità delle nostre imprese di continuare a competere sui mercati internazionali anche in uno scenario economico e geopolitico particolarmente complesso», il primo commento di Antonio Santocono, presidente della Camera di commercio di Padova.
Il caso della Cina
I dati negativi sulla Cina sembrano sorprendere solo nella misura in cui non se ne conoscono i processi produttivi. Le percentuali registrano un crollo. Nei primi sei mesi del 2024 si segnava un più 4,8%; molto peggio nel 2025 (meno 10,8%) e uno scivolone verso il basso nel 2026: meno 15,7%. In termini di valore, considerando le stesse parentesi temporali del 2025 e del 2026, si è passati da un export da 95 milioni e 329.000 euro a un export di 80 milioni a 377.000.
«In Cina», spiega Luciano Greco, presidente di Interporto Padova, «stiamo perdendo la partita competitiva. C’è questa idea che l’Europa e a cascata tutti i suoi territori, compreso quello padovano, si stiano deindustrializzando in forza delle politiche green. Questo ora è vero nel dato reale, però la ricetta proposta, rallentare queste politiche, è sbagliata».
«La Cina sta vincendo proprio perché sta investendo molto su quelle stesse politiche, sussidiandole, certo», continua Greco, «Anche in Europa si chiedono sussidi ma concederli all’automotive tradizionale, per esempio, mi sembra poco lungimirante». I dati «confermano che esiste un problema di competitività», osserva Greco, «e al contempo confermano l’urgenza di politiche economiche serie. Quindi non rallentare sul green ma semmai ricalibrare».
Padova, Europa
Greco studia le percentuali e dice: «Pur in una fase molto critica il tessuto produttivo regge dopo le contrazioni degli anni precedenti. Ma soprattutto i dati ci parlano del manifatturiero, il quale si riprende quando l’Europa si riprende. Il che significa che è importante che la partnership europea funzioni al meglio».
La fotografia che arriva dalla Camera di commercio accende i riflettori sulla Germania, intanto, il cui stato di salute dell’economia si riverbera direttamente sulla manifattura. Il confronto tra il primo semestre del 2026 con quello dell’anno precedente indica un più 3,4%. Intendiamoci: recuperare dopo il 2024 (meno 4,1%) e il 2025 (meno 9,7%) è un percorso lungo. E se oggi gli spauracchi Usa si traducono in un più 3%, contestualmente si assiste a una buona performance nel Regno Unito (più 10,8% contro il meno 7% del 2025) e a una contrazione in Polonia (passata dal più 5,1% del primo semestre del 2025 a un meno 9% del primo semestre del 2026).
«È importante leggere questi risultati con attenzione, tenendo conto delle dinamiche che hanno caratterizzato gli ultimi mesi e del progressivo riassestamento dei flussi commerciali dopo le forti oscillazioni del 2025», ricorda Santocono, «La competitività internazionale delle imprese padovane rimane un patrimonio importante, che dobbiamo continuare a sostenere investendo sull’innovazione, sulla qualità delle produzioni, sulla capacità di intercettare nuovi mercati e sulla diversificazione degli stessi».
In sofferenza
Per le intuibili ragioni di crisi geopolitiche, l’export verso i Paesi del Medio Oriente è in pesante sofferenza. Considerando gli ultimi tre anni: più 20% nel 2024, meno 14,1% nel 2025, meno 16,9% nei primi sei mesi del 2026.
I dati sono stati ufficializzati a pochi giorni dalla firma della partnership importante tra un’azienda degli Emirati Arabi (Masa Trading Fze) e Il Parco scientifico tecnologico padovano Visionary District. Una firma che se pure non è destinata a spostare le percentuali, indica comunque una via in quella «necessità per la manifattura padovana di diversificazione dei mercati» ricordata anche da Franco Conzato, amministratore delegato di Venicepromex.
Nuove rotte
«In Medio Oriente la crisi non sarà passeggera», suggerisce Greco, «Questo insegna che la manifattura dovrà scegliere i mercati disponibili caso per caso e cercare altre rotte. Per questo diventano importanti le infrastrutture logistiche».
Ecco allora che «le infrastrutture come l’Interporto di Padova, che non è proiettato solo sul marittimo ma anche sui semi-rimorchi (leggi nord Europa), sono essenziali. Siamo all’avanguardia, con buone connessioni», conclude Greco, «Ma per tutta evidenza è chiaro che non possiamo dormire sugli allori».
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