Aermec, nuova fabbrica a Chicago: «Mercato in crescita per Ai e caldo»

Il gruppo veronese investe 15 milioni in un’area di 15.000 metri quadrati. La crescita attuale del fatturato è del 5% rispetto ai 380 milioni del 2025, nonostante a budget fosse previsto un meno 10%. Tra i motivi di preoccupazione le tensioni internazionali e le guerre

Edoardo Bus

Per Aermec un momento storico in chiaroscuro, dove gli aspetti negativi vengono compensati da alcune belle novità.

La prima e più importante è che l’azienda di Bevilacqua, in provincia di Verona, a giorni inizierà la costruzione di un nuovo stabilimento produttivo di 15.000 metri quadri negli Stati Uniti, nella zona di Chicago. «La definiamo la nostra avventura dei grandi laghi», dice il presidente Alessandro Riello, «e puntiamo ad essere operativi con la produzione già a gennaio 2028. In questo caso i dazi di Trump non c’entrano nulla. Era un investimento a cui pensavamo da anni ed ora è giunto il momento per produrre in loco e dare nuova linfa alle nostre due società commerciali statunitensi. Partiamo con un investimento di 15 milioni e 150 dipendenti, ma nel tempo potremmo raddoppiare le dimensioni dell’impianto a 30mila metri quadri».

Aermec, che quest’anno compie 65 anni di vita, si occupa di medi e grandi impianti di condizionamento ed è un leader internazionale in 140 Paesi del mondo, dai refrigeratori alle pompe di calore, dagli impianti complessi alla, sia pure in misura minore, climatizzazione residenziale.

Ha fatto una bella acquisizione l’anno scorso, comprando la spagnola Airlan, che l’ha resa numero uno nella penisola iberica e ha rafforzato la presenza in America Latina, grazie ad Airlan Perù.

Ha anche terminato da poco una realizzazione iconica come la climatizzazione della sede di JP Morgan a New York, un palazzo di cento piani nel cuore di Manhattan.

«Ma ce ne sono tante altre», chiosa Riello, «la climatizzazione dello stadio principale di Wimbledon, il main court del tennis, il teatro Bolshoi di Mosca o il Millennium Dome (ora chiamato “The O2”, ndr) di Londra».

Tra le notizie positive anche l’incremento atteso del fatturato per quest’anno, che al momento cresce del 5% sui 380 milioni del 2025 (per l’intero gruppo, che comprende anche Fast, Sierra, Airlan e la componentistica, sono 600 milioni) nonostante a budget avessero previsto un meno dieci per cento.

«Perché ci sono almeno tre situazioni negative che dobbiamo considerare», spiega il presidente, «la prima è che una volta ci confrontavamo con aziende nazionali ed europee di dimensioni simili alle nostre. Oggi tutte le italiane sono state vendute a colossi cinesi, coreani o statunitensi con grandi capacità di investimento e decine di migliaia di dipendenti. Insomma, il mercato è molto più competitivo».

Anche se, va rilevato, pur essendo un’azienda familiare Aermec Gruppo ha ben 220 dipendenti e investe mediamente ogni anno circa 25 milioni.

«La seconda difficoltà deriva dalle tante situazioni di guerra. Il mercato iraniano è chiuso, quello russo, dove eravamo leader», aggiunge, «altrettanto, e anche i Paesi del golfo hanno un’economia congelata. Infine, c’è la questione dei prezzi delle materie prime, che hanno avuto una crescita esponenziale, in particolare per rame, alluminio e componenti elettroniche».

Ma, nonostante tutto, il fatturato tiene perché Aermec mantiene le posizioni, sia nel comparto dell’impiantistica che in quello dell’assistenza post-vendita, e vende bene soprattutto in Italia, che rappresenta circa il 50% dei ricavi, a cui seguono Europa, Africa mediterranea e Sudafrica.

Il futuro offre anche prospettive positive.

I cambiamenti climatici e l’Ia sono un’opportunità di mercato.

«Per ora il mercato della climatizzazione è cresciuto soprattutto tra le famiglie, che non è il nostro settore, ma non escludo», sottolinea, «che in futuro abbia ulteriori evoluzioni positive. Già oggi l’avvento dell’Ia fa crescere la domanda di climatizzazione per i data center».

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