Ania, case e rischi catastrofali: «Solo il 7% ha un’assicurazione»

Il presidente di Ania Liverani: «Il comparto deve diventare un pilastro per Stato, imprese e famiglie»

Luigi Dell’olio

 

In un contesto globale segnato da spinte neo-protezionistiche, forti tensioni geopolitiche e dalla volatilità dei mercati finanziari, l’Italia si trova a fare i conti con le proprie storiche fragilità strutturali. È in questo scenario che l’industria assicurativa nazionale, riunita per l’assemblea annuale dell’Ania, ha voluto riaffermare la propria centralità.

Il presidente Giovanni Liverani ha delineato un manifesto che punta a far evolvere la percezione del settore da mero scudo protettivo a vero e proprio pilastro per lo Stato, le imprese e le famiglie. Liverani si è soffermato in particolare sulla crescente frequenza con cui si assiste alle calamità naturali. L’Italia è strutturalmente esposta a rischi sismici e idrogeologici, ha ricordato il presidente dell’associazione, ma sconta un ritardo culturale e economico drammatico sul fronte delle tutele privatistiche, configurandosi ancora oggi come un Paese profondamente sotto-assicurato.

«Con le catastrofi naturali sempre più frequenti, occorre estendere al più presto l’obbligatorietà di copertura agli immobili privati, quantomeno a quelli che hanno usufruito negli ultimi anni dei generosi incentivi fiscali», è il fulcro del suo ragionamento, che tiene conto della necessità di garantire la sostenibilità delle casse pubbliche e l’equità fiscale.

Per quanto riguarda il restante patrimonio abitativo nazionale, Ania suggerisce una diffusione progressiva dello strumento assicurativo basata su un modello burocratico già collaudato e accettato: l’introduzione graduale dell’obbligo di polizza seguendo lo stesso criterio utilizzato per l’attestazione di prestazione energetica, ormai sdoganata in ogni atto amministrativo.

Questo sistema di tutele non può però prescindere da un rapporto di fiducia e stabilità con le istituzioni pubbliche. Liverani ha lanciato un avvertimento esplicito alla politica affinché non utilizzi nuovamente il comparto come un mero serbatoio di liquidità emergenziale a cui attingere nei momenti di difficoltà del bilancio dello Stato. «È importante che anche quest’anno non si torni a parlare di tassazioni retroattive, prelievi anomali e contributi straordinari», le parole usate da Liverani, «questo genere di interventi finirebbe per penalizzare le scelte di risparmio delle famiglie, riducendo drasticamente la capacità delle compagnie di assorbire i grandi shock socioeconomici e indebolendo la loro funzione di grandi acquirenti e custodi del debito pubblico nazionale».

A legittimare la solidità di questa complessa architettura sociale sono i numeri del comparto. La raccolta premi complessiva in Italia ha raggiunto la quota record di 182 miliardi di euro, registrando un incremento del 7,8% sul 2025. La crescita è stata diffusa, con il ramo danni a +6,5% e il comparto vita in progresso di oltre l’8%. Numeri che si traducono in un impatto tangibile se si considerano i 42 miliardi di euro erogati per risarcimenti e polizze vita.

Questa imponente massa finanziaria posiziona l’industria assicurativa come il primo investitore istituzionale privato del Paese, custode di 1.052 miliardi di euro di investimenti, ancorati all’economia nazionale attraverso il sostegno al debito sovrano e il finanziamento diretto dell’apparato produttivo e infrastrutturale della Penisola. Con 235 miliardi di euro allocati in bond governativi nazionali, le assicurazioni detengono circa il 10% del debito pubblico.

L’ultima grande sfida del Paese si gioca sul fronte dell’inverno demografico, dove l’esplosione delle vulnerabilità legate alla vecchiaia e alla tenuta del Servizio sanitario nazionale impone soluzioni immediate. Sulla previdenza integrativa la ricetta di Ania è di introdurre un bonus di ingresso, erogato ai diciottenni, con il vincolo di investimento in fondi pensione o polizze previdenziali.

Il quadro del welfare si chiude con la sanità e la protezione dalla non-autosufficienza, capitolo nel quale i cittadini spendono già oggi di tasca propria 42 miliardi di euro l’anno al di fuori del circuito pubblico. L’idea presentata da Liverani è di una superconvenzione che offra incentivi fiscali per polizze specifiche.

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