Bollette, costi triplicati: «Le aziende energivore sono particolarmente danneggiate»
A Nordest i rincari comprimono i margini delle energivore. Il peso dell’energia è salito dall’11 al 22 per cento. Zanardi (Assofond): «Stiamo vivendo una situazione drammatica che dura dalla fine del 2021»

A Nordest le società energivore (siderurgia e metallurgia, vetro, carta-cartone) guardano con crescente preoccupazione i continui aumenti dei costi energetici, che stanno raggiungendo picchi che non si vedevano dalla crisi del 2022. Oggi pagano prezzi strutturalmente più elevati rispetto a concorrenti extra-Ue, in un contesto in cui l’energia è diventata a tutti gli effetti una questione geopolitica.
Il Ttf di Amsterdam, mercato virtuale di riferimento per lo scambio del gas naturale nell’Europa continentale, da inizio anno ha visto quasi triplicare il prezzo da 27 a circa 74 euro al Mwh. Con questi prezzi l’industria europea della fonderia ha già perso un quarto della propria produzione e il 13% delle imprese ha chiuso negli ultimi cinque anni. «Stiamo vivendo una situazione drammatica che dura dalla fine del 2021», spiega Fabio Zanardi, presidente nazionale di Assofonderie e presidente dell’omonimo gruppo veronese, «una situazione che alla lunga ci sta distruggendo. Quando i costi aumentano, le aziende reagiscono alzando i prezzi e riducendo i margini, ciò compromette però la stabilità finanziaria e la capacità di innovare. Da metà 2023 le fonderie sono tornate alla produzione degli anni ’70 e nel 2026 siamo ancora a regimi bassi di produzione. La situazione è sempre più critica, così molte aziende famigliari continuano ad investire per sostenere le proprie attività. Per ora a Nordest non vediamo chiusure, ma la situazione purtroppo in futuro non tende a migliorare».
Assofond è in costante contatto, attraverso Confindustria, con il governo per chiedere misure per sostenere le aziende energivore. «Dal 2021 molte aziende hanno fatto grandi profitti con la crescita dei prezzi dell’energia», prosegue Zanardi, «il meccanismo del “prezzo marginale” aveva senso prima della crisi energetica e oggi sta portando guadagni a chi produce o vende energia, non a chi ne ha realmente bisogno, chiediamo un giusto riequilibrio. Servono misure di transizione e contemporaneamente insistere su rinnovabili e sviluppo del nucleare».
Sull'energia, l’Europa sta facendo ancora troppo poco: la proposta di revisione del sistema Ets non interviene in maniera decisiva per risolverne le contraddizioni e che rischia di portare alla chiusura interi settori industriali.
«Le aziende energivore italiane sono particolarmente danneggiate, soprattutto nel mondo del pannello: prima delle varie crisi la bolletta pesava l’11% dei costi di produzione, ora siamo attorno 22%», spiega Paolo Fantoni, presidente del maxi gruppo di Osoppo, produttore di pannelli e mobili da ufficio, da circa 400 milioni di fatturato.
«Questo ci costringe a passare l’aumento dei costi al mercato, da soli non riusciamo ad assorbirlo, con le piccole medie imprese più penalizzate» spiega ancora Fantoni che è anche presidente di Assopannelli di Federlegno , «il governo deve trovare non solo fiscalità per alleviare il problema, ma soluzioni radicali come per esempio l’aumento delle linee di interconnessione con altri Paesi dove l'energia costa di meno. Tra le idee anche un collegamento con le Tunisia, dove sfruttare al meglio l'energia solare. A livello europeo ci sono esempi di aziende fortemente in crisi a causa dell’aumento dei costi energetici, cui si sono sommati problemi con per la riduzione del mercato. Se la situazione dovesse perdurare, qualche anello debole della filiera sarebbe a rischio chiusura».
Altro settore sotto pressione è quello cartario. La Pro-Gest di Ospedaletto d’Istrana, di proprietà della famiglia Zago, è il principale gruppo italiano. «Rispetto alla crisi energetica del 2022, quando il mercato e una domanda sostenuta riuscivano ad assorbire i forti rincari, il quadro attuale appare nettamente più complesso», spiega Valentina Zago, responsabile della Comunicazione del gruppo, «l’impennata dei costi produttivi si innesta in un contesto globale caratterizzato da una domanda debole e stagnante, e da economie europee affaticate e politicamente non sempre stabili».
In assenza di adeguate misure correttive, la forte pressione sui costi rischia di ripercuotersi in modo inevitabile anche sui prezzi dei beni di uso quotidiano: quasi ogni prodotto Made in Italy è trasportato su scatole in cartone, che giocano un ruolo fondamentale nella logistica e nella catena del valore.
Il gruppo padovano Fonderie Pandolfo e Pandolfo Alluminio, con stabilimenti nel Bellunese e in Friuli, per far fronte all’aumento dei costi dell’energia ha aderito nel 2024 all'Energy Release e attivato grossi impianti fotovoltaici sugli stabilimenti. L’aumento dei costi ha comunque appesantito i conti delle aziende energivore del gruppo.
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