Cambiamento climatico e data center spingono il mercato del freddo

Il 70% della climatizzazione italiana è a Nordest ed è in crescita costante anche per l’aumento dei prezzi del gas e gli obiettivi di decarbonizzazione. Marchesini, Assoclima: «Incentivi per scegliere le tecnologie europee»

Arianna Salvatori
Il business degli impianti di raffreddamento per i data center è in forte sviluppo
Il business degli impianti di raffreddamento per i data center è in forte sviluppo

Mentre il clima si fa sempre più insopportabile, c’è un settore industriale che da anni sta vivendo una crescita praticamente inarrestabile.

Ed è proprio quello che si occupa di rendere quello degli ambienti sopportabile: il cosidetto Hvac, Heating, ventilation and air conditioning, un settore che in Italia, considerando anche l’indotto, occupa circa 400.000 persone e che nel 2025 ha raggiunto un fatturato di 2,92 miliardi di euro, in aumento dell’8,5% rispetto all’anno precedente.

L’Italia è un Paese leader soprattutto per quanto riguarda la climatizzazione commerciale.

E a trainare, è proprio il Nordest.

«Se prendiamo un compasso e tracciamo un raggio di 200 km scegliendo Padova come perno, troviamo forse il 70% della climatizzazione italiana», spiega Maurizio Marchesini, presidente di Assoclima.

Tra questi, figurano nomi come le padovane HiRef, Vertiv, Carel, le vicentine Frigoveneta e Baxi, le veronesi Aermec e Riello (acquisita da Ariston Group a fine 2025), la bellunese Clivet e le friulane Thermokey e Rhoss, azienda di Codroipo della multinazionale Nibe Group, di cui Marchesini è managing director.

A spingere sempre di più le vendite, da un lato, è proprio l’ampliamento del mercato dovuto al caldo: «Gli effetti del clima sono devastanti e creano una richiesta di freddo e di condizionamento estivo che non c'è mai stata», sottolinea Marchesini.

«Oggi infatti stanno iniziando a condizionare anche Paesi come la Svezia».

Il cambiamento climatico, però, non è l’unico elemento.

Le pompe di calore, che prima venivano utilizzate principalmente solo per condizionare, oggi stanno progressivamente sostituendo gli impianti a caldaia, e vengono utilizzate anche nella loro funzione riscaldante.

«La guerra in Ucraina, il prezzo del gas schizzato alle stelle, e l’esigenza europea di raggiungere l’indipendenza energetica e di decarbonizzare, hanno accelerato il processo».

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, incentivi come il Superbonus 110%, arrivati dopo la pandemia, «hanno dato uno sprint pazzesco anche al residenziale, creando un vero e proprio boom di richieste nel 2022», spiega il presidente di Assoclima.

Nel commerciale, invece, la crescita si è mantenuta più stabile e costante: «A partire dal 2000, l’incremento si è sempre aggirato tra il +3% e il +6%». Uniche eccezioni: il 2008 e il 2020.

Ad oggi il quadro è questo: «Da un lato», illustra Marchesini, «il residenziale dopo una lunga fase di destoccaggio dei magazzini dovuta al Superbonus, è ripartito con un +15% nel primo semestre del 2026. Dall’altro, il commerciale, dopo una spinta data dal Pnrr, si sta riassestando, ma», specifica, «questo vale per le aziende nel comfort, perché le aziende del nostro settore che sono assoggettate all'IT cooling, e sono quindi coinvolte nel raffreddamento dei data center, stanno vivendo un momento di incremento pazzesco, dove bisognerebbe triplicare gli stabilimenti produttivi per riuscire a far fronte alla richiesta».

La domanda, per questi sistemi di raffreddamento, arriva principalmente dagli Stati Uniti, dove si stanno realizzando data center per l’Intelligenza Artificiale estesi quanto città intere.

«Questi ambienti hanno bisogno di essere raffreddati 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno», spiega Marchesini, «per questo vengono usate macchine molto simili a quelle del comfort ma che hanno dei dispositivi che permettono di far ripartire la macchina velocemente nel caso di uno stacco di corrente».

Ad andare in controtendenza nel semestre, rispetto a questi trend positivi, sono però i condizionatori più diffusi nelle abitazioni, i cosiddetti “split” (il termine tecnico è “espansione diretta”).

Al momento sono le macchine più utilizzate per il raffreddamento degli ambienti residenziali, ma vengono prodotte principalmente in Asia, a differenza delle macchine idroniche, che sono una tecnologia europea. Una situazione paradossale, vista l’estate da caldo record, ma che trova la sua spiegazione in due fattori. «Il primo è che, semplicemente, non ha fatto caldo a maggio», illustra il presidente. «Se fa caldo a maggio psicologicamente, sapendo di avere ancora minimo tre mesi davanti, siamo più propensi a investire in un climatizzatore».

E a questo si lega un altro fattore, quello economico.

Lo scarso potere d’acquisto e l’incertezza, probabilmente hanno frenato molte famiglie.

La stessa motivazione che le frena dall’investire circa 15.000 euro per sostituire la caldaia con una pompa di calore.

«Per questo noi di Assoclima chiediamo da anni investimenti mirati per ridurre il gap», racconta Marchesini. Il successo delle pompe di calore, poi, è connesso a quello delle rinnovabili. «Con un pannello fotovoltaico, non dico che potrebbe andare gratis, ma quasi».

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