Alpac si espande al Sud, nuovo stabilimento a Bari
Il gruppo dei serramenti punta sull’integrazione di Incovar e aumenta la capacità produttiva

Benvenuti al Sud. Il gruppo vicentino Alpac prosegue l’integrazione dell’azienda pugliese Incovar, acquisita nel 2025, ed espande la capacità produttiva di cassonetti e monoblocchi per i fori finestra e di sistemi di ventilazione meccanica controllata con l’apertura di un nuovo stabilimento a Castellana Grotte, in provincia di Bari.
L’obiettivo è sviluppare il mercato dell’edilizia residenziale meridionale, sia per edifici nuovi sia per ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche, sfruttando il radicamento di Incovar nelle regioni del Centro-Sud, dove sta crescendo la domanda di soluzioni ad alte prestazioni.
«Lo stabilimento pugliese potrà produrre 35 mila monoblocchi all’anno con caratteristiche adatte alle esigenze dell’edilizia del Sud, che richiede mediamente prodotti più semplici rispetto al mercato del Nord. Si aggiungerà alla capacità di 90 mila monoblocchi della sede storica di Schio, in cui lavora oltre il 90% dei nostri 330 dipendenti», commenta Massimo Dalla Via, amministratore delegato del gruppo Alpac.
«L’investimento segna il passaggio da una dimensione artigianale a un modello produttivo efficiente e orientato alla standardizzazione qualitativa. In quest’ultimo anno abbiamo lavorato con Incovar per sfruttare tutte le integrazioni possibili dal punto di vista organizzativo e culturale e sul prodotto per allargare l'offerta e il portafoglio clienti».
Dalla Via conferma l’obiettivo di raggiungere nel 2026 i 60 milioni di euro di ricavi complessivi tra Alpac, Helty (sistemi di ventilazione meccanica controllata), Incovar e le due filiali commerciali estere in Francia e Spagna. Edilizia residenziale innanzitutto, ma anche strutture ospedaliere, case di riposo, hotel. Puntando molto sulle soluzioni per la riqualificazione energetica degli edifici.
Secondo Ance, l’associazione nazionale delle imprese del settore edile, nel 2026 gli investimenti in costruzioni in Italia cresceranno del 5,6% su base annua, trainati soprattutto dalla coda delle opere pubbliche finanziate con il Pnrr. Ma anche gli interventi di riqualificazione abitativa dovrebbero registrare una ripresa del 3,5% per l’effetto combinato della proroga degli incentivi fiscali e della crescente attenzione delle famiglie al risparmio energetico. Questa previsione però risale a gennaio 2026, quindi non tiene conto delle ricadute sull’economia del conflitto nel frattempo scoppiato nel Golfo Persico, che anche nell’edilizia si stanno già facendo sentire sui prezzi di diversi tipi di materiali.
«Nel nostro caso i rincari principali riguardano i ferrosi e l’alluminio, il cui costo è salito all’incirca del 15%, e le materie plastiche e gli isolanti derivati dal petrolio, di cui noi facciamo ampio uso, incrementati del 10%», osserva Dalla Via. «Inoltre c’è stato un aumento immediato del costo dei trasporti. L’effetto sui costi non si è ancora manifestato per intero, perché sinora non tutti i fornitori hanno rivisto i listini, ma lo vedremo probabilmente nel giro di uno o due mesi. Una parte di questi aumenti viene inevitabilmente riversata sui clienti. Bisogna quindi guadagnare in efficienza e in innovazione, su cui stiamo investendo, sperando che i rincari generalizzati non abbiano comunque un effetto deprimente a livello di domanda di mercato».
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