Caddy’s punta a 500 milioni di ricavi

La catena di prodotti per la casa e la persona con oltre 300 negozi diffusa in tutto il centro e Nord Italia, fa parte con le profumerie Beauty Star del gruppo Dmo della famiglia di imprenditori padovani Celeghin

Luca Piana
I fratelli Fabio e Annalisa Celeghin controllano il gruppo padovano Dmo
I fratelli Fabio e Annalisa Celeghin controllano il gruppo padovano Dmo

La domanda è d’obbligo: ma con tutti i supermercati che ci sono, perché uno dovrebbe andare a comprare detersivi e shampo in un negozio specializzato?

La risposta è immediata: «Per la varietà di scelta, che è molto più ampia e soddisfa le esigenze delle persone», dice Fabio Celeghin, l’imprenditore che con la sorella Annalisa possiede il gruppo Dmo, conosciuto per i 300 negozi di prodotti per la casa e per la persona con l’insegna Caddy’s, diffusi in tutto il Nord e il Centro Italia.

La sede di Dmo è a Pernumia, un’ordinata campagna alle porte di Monselice, nella settecentesca Cà Battaja Belloni, trasformata in una grande e luminosa struttura per uffici dove lavorano 140 persone.

«Quando l’abbiamo comperata nel 2012 era poco più di un rudere. Sono stati necessari profondi lavori di ristrutturazione per renderla utilizzabile e dal 2016 siamo qui», spiega Fabio, 53 anni, un passato da quarterback nei Saints di Padova e una grande passione per la bicicletta, ereditata anche quella dal padre.

Quella di Dmo è una storia che meriterebbe uno studio accademico che indaghi perché, delle tre maggiori catene italiane di drugstore, ben due siano nate a Padova, Tigotà e Caddy’s (l’altra è la milanese Acqua & Sapone). L’azienda dei Celeghin nasce nel 1974 ma affonda le radici nell’Italia degli anni Trenta, quando Giuseppe Celeghin, il nonno di Fabio e Annalisa, rifiuta di prendere la tessera del partito fascista e perde il lavoro alle Officine Meccaniche Stanga.

Per vivere, gira le campagne vendendo saponina, che viene usata per sbiancare il bucato. Giuseppe è di Ponte di Brenta, dove avvia uno spaccio e un distributore di benzina, fino a quando nel 1974 il figlio Giovanni apre un negozio specializzato nei prodotti di oggi, Cad, Centro Acquisti Detersivi.

Su quel mattone viene costruito il gruppo di oggi, che comprende anche le 91 profumerie Beauty Star, la seconda catena di famiglia, sviluppata dagli anni Ottanta per inserirsi in un mercato dai maggiori margini.

Il punto di forza è, per l’appunto, l’assortimento: nei negozi Caddy’s le referenze viaggiano tra le 6.000 e le 8.000, a seconda delle dimensioni, nelle profumerie attorno alle 5.000.

Numeri elevatissimi (un grande supermercato viaggia attorno alle 20 mila referenze, dagli alimentari alla cancelleria), che quotidianamente generano un importante flusso di cassa ma che, allo stesso tempo, rendono difficile potenziare i ricavi di ogni singolo punto vendita.

Per crescere, dunque, la strada è espandersi.

«Il nostro è un lavoro di volumi, più ne fai, più riesci a spuntare prezzi migliori con i fornitori», dice Fabio, «per questo siamo costantemente alla ricerca di nuove possibilità di espandere la rete. In questo ci aiuta la solidità della nostra azienda, in un periodo in cui le difficoltà dei consumatori si ripercuotono su chi opera nel commercio».

La scelta più delicata Fabio ed Annalisa l’hanno compiuta nel 2021, quando hanno venduto ai private equity il 75% della terza creatura di Dmo, l’Isola dei Tesori, specializzata nei prodotti per gli animali domestici, fondata vent’anni prima.

Il pet food è un mercato in ascesa, dove l’Isola si è ritagliata una fetta importante.

La cessione ha rafforzato sul piano patrimoniale il gruppo, che oggi si presenta con un indebitamento irrisorio, limitato al circolante. Allo stesso tempo, Dmo continua ad allargare la rete di drugstore e profumerie. Se il 2023 era stato l’anno di Caddy’s, con 14 nuovi punti vendita rilevati in Sardegna, il 2025 ha visto – oltre ad ulteriori 10 aperture per Caddy’s - i passi più lunghi per Beauty Star, che a inizio estate ha rilevato 24 store del marchio piemontese Modus, diffusi fino in Friuli Venezia Giulia e Toscana. Dalle 91 profumerie attuali, l’obiettivo è arrivare a 100 entro il prossimo anno.

In entrambi i settori, i concorrenti non mancano, e spesso si tratta di colossi. Nel primo in Italia è andata male ad Auchan, che ci aveva provato con il marchio Lillapois, mentre negli ultimi anni è scesa in Italia la tedesca Dm. Nelle profumerie, i primi due competitor sono giganti del calibro di Sephora e Douglas, che contano il fatturato in centinaia di milioni.

Per questo, Dmo non può permettersi di stare ferma: «Con Beauty Star siamo sempre alla ricerca di nuove occasioni. Quest’anno punteremo a un fatturato di 50 milioni, e miglioreremo l’ebitda. Ma l’obiettivo è raddoppiare le dimensioni».

I margini, ovviamente, non sono paragonabili ad altri servizi. Nel 2024 Dmo ha registrato ricavi per 297 milioni (285 nel 2023): il valore aggiunto è cresciuto da 60 a 64 milioni, ma una volta tolti il costo del personale e tutte le altre poste, si arriva a un utile netto di 2,4 milioni (da 1,6), lo 0,6% dei ricavi.

Di qui la spinta inesorabile a espandersi, con l’obiettivo di arrivare a ricavi per 500 milioni: «Il mercato deve consolidarsi ancora, tutti gli operatori hanno la necessità di realizzare economie di scala e aggregazioni».

Il rammarico, però, non sono le difficoltà che fanno parte della natura del commercio, bensì quelle che il sistema Paese potrebbe ridurre, se ci provasse davvero: «Ogni volta che devi aprire un negozio, i tempi sono lunghissimi e la burocrazia impossibile», dice Fabio, «e poi i furti, sostanzialmente impuniti».

Allo stesso tempo, andare avanti è l’unica opzione: «Dalle nostre parti, appena un ragazzo o una ragazza si laurea, già pensa a trasferirsi. Ma così desertifichiamo i nostri territori, azzeriamo l’investimento che abbiamo sostenuto per formare i giovani», è il refrain dei rari interventi pubblici di Fabio. «Noi siamo nati qui, e qui dobbiamo mantenere il nostro cuore». —

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