Ascopiave cresce con le nuove reti, ma sale anche l’indebitamento

Prima semestrale di Zoppas e Faè: ricavi su a 149 milioni. Utile netto in calo per l’assenza di proventi straordinari. I conti non convincono la Borsa: il titolo perde il 4,3%

Roberta Paolini

 

Il primo semestre di Ascopiave segna insieme un cambio di perimetro e un cambio al vertice. A presentare i conti sono stati, infatti, per la prima volta il presidente esecutivo Giovanni Zoppas e il nuovo ad Stefano Faè, nominati dopo la conclusione del mandato di Nicola Cecconato.

La fotografia che emerge da questo primo pezzo di anno è tuttavia effetto delle operazioni chiuse dalla gestione precedente.

Il perimetro di consolidamento è cambiato sensibilmente, ha spiegato l’ad Faè parlando agli analisti. Da qui bisogna partire per leggere una semestrale dove i ricavi crescono del 38,1%, a 149,1 milioni di euro, mentre l’utile netto scende da 65,1 a 14,5 milioni.

Un’apparente contraddizione che si spiega con due fattori: l’ingresso delle nuove reti acquistate tra il 2025 e il 2026 e il venir meno delle plusvalenze, dei dividendi e dei conguagli tariffari che avevano sostenuto il risultato dello scorso anno.

I ricavi del semestre comprendono circa 118 milioni derivanti dalle tariffe della distribuzione del gas, 9,6 milioni dalla produzione di energia rinnovabile e altre componenti per circa 8,5 milioni. Ma l’incremento del fatturato è prodotto interamente dal nuovo perimetro: AP Reti Gas North e Reti Padova hanno apportato complessivamente 58,5 milioni. Senza il contributo delle società acquisite, i ricavi rettificati scendono da 99,3 a 90,6 milioni. Il margine operativo lordo riportato si ferma a 71,8 milioni, il 7,6% in meno rispetto ai 77,6 milioni di un anno prima. Il risultato operativo passa da 53,2 a 32,4 milioni, mentre l’utile ante imposte scende da 73 a 23,6 milioni.

Il confronto secco deve considerare molte componenti straordinarie. Nel primo semestre 2025 Ascopiave aveva contabilizzato 26,4 milioni di plusvalenza sulla cessione a Hera del 25% di EstEnergy, 25,6 milioni di dividendi distribuiti da EstEnergy e Hera Comm e 8,6 milioni di conguagli tariffari riconosciuti. A questi vanno sommati alcuni maggiori costi, come la buonuscita a Cecconato, costi di acquisizioni delle reti.

Una volta neutralizzate queste componenti, l’andamento cambia segno. L’Ebitda rettificato cresce da circa 44,6 a 74,4 milioni. Il risultato operativo normalizzato sale da 20,2 a 35 milioni, il 73% in più, mentre l’utile netto rettificato passa da 9 a 16,4 milioni, con una crescita superiore all’82%.

Anche il dato adjusted, però, va scomposto. Quasi tutto il miglioramento arriva dalle acquisizioni: il nuovo perimetro contribuisce per 28,6 milioni all’Ebitda e per 14,8 milioni al risultato operativo. Le attività già presenti nel gruppo migliorano il margine operativo lordo di 1,1 milioni, mentre l’Ebit a perimetro costante resta sostanzialmente fermo a 20,2 milioni.

È dunque l’allargamento della distribuzione del gas a cambiare la scala di Ascopiave. Tra il 30 giugno 2025 e il 30 giugno 2026 il numero dei punti di riconsegna è cresciuto di circa il 71%, passando da poco meno di 900 mila a quasi 1,5 milioni, ha aggiunto ancora l’ad Faè. La rete gestita raggiunge 22.232 chilometri, 7.503 in più rispetto, mentre i volumi distribuiti salgono dagli 811 milioni di metri cubi del 2025 a 1,327 miliardi, con un aumento del 64%.

La dinamica è opposta nelle energie rinnovabili, dove i 29 impianti idroelettrici ed eolici, con una potenza complessiva di 84,1 megawatt, hanno prodotto 73,9 gigawattora, il 22% in meno rispetto a un anno prima.

Il punto più delicato è la struttura finanziaria. La posizione finanziaria netta raggiunge 652,9 milioni, contro i 612,9 milioni di fine 2025 e i 589,8 milioni di giugno dello scorso anno. L’incremento dell’indebitamento è legato principalmente alle acquisizioni realizzate dal gruppo e agli investimenti effettuati nel periodo.

La strategia finanziaria indicata dal nuovo ad agli analisti prevede di portare progressivamente almeno al 50% la quota protetta dalle oscillazioni dei tassi e di allungare la durata media dei finanziamenti. Il margine di manovra dipenderà però dalle condizioni di mercato e dalla capacità delle nuove reti di trasformare la crescita dell’Ebitda in cassa sufficiente a finanziare investimenti, dividendi e servizio del debito. Nel semestre gli investimenti raggiungono 47,1 milioni, in crescita. Per la seconda parte dell’anno il gruppo prevede un miglioramento complessivo dei risultati grazie al consolidamento delle reti acquisite. Il nuovo corso di Zoppas e Faè comincia quindi da un gruppo più grande e più concentrato sulle reti regolate.

La Borsa non ha tuttavia reagito bene ai conti, ieri il titolo ha chiuso in calo del 4,3%.

 

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