Ascopiave, la Borsa boccia le tensioni sulla governance
Oggi un nuovo cda di Asco Holding per definire la data dell’assemblea chiesta dai Comuni. Intanto a Piazza Affari il titolo ha bruciato 69 milioni di capitalizzazione in pochi giorni

Oggi il cda di Asco Holding tornerà a riunirsi per l'assemblea chiesta dai Comuni ribelli in scia non solo all'ipotesi di modifica dello statuto della controllata Ascopiave, per ora rinviata, ma soprattutto per chiedere una informativa sulla composizione del nuovo cda della quotata. E in attesa di capire come si sbroglierà questa vicenda la Borsa ha già emesso il suo verdetto. Tra il 10 e il 13 marzo Ascopiave ha perso, in scia delle notizie su un tentativo di intervenire sulla governance della utility di Pieve di Soligo, il 7,79%, passando da 3,865 a 3,57 euro per azione e bruciando circa 69,15 milioni di capitalizzazione. Per Asco Holding, azionista di controllo con il 52,63%, la contrazione di valore si traduce in oltre 36,39 milioni. Un indebolimento della quotazione che rende oltretutto Ascopiave anche più attraente per eventuali appetiti esterni. Magari di grandi gruppi della distribuzione gas interessati all’azienda.
Il dato di mercato appare, infatti, ancora più significativo, se confrontato con l’andamento dei principali comparables del comparto utility e con il FTSE MIB nello stesso arco temporale. Il ribasso di Ascopiave è infatti più marcato e segnala una penalizzazione specifica del titolo, non interamente spiegabile con il contesto generale. In altri termini, Piazza Affari sembra avere incorporato un premio al rischio legato non ai fondamentali industriali, ma all’incertezza sulla governance e sulla continuità manageriale.
In questo quadro si inseriscono le parole del segretario veneto della Lega e governatore della Regione, Alberto Stefani: «Non è una questione della Lega: se un leghista parla di Ascopiave, lo fa a titolo personale, non a nome del partito, che deve starne fuori». È una presa di distanza politicamente significativa, perché prova a ricondurre la vicenda entro il perimetro societario e a separare il piano della dialettica politica da quello della gestione di una quotata. Ma il messaggio arriva dopo che il mercato ha già reagito, e la reazione suggerisce che la soglia di attenzione degli investitori è stata superata.
È questo il punto centrale. Perché la debolezza del titolo si manifesta proprio mentre i risultati 2025 fotografano una società in rafforzamento. Il report di Kepler Cheuvreux diffuso l’11 marzo mette in evidenza una performance annua definita “strong”, con ricavi saliti a 244,3 milioni, Ebitda adjusted in crescita del 24% e utile netto reported a 86,8 milioni, sostenuti dall’espansione nel business regolato della distribuzione gas, dai dividendi incassati e dalla valorizzazione di attività non strategiche. La casa di investimento in quell'analisi riconosce dunque una creazione di valore strutturale e una traiettoria industriale coerente con il piano aggiornato. Proprio per questo la revisione del giudizio assume particolare rilievo. Kepler ha abbassato la raccomandazione su Ascopiave da Buy a Hold. Il passaggio chiave è però nelle motivazioni: alla base della revisione non c’è un deterioramento operativo, bensì l’introduzione di uno sconto del 5% legato al “risk of a change in management”, cioè al rischio che un cambio ai vertici possa compromettere la credibilità del piano industriale 2029 presentato solo a metà febbraio.
Il mercato, dunque, sta distinguendo con nettezza tra fondamentali e governance. La proposta di modifiche statutarie avanzata da Asco, in seguito revocate a causa di un clima di mancata serenità, si era letto nella nota della holding stessa, sono apparse come un tentativo di indebolire la posizione di Nicola Cecconato, oggi presidente, ad e direttore generale. Da quel che risulta in pole position per la figura di presidente di Ascopiave ci sarebbe Gianni Zoppas. Cecconato potrebbe restare ma solo se venisse confermato con il ruolo di ad. Entro il 30, giorno di deposito delle liste, si vedrà.
Ma il cda di AscoHolding da quel che filtra avrebbe intenzione di tirare dritto. L’altra sera il presidente Graziano Panighel ha spiegato ai sindaci leghisti - non molti, peraltro: una quindicina– riuniti al K3 la modifica statutaria che tutto ha innescato: «Vogliamo solo riequilibrare i poteri, non abbiamo nulla contro Cecconato, che ha fatto bene e può restare alla direzione della società», ha detto sostanzialmente, «ma la concentrazione di poteri andava arginata, ridisegnando la governance».
Scintille fra il sindaco Gianangelo Bof, sindaco di Tarzo, e il segretario provinciale Dimitri Coin, entrambi deputati, sul valore perduto in questi giorni. «Reale» per il primo («sono 1,144 milioni di euro in pochi giorni», ha detto). «Virtuali» per il secondo. «I comuni non hanno la mission di speculare in Borsa».
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