Bitonci: «Legacoop entri in Veneto Sviluppo»

L’idea dell’assessore regionale allo Sviluppo: «L’associazione nel capitale della finanziaria per sostenere le imprese del territorio nella transizione». Devis Rizzo: «Dobbiamo affrontare il tema del ricambio generazionale»

Federico Murzio

Le cooperative rosse nel cuore del Veneto bianco, nell’ente, Veneto Sviluppo, nato per sostenere le imprese del territorio. E lo stupore registrato è più politico che economico nei confronti di una proposta, che vista con le lenti delle finalità, appare a conti fatti ragionevole. Visto che il capitale privato era presente nella holding fino al 2013.

La voce che formula la proposta non appartiene all’opposizione in Consiglio regionale ma al leghista Massimo Bitonci, già sottosegretario al Mef prima e al ministero delle Imprese poi, oggi assessore regionale allo Sviluppo economico. Dice: «Vorremmo che Legacoop entrasse nel capitale di Veneto Sviluppo perché, anche attraverso il Coopfond (il fondo mutualistico di Legacoop, ndr), potremmo realizzare operazioni nell’interesse delle imprese e del mondo delle cooperative».

Le parole sono pronunciate durante il convegno «Continuità d’impresa e ricambio generazionale per la salvaguardia del mondo produttivo veneto». L’iniziativa è promossa a Padova proprio da Legacoop Veneto e, in sintesi, si traduce in una visione multidisciplinare al problema della successione aziendale, soprattutto attraverso lo strumento del workers buyout (operazione in cui i dipendenti di un’azienda si uniscono e rilevano la proprietà dell’impresa), ad oggi utilizzato prevalentemente nelle crisi aziendali.

L’approccio di Bitonci, intervistato dal direttore dei quotidiani del Gruppo Nem Alessandro Barbano, rimanda a un pragmatismo veneto cui è intriso il tessuto produttivo della regione. «Vogliamo tornare a una partecipazione privata in Veneto Sviluppo», continua Bitonci, «sia attraverso la Legacoop sia attraverso le banche». Queste ultime (Intesa, Unicredit, Bnl, Banco Bpm, Mps, Sinloc, Volksbank e le scomparse Popolare di Vicenza e Veneto Banca) erano fino a 13 anni fa con il 49% nel capitale della holding nata con l’obiettivo di sostenere l’economia del territorio. Dal 2013 a oggi è interamente a capitale pubblico.

Le parole di Bitonci accreditano l’idea di un taglio netto con il passato dell’era Luca Zaia, sia per quanto concerne la partecipazione a Veneto Sviluppo, sia sull’operatività dello stesso ente. «Non serve a nessuno, né alla Regione né agli imprenditori, una realtà che nel 2025 ha fatto 4 operazioni e 3 nel 2026», continua l’assessore regionale, «È necessario sostenere le imprese come soggetti sociali, che devono avere una continuità, sopravvivere oltre gli imprenditori. E questa è una delle ragioni per cui le porte per Legacoop sono aperte, anche per aiutare nelle fasi di transizione. Sempre che i consiglieri regionali me lo lascino fare naturalmente».

Se la proposta andasse in porto si tratterebbe dell’incontro tra due culture economiche. Insomma, il tema è sul tavolo. Così come sul tavolo c’è il tema del ricambio generazionale. «Quando un’impresa rischia di chiudere perché manca un percorso di successione, il Wbo finora messo in campo solo in stati di crisi, potrebbe essere una strada», dice Devis Rizzo, presidente di Legacoop Veneto, «soprattutto quando una successione che si identifica solo nella famiglia può essere controproducente per tutti. Il problema comincia ad affacciarsi anche qui, con il 36% delle cariche apicali nelle imprese venete guidato da over 60».

Il focus è soprattutto sulle piccole e medie imprese, ossia il nocciolo duro del tessuto produttivo veneto. D’altra parte, proprio Luca Montagnin, presidente di Cna Padova ricorda «che il modello del “padrone sono io” è tramontato e il vero valore delle aziende è nel capitale umano».

 

Riproduzione riservata © il Nord Est